Acque minerali

Lombardia, la regalia dell'acqua minerale

Quanto pagano alla Regione le società private che imbottigliano le acque minerali, Nestlé in testa? Tre centesimi di lira al litro. Una denuncia di Rifondazione

"Un affare colossale di migliaia di miliardi tutto a favore di aziende private, una truffa ai danni dei cittadini. Così si configura - dichiara Ezio Locatelli, Segretario e consigliere regionale di Rifondazione Comunista - la vicenda delle acque minerali, che già 5 anni fa avevamo denunciato facendone un caso nazionale".

La Legge nazionale del 5 gennaio 1994, n. 36 sancisce che " tutte le acque superficiali e sotterranee, ancorché non estratte dal sottosuolo, sono pubbliche e costituiscono una risorsa che è salvaguardata ed utilizzata secondo criteri di solidarietà". L'art. 117 della Costituzione, e il più recente decreto Bassanini, attribuiscono alle regioni la competenza legislativa in materia e la Lombardia esercita tale competenza con la legge 29 aprile 1980, n.44.

La Regione Lombardia è proprietaria di ben 33 sorgenti di acque minerali, un terzo circa del patrimonio nazionale, queste sono date in concessione a 24 società. Il 34,4% di tale patrimonio è in mano a una multinazionale, la Nestlè, la quale da sola controlla i marchi più noti, come la S. Pellegrino, la Levissima, la Limpia, la Pracastello. Il fatturato annuo delle aziende che operano nel settore in Lombardia è di circa 2 mila miliardi di lire. Ma di questi 2 mila miliardi quanto entra nelle casse della Regione, e quindi dei cittadini lombardi? Solo 260.340.000, ciò significa che le aziende pagano alla regione per lo sfruttamento delle sue acque circa 0,03 lire al litro, una cifra irrisoria, ridicola e offensiva per tutti i cittadini che, invece, per esempio, pagano per l'acqua del rubinetto dalle 0,5 lire a 1 lira al litro.

Ma c'è di più,. la stragrande parte dell'acqua commercializzata, infatti, è imbottigliata in contenitori di plastica, su 2 miliardi e mezzo di litri venduti, 2 miliardi circa sono in bottiglie di plastica, i costi per lo smaltimento della plastica, 40/50 miliardi annui circa, sono tutti a carico della collettività. Una situazione, quindi, assolutamente paradossale in cui sono i cittadini a dover pagare le aziende per lo sfruttamento delle loro acque!

Un ulteriore dato riguarda, infine, lo spreco delle acque compiuto dalle aziende. A fronte, infatti, di una portata media delle sorgenti di circa 8 miliardi e mezzo di litri di acqua, il totale delle acque imbottigliate è, come si diceva sopra, di circa 2 miliardi e mezzo di litri. Che fine fanno, quindi, quei quasi 6 miliardi di litri non imbottigliati? La risposta non c'è, nessuno lo sa, nessuno fa dei controlli, l'unica cosa che si sa è che non vengono utilizzati nemmeno dalle comunità territoriali ove esistono tali sorgenti.

"Da anni Rifondazione Comunista - continua Locatelli - chiede che venga rivista tutta la normativa in questione, ma nonostante le promesse nulla è successo. Le aziende continuano a pagare esclusivamente un canone di concessione del tutto irrisorio calcolato in base alla superficie di terreno che occupano, invece che secondo la quantità di acqua portata dalle sorgenti. Inoltre, come è emerso negli ultimi giorni, il livello dei veleni presenti in tali acque è assolutamente allarmante, c'è, quindi, una totale indeterminatezza sul piano dei controlli qualitativi. Infine denunciamo il forte e preoccupante calo occupazionale nonostante il settore sia in fortissima espansione".

"Questa - conclude Locatelli - è una scandalosa e ingiustificata regalia fatta ai privati. Per questo abbiamo deciso di ripresentare il progetto di legge già presentato 5 anni fa e di riavviare una campagna di denuncia".

Nel Progetto di Legge Rifondazione Comunista propone in particolare:

Prc - Regione Lombardia
Milano, 28 febbraio 2001