L’acqua “lombarda” non sarà privatizzata, almeno per ora. Il Governo getta il guanto della sfida alla giunta Formigoni e annuncia il ricorso alla Corte Costituzionale contro la norma approvata lo scorso luglio dalla Regione Lombardia, che impone l’obbligo di gara per l’erogazione dell’acqua, in contravvenzione con le normative nazionale e comunitaria che prevedono invece per gli enti locali un ventaglio di opzioni, società “in house” e Spa miste, oltre alle imprese private.
Un altolà importante, quello deciso dal Consiglio dei ministri di venerdì, per la tutela del più importante dei servizi pubblici. Una battaglia condotta da tutti i partiti dell’Unione e in particolare dal gruppo consiliare del Prc lombardo.
Per il ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero «hanno trovato ascolto in seno al governo le istanze dei cittadini che in Lombardia avevano sostenuto l’incostituzionalità di quella norma e che si erano battuti per la difesa dell’acqua come bene pubblico».
Una nota del Ministero
degli Affari regionali spiega che con l’impugnazione della legge
lombarda il governo «ha inteso tutelare e sostenere la piena autonomia
degli enti locali nella gestione degli enti pubblici»
Soddisfazione è stata espressa anche dal Prc lombardo. Per Mario
Agostinelli, capogruppo in Regione, «si tratta di un grande risultato
contro il tentativo del centrodestra lombardo di trasformare l’acqua in
business. Si apre così una nuova fase per le lotte a difesa di un bene
comune fondamentale per la vita, sulle quali ci stiamo da tempo
spendendo accanto ai movimenti».
Sollevato per la decisione del governo
anche Gianni Confalonieri, senatore lombardo del Prc e componente della
Commissione Ambiente di Palazzo Madama, che insieme al diessino Guido
Galardi aveva presentato un’interrogazione parlamentare sulla presunta
incostituzionalità della legge lombarda ancora in fase di istruttoria.
Per il segretario regionale di Rifondazione, Ezio Locatelli, si tratta
infine di un risultato importante soprattutto per alcune province della
Lombardia che a seguito della legge ora impugnata sarebbero state
costrette ad optare, «contro la propria volontà», per la
privatizzazione dell’acqua.