Una Finanziaria che non regge

Niente soldi ai trasporti tutti presi dalle Grandi opere

Lo scenario si è aggravato con la crisi aperta dallo sciopero dei trasporti locali, la cui esasperazione è dovuta al mancato rinnovo del contratto di lavoro da parte delle aziende municipali per il trasporto urbano.

Finanziaria di nuovo nel marasma, come la maggioranza che dovrebbe votarla e che invece dilaga in emendamenti su cui il governo continua a franare.

I rimaneggiamenti e le furbate dello stesso ministro dell'Economia hanno provocato ieri alla Camera la bocciatura di 1.114 emendamenti, ritenuti "inamissibili" dalla Commissione bilancio, su 4.448. Adesso la discussione in seconda lettura (il disegno di legge è già passato al Senato con il voto di fiducia) dovrebbe riguardare gli altri 3.334; troppi, per riuscire ad approvare la legge nei termini canonici, a evitare l'ignominia di una maggioranza incapace di darsi gli strumenti finanziari di governo del Paese.

Lo scenario si è aggravato con la crisi aperta dallo sciopero dei trasporti locali, la cui esasperazione è dovuta al mancato rinnovo del contratto di lavoro da parte delle aziende municipali per il trasporto urbano. Il contratto non viene rinnovato da due anni e se da una parte i lavoratori hanno ieri duramente protestato, con astensioni al di là degli scioperi proclamati dai sindacati nelle diverse città, dall'altra le aziende municipali sostengono di non potersi neppure sedere a un tavolo delle trattative se il governo centrale non stabilisce in Finanziaria quale e quanta debba essere la copertura per affrontare una trattativa sugli aumenti retributivi, tenuto conto che in due anni l'inflazione si è mangiata il 5% di salari e stipendi. Soldi che non ci sono, avendo il governo fatto la scelta di finanziare le Grandi opere ma non i servizi pubblici locali.

Ieri a Milano, dopo la giornata nera del capoluogo ambrosiano, il presidente dell'Associazione dei Comuni lombardi Giuseppe Torchio, ha detto che non si possono nascondere «le responsabilità pesanti del governo Berlusconi, che ha ignorato sia il grido d'allarme da tempo lanciato dall'Anci, sia la proposta di destinare l'accisa di tre centesimi sul consumo di carburanti (per un valore 650 milioni di euro, ndr) per un terzo al ripiano della gestione dei servizi, per un terzo agli investimenti per il rinnovo dei mezzi e per un terzo direttamente ai Comuni per il miglioramento della mobilità».

Dal 1997 non c'è stato più alcun incremento di risorse, sostiene il presidente di Anci Lombardia, «fino a raggiungere lo stato di collasso del sistema attuale, a fronte di una perdita del potere d'acquisto dovuta proprio al mancato riconoscimento del tasso d'inflazione». Né si può andare avanti sulla strada del passato, ha concluso, in quanto, «per effetto delle norme finanziarie del governo, gli Enti locali non possono più contrarre mutui per far fronte ai disavanzi di gestione».

Come dire che il sindaco di Milano Gabriele Albertini, che ieri si è tanto irritato per i disagi provocati da un sciopero che ha assunto dimensioni impreviste, dovrebbe presentare il conto e le rimostranze non agli autoferrotramvieri, esasperati da retribuzioni sempre più esigue, ma al suo collega di coalizione Giulio Tremonti, che pensa di far pagare i suoi errori di previsione e l'incapacità di reperire e stanziare le risorse necessarie (nonostante l'allargamento dei cordoni della borsa preteso a Bruxelles) scaricandoli sulle spalle dei lavoratori, dei pensionati e dei dipendenti pubblici.

Gemma Contin
Milano, 2 dicembre 2003
da "Liberazione"