L'idea di riprendersi le strade, diventate dominio esclusivo dei veicoli a motore, venne lanciata a San Francisco nel 1992

Critical Mass, la sfida a pedali alla civiltà dell'auto

Parte oggi a Roma la settimana internazionale del “rinascimento ciclistico”: per proporre un'alternativa economica e salutare alla gassificazione delle nostre città

Porta la tua bici

Gelida, limpida serata romana di luna piena. Solito traffico congestionato, solite bestemmie. A un tratto, di lontano, giungono echi di un allegro scampanellare e di un gioioso strombettare: due o trecento biciclette occupano la carreggiata. L'effetto è goliardico e straniante. Ci sono bici-stereo, bici-lupo e bici-bar, con tanto di ciclista esperto in cocktail in grado di prepararli quasi senza mettere i piedi per terra. Ci sono bici qualunque e super-accessoriate, mountain bike e bici da corsa. Tutti spalla a spalla e ruota a ruota, a pedalare nel freddo umido e a farsi insultare, clacksonare e, talvolta, spintonare.

Ci sono stati dei fermi di polizia, anche, ma il più delle volte la rabbia degli automobilisti scivola via di sotto le ruote, e i poliziotti non sono ancora attrezzati - mancano i poli-bikers - per correre dietro a questa massa di scalmanati. Così un giorno al mese - l'ultimo venerdì a Roma, il giovedì a Milano - ci si vede e si pedala in tanti (ma anche in pochi: l'incontro settimanale, d'inverno, attira soltanto i più fedeli).

Chi non ha mai vissuto l'esperienza della pedalata critica non può perdersi il raduno internazionale che si terrà a Roma durante questo weekend, per dare il via alla settimana dedicata al Rinascimento ciclistico, come l'hanno chiamata gli organizzatori. Si comincia con il terzo compleanno della Critical Mass romana che si festeggia questa sera alle 18 - appuntamento a Piazzale delle Masse Critiche (già Piazzale Ostiense) - per raggiungere il clou con l'appuntamento delle 17 di sabato al Colosseo da dove partirà la mitica Critical Mass intergalattica, ovvero due o tre mila bici-attivisti provenienti da tutto il mondo.

Infine, se ancora c'è forza nelle gambe, i più avventurosi possono tentare l'assalto al mare con partenza alle 10 del mattino di domenica sempre da Piazzale Ostiense (Piazzale Masse Critiche per i fan), in bici o in bici più metro, per chi non ce la fa. Questi sono soltanto tre degli innumerevoli appuntamenti che si terranno nella settimana dedicata alla bicicletta come mezzo alternativo di trasporto urbano - per maggiori dettagli su mostre, incontri, dibattiti, corsi di formazione sulla tecnologia del mezzo e via dicendo si possono consultare www.tmcrew.org/eco/bike/ciemmona2/ oppure www.ciclofficina.org.

L'idea di base della massa critica è molto semplice: si tratta di riprendersi l'uso della strada per bici e pedoni, di protestare contro le guerre su cui si fonda la civiltà dell'auto ma anche di proporre un'alternativa economica e salutare alla gassificazione delle nostre città. L'impegno politico dei ciclisti urbani non è una novità: se ne sono visti parecchi durante il G8 di Genova, arrivati dalla Germania facendo tappa nei dimenticati paesini dell'arco alpino, e ne sono accorsi in grande numero nelle manifestazioni pacifiste di Londra e di Washington.

A Firenze, durante il forum europeo, gli Anarcociclisti dadaisti, gli Epicurei d'Assalto, il Fronte InternAzionalista Ciclonico e il Fronte Liberazione Nani da Giardino, organizzarono la "planata sulla città di una cocciuta massa di due ruote, impegnate in una sfida estetica con gli odiosi bestioni trangugiatori di petrolio, in un atto di rifiuto verso il consumo petrolifero, contro le lobby del petrolio, i loro governi, le loro zozze guerre. Un atto ludico e corale di diserzione", tanto per citare un letterario comunicato di allora.

L'idea di riprendersi le strade, diventate dominio esclusivo dei veicoli a motore, venne lanciata a San Francisco nel 1992 per poi diffondersi praticamente in ogni città del mondo, da Londra a Città del Messico, da Sidney a Johannesburg (per maggiori informazioni il sito più completo è http://criticalmassrides.info/ che funziona da snodo verso altri siti).

Ovviamente la massa critica ha un differente sapore a seconda del paese: c'è grande varietà sia relativamente alla quantità di attivisti su due ruote che riesce a raggruppare (negli Usa e in Inghilterra si toccano spesso alcune migliaia), così come rispetto al comportamento da tenere nei confronti del codice della strada vigente dove ha luogo la "pedalata critica", così come riguardo alle modalità d'interazione con gli automobilisti e con la polizia.

Approdato in Italia abbastanza di recente, il movimento dei cicloattivisti è partito dal Nord: prima Milano, poi Bologna e infine Roma. Si articola in numerosi gruppi e associazioni dal carattere più o meno spontaneo, più o meno organizzato, più o meno ludico e più o meno politicizzato. Più che discutere, comunque, i cicloattivisti pedalano, mettendo in pratica così la "liberazione individuale dalla civiltà dell'automobile" da loro teorizzata. E quando si mettono insieme per rivendicare il possesso di quelle strade per le quali anche loro pagano le tasse, come amano ricordare, formano "una massa critica" che pone, materialmente, il problema di agglomerati urbani ormai totalmente a misura di tubi di scappamento che non offrono più spazi né ai pedoni né alle biciclette. Rallentando il traffico nell'ora di punta, battibeccando con vigili e automobilisti e, soprattutto, continuando a pedalare dietro allo slogan "noi non intralciamo il traffico, noi siamo il traffico", la confluenza con un movimento critico nei confronti dell'esistente non poteva essere più naturale.

Sabina Morandi
Roma, 27 maggio 2005
da "Liberazione"