Per non dimenticare: nell’inverno del 2005 dopo giorni di continuo fronteggiamento con le forze dell’ordine il movimento “No Tav”, nonostante la militarizzazione della Valle di Susa, riesce a mantenere l’agibiltà del Presidio di Venaus. Nella notte tra il 5 ed il 6 dicembre la polizia, con un’azione violenta e vile, devasta il Presidio picchiando duramente decine di cittadini inermi.La risposta fu spettacolare e per due giorni il 6 ed il 7 decine di migliaia di cittadini bloccarono la Valle, nonostante un dispiegamento enorme di polizia e carabinieri: l’autostrada, le due statali, la ferrovia, gli accessi e le vie interne dei paesi erano presidiati.
Scioperi spontanei bloccavano le fabbriche e svuotavano i posti di lavoro. E poi la storica manifestazione dell’8 dicembre: 40mila cittadini in corteo da Susa, dopo aver superato l’illegale posto di blocco della polizia che da giorni impediva la libera circolazione verso Venaus, per la strada ma soprattutto per sentieri di montagna liberarono i terreni occupati militarmente dalla polizia che, con la forza, voleva permettere l’inizio dei lavori del tunnel di Venaus.
Un’esperienza indimenticabile per la partecipazione diretta e consapevole del popolo valsusino. Venaus un anno dopo: venerdi sotto una pioggia sferzante la fiaccolata della sera ha visto la partecipazione di migliaia di valsusini che nel pomeriggio, dopo un momento di festa con l’Alexander Circus (l’arte circense “made in No Tav”), si erano confrontati nella grande assemblea popolare. Il Movimento è sempre forte per la partecipazione diretta e non delegata dei cittadini, consapevoli di aver saputo dare una valenza nazionale alla lotta contro il progetto dell’Alta Velocità, che non risponde alle necessità reali del Paese ma agli interessi delle lobbies che la vogliono realizzare. Il costo delle sette tratte già in via di realizzazione sul territorio nazionale è calcolato in 108 miliardi di lire al km.
La forza del movimento, come sottolineato da molti interventi, sta nella capacità di rispettare le diversità mantenendo l’obiettivo comune che per tutti, cittadini, componente istituzionale e comitati è il “no Tav”. E si preparano nuovi terreni di lotta: i sindaci presenteranno un ricorso al Tar contro la Conferenza dei Servizi che, al di là del “dipietropensiero”, in mancanza di un progetto definitivo non può, per norma, essere attivata.
Molti cittadini solleverenno, con esposto al Garante ed alla Procura della Repubblica di Torino, la questione del conflitto d’interessi dell’architetto Mario Virano, Presidente dell’Osservatorio sulla Torino- Lyon e contemporaneamente Commissario di Governo per la sua realizzazione.
Due incarichi incompatibili a cui si sommano le necessarie verifiche per presenze in Consigli di Amministrazione in Società che hanno interessi diretti o indiretti nella costruzione di infrastrutture in Valle di Susa. L’ipotesi di passaggio in Val Sangone, che non cambia i problemi per la Valle di Susa comunque interessata dal traforo di base e da un tratto devastante di 20/25 km sul versante orografico destro, si sta rivelando un boomerang perché anche nell’attigua vallata alpina si sono costituiti, in ogni Comune, i comitati “no Tav”.
Sabato si è svolta la partecipata assemblea del patto nazionale del mutuo soccorso che collega tutte le realtà che lottano contro la politica speculativa delle Grandi Opere, per la difesa del territorio, per un diverso modello di sviluppo, la decrescita e la democrazia partecipata. E a Venaus si confrontano il Comitato contro la Tav nei Paesi Baschi, il Comitato contro l’ampliamento della base Nato di Vicenza, il No Mose, l’opposizione al rigassificatore di Livorno, esponenti del No ponte, il Presidio di San Pietro che si oppone all’inquinamento di una azienda che produce zinco, l’opposizione al Terzo Valico cioè l’Alta velocità Genova Milano ed altre rappresentanze di un’opposizione sempre più concreta e diffusa alle Grandi Opere.
E’ questa la democrazia partecipata che chiede di essere rispettata e di poter contare.