Partiti nordisti e amministratori locali di diversa tendenza, industriali di rango e spregiudicati affaristi, in questi anni hanno voluto l’aeroporto sotto casa. Sono gli stessi che oggi scendono in trincea per difendere ognuno il proprio scalo, grande o piccolo che sia.
Al nord ce n’è ormai uno ogni 50 chilometri, tutti in perdita. Sono deficit milionari, che da anni vengono ripianati con il denaro pubblico senza che, nel complesso, se ne ricavi pubblico vantaggio.
Al di là della vicenda Alitalia, ecco dove nasce il disastro che sta per abbattersi su Malpensa e minaccia altri aeroporti della Lombardia e del settentrione. La Lega, i suoi alleati e i tanti che via via si sono accodati volevano imporre uno hub del Nord, ma hanno rifiutato di avviare una gestione programmata e pianificata del sistema aeroportuale che tenesse in equilibrio le necessità generali e le richieste dei singoli territori.
Anche in questo settore paghiamo il prezzo di liberalizzazioni sbagliate e dilettantesche, finanziate con i soldi di tutti nell’interesse di pochi. Rifondazione comunista vi si è sempre opposta formulando proposte alternative concrete. Altri, pur di fronte ai fatti, hanno il coraggio di chiedere ancora nuove liberalizzazioni.
E’ la rappresentazione più evidente di un clamoroso fallimento politico.
E’ il crack del federalismo da operetta, nutrito di neoliberismo, che per troppo tempo ha riempito la bocca ai nordisti di centrodestra e di centrosinistra con gli esiti che tutti possiamo vedere.