La competizione economica dei diversi sistemi territoriali si svolge, su scala globale, anche attraverso il controllo delle grandi infrastrutture per la movimentazione di persone e di merci.
Differenti poteri locali si coalizzano (impresa, ricerca, finanza, enti locali, rappresentanze politiche e sociali) giocando una partita cruciale per affermare sul mercato un determinato sistema economico territoriale: il proprio. Se questo è lo scenario che alcuni adducevano per giustificare, senza troppa convinzione, la necessità di sostenere comunque il progetto Malpensa 2000 contro le fameliche compagnie aeree straniere, il bilancio dell'operazione Malpensa alle soglie del 2001 rivela il fallimento della politica aziendale perseguita ai vertici della Sea presieduta da Giorgio Fossa.
Stendendo un pietoso velo sui recenti fallimenti di Alitalia nel campo delle alleanze strategiche sul mercato continentale, occorre concentrarsi sull'operazione Malpensa, non solo per capire come non si dovrebbe realizzare una moderna infrastruttura aeroportuale intercontinentale, ma soprattutto per svelare di che pasta è fatto il capitalismo del profondo nord, verificando le qualità di un management che inneggia al liberismo e alle privatizzazioni a spese della finanza pubblica e che non è in grado di gestire eventi di ordinaria amministrazione.
Malpensa nasce all'insegna dell'emergenza, del “dover fare in fretta” per non farsi bruciare dalla concorrenza, delle deroghe alle norme urbanistiche e alle procedure delle pianificazioni editoriali. Oggi basta uno sciopero delle ferrovie lombarde o una leggera nevicata e il grande hub va in tilt.
Che cosa fanno Comune e Provincia di Milano, principali azionisti pubblici della Sea? Invocano, attraverso il sindaco Albertini «provvedimenti di emergenza» e norme speciali. Di emergenza in emergenza, quindi, senza soluzione di continuità.
Ma perché Malpensa diventa un problema anziché una risorsa?
Per tante valide ragioni: perché non è ancora collegata al sistema ferroviario nazionale; perché punta a raggiungere i 30 milioni di passeggeri annui pur essendo stata originariamente pensata (e valutata sotto il profilo ambientale) per soli 10 milioni di passeggeri; perché sta producendo una serie di trasformazioni urbanistiche a catena indotte, tali da saturare il sistema viabilistico del territorio del nord ovest lombardo; perché la politica aziendale punta più sulla quantità di ore lavoro/uomo risparmiate, che sulla qualità dei servizi offerti.
Ma il problema vero dietro le difficoltà di decollo (scusate il gioco di parole) dell'operazione-Malpensa è un altro: dietro l'hub si gioca una partita strategica che ha come teatro la regione più ricca d'Italia e, come obiettivo, investimenti in operazioni finanziarie e immobiliari dell'ordine di alcune decine di migliaia di miliardi di lire.
Sponsor della grande operazione: Assolombarda che, attraverso Albertini, ha collocato un suo uomo al vertice Sea. Possibile outsider della delicata operazione: Cesare Romiti, da tempo in impaziente attesa per accaparrarsi una quota rilevante delle azioni Sea. Obiettivo dell'operazione: realizzare nel nord ovest milanese fra Milano e Novara, il più grande e attrezzato distretto logistico su scala europea, sfruttando l'effetto volano indotto da Malpensa e Cargo City. Ultimi segnali in tal senso, in ordine cronologico: l'acquisto da parte di una cordata di imprenditori molto forti in Assolombarda della ex Alfa di Arese per farne un polo logistico in barba ai progetti di reindustrializzazione dell'area.
Centri di stoccaggio, interporti e terminal merci stanno sorgendo ovunque. E richiamano investimenti pubblici per finanziare, attraverso il “project financing” all'italiana, le necessarie infrastrutture. Che sono, in ordine di importanza: alta velocità ferroviaria Torino-Novara-Milano, Nuova Autostrada Torino-Milano, Nuova Austostrada Malpensa-Milano-Bergamo-Brescia; opere i cui costi sono valutabili, ad oggi, nell'ordine dei 20mila miliardi di lire.
E' questa la profonda pulsione che muove (per una volta all'unisono) Formigoni e Albertini nel chiedere al governo «poteri speciali» in materia di opere pubbliche. E' questo il vero “bottino” dell'operazione Malpensa.
Cosa c'entra tutto questo con l'acquisto di strumentazione antigelo o con l'assunzione di nuovo personale per un più efficiente servizio ai passeggeri? L'utenza di Malpensa può attendere, con i suoi disagi e la sua rabbia, tanto nessuno chiamerà il manovratore a rispondere.
Anzi: una Malpensa poco efficiente può significare un ribasso dei valori in Borsa delle quotazioni Sea: e questo non è detto che rappresenti per tutti una cattiva notizia; soprattutto per chi ha palese intenzione di scalare le quotazioni azionarie in Sea.