Bisogna ammettere che il nostro
ministro delle Infrastrutture non
si scoraggia facilmente.
Non solo
anni di attacchi e critiche sulla fattibilità
del famoso Ponte sullo Stretto lo lasciano
indifferente, ma si può permettere
anche d'ignorare l'ultimo piccolo problema
individuato dai geologi: il sollevamento
del suolo e l'allontanamento delle
coste.
Un gruppo di geologi dell'Enea
e di altri enti italiani e stranieri ha infatti
scoperto che i lembi della Sicilia e della
Calabria, proprio nelle zone in cui il
ponte dovrà affondare i piloni, sono
affetti da lenti e continui movimenti
tellurici.
Posare la prima pietra di una
faraonica opera con queste premesse
non sembra proprio una buona idea.
Tremila e trecento metri di campata
unica sono una cifra spropositata.
Si
pensi che il famoso Verrazzano Narrows,
il ponte di Brooklyn per intenderci, ha
una luce che ne misura solo 1.298.
Anche la larghezza del ponte è spropositata:
60 metri per contenere un'autostrada
a sei corsie più una per i camion,
due corsie indipendenti per l'emergenza,
più due binari.
Ora: 60 metri è già la
lunghezza di un piccolo ponte e quindi
significa che il ponte sullo stretto sarà
composto da una serie di piccoli ponti
B perpendicolari alle grandi campate
principali.
Le torri, che dovrebbero sorreggere
tali campate sono alte 370 metri
(la Tour Eiffel ne misura 300) e sono
quindi necessarie delle fondamenta
mastodontiche larghe almeno 55 metri
che comportano circa 9 milioni di metri
cubi di materiali di scavo la cui destinazione
non è ancora stata decisa, tanto
per rendere un'idea di quanto siano state
accurate le valutazioni di impatto
ambientale.
Altra cosa di cui nessuno
sembra preoccuparsi è la gran massa di
materiale che sarà smovimentata: un
milione e mezzo di metri cubi da prelevarsi
in una non meglio specificata zona
etnea.
Dal punto di vista ambientale,
comunque, è l'idea stessa di investire in
un'opera che favorisce il trasporto su
gomma a scapito della navigazione a
essere discutibile.
Inoltre il ponte è
un vero e proprio stravolgimento
dell'intero ecosistema, senza parlare
del fatto che interi paesi verrebbero
spazzati via dal previsto sistema di
tangenziali e circonvallazioni.
Altro studio, altri problemi. A Scilla, la
costa della Calabria si solleva di circa 1,5
centimetri ogni dieci anni mentre a Ganzirri,
in Sicilia, il sollevamento è di 0,4
centimetri.
Come se non bastasse, i due
siti si allontanano reciprocamente al ritmo
di 10 centimetri ogni dieci anni.
Questo significa che a un secolo dalla
sua presunta realizzazione il ponte
dovrà fare i conti con divaricazioni dell'ordine
di un metro.
«A scanso di equivoci,
vorrei chiarire che la nostra non è
una ricerca contro il ponte ma, al contrario,
un contributo alla migliore conoscenza
dei rischi che il progetto dovrà
prendere in considerazione», ha precisato
il geologo Fabrizio Antonioli che,
insieme a Stefano Sylos Labini e Luigi
Ferranti, ha firmato l'articolo appena
uscito sulla rivista scientifica dell'Enea.
Il fenomeno dei movimenti verticali
che hanno fatto sollevare di decine di
metri le antiche linee di spiaggia e i depositi
di conchiglie dello Stretto, era già
noto, ma finora mancavano le prove che
questi sollevamenti fossero ancora attivi.
Il lavoro dell'Enea, svolto nell'ambito
di un progetto chiamato Sicilcoste, serviva
proprio a individuare grotte e solchi
di battente marino in cui i segni del sollevamento
in corso fossero così evidenti
da poter essere misurati ricorrendo ai
metodi di datazione al radiocarbonio.
La determinazione degli spostamenti
orizzontali, ovvero dell'allontanamento
fra le coste dello Stretto, si basa
invece sul sistema Gps (Global Positioning
System), gestito attraverso una rete
di satelliti artificiali.
«Si tratta di una ricerca
che ha coinvolto una molteplicità di
istituzioni scientifiche italiane e l'università
americana dell'Idaho» ha spiegato
Luigi Ferranti, dell'Università Federico
II di Napoli.
«Dai primi risultati si evidenzia
uno spostamento della Sicilia
Orientale verso Nord-Ovest e della Calabria
Meridionale verso Nord o Nord-Est.
Il risultato netto è una divergenza dei
due lembi dello Stretto dell'ordine di un
metro ogni secolo».
Nella fase di progettazione
del ponte questo fenomeno non
era nemmeno ipotizzato: «Per quanto ci
risulta il ponte è stato progettato per resistere
alle scosse di terremoti superiori a
quello di Messina 1908, a maremoti e a
raffiche di vento di oltre 200 chilometri
all'ora.
Ma vanno tenuti nella massima
considerazione sia i movimenti verticali
fra le due sponde, che per altro
sono differenziali, cioè più marcati
sulle coste calabre e meno in quelle
sicule, sia quelli orizzontali di allontanamento
delle due sponde, che sono
ben più consistenti e che potrebbero
causare problemi per la tenuta del
ponte nel corso del tempo».
In realtà il ponte farebbe solo risparmiare
un'ora di tempo per le macchine
e due per i treni: niente che non si possa
ottenere, spendendo meno, attraverso
una razionalizzazione dell'attraversamento
per nave.
La sbandierata “continuità
autostradale” che il ponte garantirebbe
sembra quasi una presa in giro
visto che sia la Calabria che la Sicilia
mancano di una vera e propria rete
di autostrade da rendere “continue”
con il ponte.
Altro slogan è il classico ricatto occupazionale.
Si è parlato di 4.600 posti di
lavoro per i dieci anni di cantiere più un
non meglio definito “indotto occupazionale”
di 9.250 unità.
Peccato che si
dimentichi di specificare che circa l'80
per cento degli occupati dovrà necessariamente
essere manodopera altamente
specializzata, visto che si tratta di un'opera
totalmente sperimentale, e proverrà
da fuori.
In un primo momento, se
mai, ci saranno da aspettarsi licenziamenti
a pioggia per quanto riguarda il
personale addetto ai traghettamenti,
ben 329 navi che solcano ogni giorno le
acque dello Stretto.
Un paio di certezze però ci sono:
Messina verrà tagliata fuori dagli snodi,
visto che le rampe hanno bisogno di
parecchi chilometri per portare le automobili
a livello del suolo, e gli operatori
turistici dovranno sopravvivere a dieciquindici
anni di cantieri con un impatto
devastante sulle spiagge locali, da Milazzo
fino a Taormina.
Auguri.