«Credetemi, la «cosa pubblica» è noi stessi, (...) la nostra famiglia, il nostro lavoro, il nostro mondo. (...) Se ragioniamo, il nostro interesse e quello della «cosa pubblica», insomma, finiscono per coincidere. Appunto per questo dobbiamo curarla direttamente, personalmente, come il nostro lavoro più delicato e importante. Perché da questo dipendono tutti gli altri, le condizioni di tutti gli altri.(.)». (da «Lettere di condannati a morte della Resistenza Italiana», Giacomo Ulivi, 19 anni, torturato e fucilato dai fascisti il 10 novembre 1994 in piazza Grande a Modena).
La cura della «cosa pubblica» è alla base della «cultura della sinistra» anche
se una parte di questa pare essersene dimenticata.
Altri parlano di presidenzialismo, uomo forte, sistemi maggioritari, eliminazione delle minoranze,
privatizzazioni, . noi pensiamo che le decisioni politiche debbano essere riportate nelle mani della
popolazione.
Tutti parlano di autonomia e/o federalismo, ma per molti è un boccone avvelenato che nasconde
la distruzione dei rapporti democratici e l'ulteriore allontanamento dei cittadini dalla politica.
Non tutti però si sentono esclusi: i poteri forti, le grandi imprese produttive e distributrici,
i proprietari immobiliari, il capitale finanziario, . conteranno invece ancora di più a spese
dei lavoratori, dei disoccupati, degli artigiani, dei piccoli negozianti, ..se non li fermeremo.
Noi ostinatamente pensiamo che i cittadini debbano esprimere le loro proposte, contare quando si
prendono decisioni importante per la comunità, controllare e guidare l'operato degli amministratori
e non solo votare ogni quattro anni.
In concreto per Seregno abbiamo proposto:
Niente di quanto da noi proposto è stato realizzato ed è questo un altro dei motivi di scontentezza riguardo l'operato di questa amministrazione. Ma è solo colpa di chi governa o anche della nostra crescente disattenzione ai problemi della collettività?