In vista delle prossime elezioni comunali (forse il 26 marzo 2000) abbiamo rivolto alle forze politiche
del Centro Sinistra una proposta per giungere ad una aggregazione di liste, con un unico candidato
sindaco, in grado di esprimere un programma amministrativo che parta dagli interessi popolari: il
lavoro, i servizi sociali, sanitari e culturali, la tutela dell'ambiente, la trasparenza, il coinvolgimento
della popolazione nelle scelte amministrative.
Punti della nostra proposta sono ad esempio: no alla privatizzazione dell'Azienda municipale, costituzione
dei Comitati di Quartiere, potenziamento della scuola pubblica a partire dalla materna, viabilità che
privilegi il trasporto pubblico e ciclo pedonale, ecc.
Non abbiamo posto pregiudiziali sulle persone che dovranno ricoprire i posti di responsabilità.
Si tratta cioè della stessa proposta che abbiamo fatto nel 1995 e che non ottenne seguito.
Nel 1995 al ballottaggio demmo indicazione di voto per Gigi Perego che infatti venne eletto proprio
grazie ai 1700 voti dell'elettorato comunista.
Nei quattro anni succedutesi la maggioranza non ci consultò su nessuna delle decisioni importanti
che nel frattempo si andavano, malauguratamente, a prendere. Citiamo ad esempio il Piano Regolatore
(un favore alle imprese edili), le decisione di dissanguare le casse comunali (oltre 30 miliardi
!) per abbellire il centro, la mancanza di un piano per l'edilizia economica e popolare, il progetto
di nuova sede dell'AMSP e del Comune, ecc.
Attualmente la maggioranza di Seregno Democratica pare propensa a ripetere lo stesso gioco del 1995:
cioè escludere alleanze col PRC salvo poi cercare di incamerare i voti comunisti, gratis,
al ballottaggio.
Negli incontri che si sono tenuti abbiamo precisato che senza un accordo politico esplicito col PRC
non esisterebbero altre possibilità di intesa e, anche se fino ad ora non abbiamo ottenuto
risultati concreti, faremo il possibile per raggiungere un risultato positivo.
Nel nostro paese sono poveri i disoccupati (col 12,4% della popolazione ed il 30,2% fino ai 34 anni
l'Italia ha il primato d'Europa), ma anche tutti quei lavoratori che percepiscono per le loro famiglie
un solo reddito o che, per le caratteristiche del loro lavoro - atipico, flessibile, stagionale,
precario, sotto pagato - non hanno un salario decente.
È scandalosa inoltre la forbice tra chi lavora e chi comanda: