Partito della Rifondazione Comunista

LA SITUAZIONE POLITICA COME NOI LA VEDIAMO

Cari compagni e compagne,

ognuno si sarà fatto una sua idea sugli avvenimenti politici di quest'ultimo mese., avrà tratto delle conclusioni e si sarà immaginato un possibile futuro. Ognuno si sarà posto delle domande, alle quali cerchiamo di rispondere, su avvenimenti che possono apparire incomprensibili e contraddittori.

Perché il PRC ha scelto la rottura col governo Prodi?

Era evitabile questa rottura?

Rispondiamo con le parole che abbiamo usato per il giornale del comune Seregno News.

"Rifondazione Comunista si è battuta in questi anni per difendere le conquiste dei lavoratori, a partire dalle pensioni, anche subendo due finanziarie molto pesanti per la popolazione. Ci sembrava giunto il momento di una nuova fase, quella del "risarcimento", per rispondere ai problemi dell'occupazione, del lavoro e del benessere dei cittadini.

Abbiamo chiesto una svolta nell'azione del governo ma ci è stato risposto con più flessibilità, più precarietà, libertà di licenziamento, soldi ed assistenzialismo per le imprese senza garanzia di un aumento dei posti di lavoro.

L'impegno del governo ad approvare rapidamente la legge sulle 35 ore si è trasformato nella possibilità per le imprese di aumentare le ore straordinarie.

Avevamo chiesto la riduzione dei ticket e la gratuità dell'assistenza per i malati cronici e non autosufficienti e ci viene risposto con la carità (cosa diversa dalla giustizia) riservata ai miserabili. Chiedevamo un maggiore impegno verso la scuola pubblica ed invece si prospetta il finanziamento della scuola privata. Chiedevamo interventi a favore dei ceti popolari: l'abolizione dell'ICI sulla prima casa, una legge a favore degli inquilini, una imposta sui movimenti di capitale, piena gratuità del diritto allo studio a partire dai libri di testo, ecc."

Le nostre richieste non comportavano un costo insopportabile per le casse dello stato ma una diversa politica economica e sociale.

Dunque la crisi poteva essere evitata accettando almeno di discutere del merito, così come noi potevamo anche accettare di discutere di priorità. Il governo Prodi, eletto con i voti determinanti dei comunisti, ci ha invece risposto con un rifiuto totale.

Ma la chiusura da parte della maggioranza deriva soprattutto da ragioni politiche:

  • La voglia dei principali partiti del centro sinistra - PPI e (P)DS - di chiudere con l'esperienza dell'Ulivo.
  • La decisione di "sdoganare", il centro destra di Cossiga, come Berlusconi fece con AN. In prospettiva c'è la (ri)formazione di un centro assai simile alla vecchia DC in grado di fare da contrappeso al (P)DS.
  • La pretesa egemonica del (P)DS che non può tollerare l'esistenza di forze politiche autonome alla sua sinistra se non in posizione politica subalterna.
  • La voglia di liberismo sfrenato, senza principi e senza ulteriori vincoli a sinistra che pare abbia preso il (P)DS e che la nuova segreteria Veltroni non farà che rinsaldare.

  • La decisione di ritirare la fiducia a Prodi non è stata facile ma non potevamo diventare succubi di una linea politica sempre più estranea agli interessi della gente e condannare il nostro partito alla perdita dell'autonomia politica.

    Siamo stati accusati di aver dato, con il ritiro della fiducia, spazio alle destre ma è appunto la cattiva politica del governo quella che ha consentito alla destra di crescere e bisognava dunque cambiare politica.

    Quali conseguenze avrà per il PRC?

    Una parte dei parlamentari del nostro partito ha deciso di non seguire le decisioni democraticamente prese nel Comitato Politico Nazionale di ottobre (182 voti contro 112). La scelta effettuata dalla maggioranza era conseguente alla decisione del CNP di luglio ed approvata anche dal gruppo di Cossutta: non essendosi verificata la "svolta" a livello governativo si imponeva la "rottura".

    Non pochi di noi hanno avuto opinioni diverse rispetto ai tempi ed alle modalità della verifica di governo ed anche su altre questioni. È giusto che si abbiano e si sostengano opinioni diverse ma non fino al punto di sacrificare l'unità del partito e la sua strategia ad una scelta tattica ancorché importante (ma anche oltremodo enfatizzata) quale il sostegno a questo o quel governo. Del resto anche Cossutta era d'accordo in una verifica da farsi nel prossimo congresso del partito ed invece rompe il gruppo parlamentare e fonda un nuovo gruppo politico.

    Sostanzialmente tuttavia la scissione ha riguardato più la rappresentanza parlamentare che il corpo del partito: meno del 10% degli iscritti ha seguito Cossutta, in provincia di Milano solo 6 consiglieri comunali su 139 ed in Lombardia nessun consigliere regionale. Una conferma importante è venuta poi dalla grande manifestazione di Roma del 17 ottobre (dai 150.000 ai 200.000 partecipanti.) ed il notevole numero di nuove iscrizioni nei momenti successivi alla rottura. La scissione e la perdita del gruppo parlamentare ha invece comportato un danno economico rilevante (circa 5 miliardi) e l'oscuramento dai mezzi di comunicazione pubblici: supereremo da comunisti anche questa difficile fase.
    Valeva la pena di operare la scissione? E questa scissione a cosa ed a chi ha giovato? Ad ottenere due posti di ministro?

    Noi pensiamo si sia trattato di un gravissimo errore perché dissemina sfiducia e può contribuire ad allontanare la gente dalla politica. Inoltre noi pensiamo che non esista spazio politico tra una sinistra alternativa ed antagonista (alla quale pur in modo imperfetto si ascrive il PRC) ed una sinistra liberal democratica (quale è il (P)DS).

    Perché non abbiamo un gruppo parlamentare autonomo?

    Il gruppo della Camera di Rifondazione comunista è stato cancellato ed i nostri deputati sono entrati a far parte del Gruppo misto. Il regolamento della Camera prevede un numero minimo di 20 deputati per costituire un gruppo autonomo. Prevede tuttavia la possibilità di una deroga (art.14 comma 2) nel caso di forze politiche presenti su tutto il territorio nazionale e che si siano presentate con il proprio simbolo.

    Il PRC possiede questi requisiti ma la deroga è soggetta a votazione da parte dell'ufficio di presidenza. Tale votazione si è chiusa 9 a 7 contro il PRC. Hanno votato a favore i rappresentanti del Polo ed il verde Boato, a sfavore l'Ulivo, l'UDR ed i due transfughi del PRC (Rosanna Moroni ed Angelo Muzio). Come si vede una decisione tutta politica contro la quale stiamo raccogliendo innumerevoli adesioni sia a livello personale che collettivo. Tra gli altri: Martinazzoli, Orlando, Ingrao, Pisapia, Bianco (presidente dell'ANCI), Rutelli, Di Pietro, Graziani, Nebbia, Grandi, ecc.

    Chiederemo che anche il Consiglio Comunale di Seregno si pronunci su questo vero e proprio attentato alla democrazia rappresentativa.

    Quale è il giudizio rispetto al nuovo governo?

    Il fatto che D'Alema, ex segretario del (P)DS sia ora capo del governo è indubbiamente una novità ma non sfugge l'evidente contraddizione con lo stato pietoso in cui versano i rapporti a sinistra, la grave crisi del sindacato e la sfiducia che serpeggia nel paese reale. Una situazione molto diversa da quella francese e tedesca.

    In più questo governo assume per intero le ragioni dell'impresa e del profitto, le istanze antidemocratiche di riforme elettorali ultramaggioritarie idonee a spazzare via la rappresentanza delle forze antagoniste e una concezione privatistica dei rapporti tra stato e cittadino.

    C'era, dopo la crisi, la possibilità di modificare la legge finanziaria nella direzione da noi richiesta ma si è preferito fare concessioni all'UDR peggiorando una situazione già pessima: strana poi questa destra che diventa "democratica" quando viene cooptata al governo mentre all'opposizione è "eversiva" e "pericolosa".

    Il nostro giudizio è dunque negativo ma ci impegniamo comunque ad utilizzare tutti i possibili spazi in difesa degli interessi della popolazione anche intervenendo nelle prevedibili contraddizioni della maggioranza attuale.

    Quali sono le prospettive politiche del PRC?

    Abbiamo già detto più volte che è interesse delle masse lavoratrici mantenere un forte partito comunista in quanto rappresentante di interessi collettivi antagonisti a quelli della borghesia e non mediabili in una generica formazione politica interclassista di tipo liberal democratico.

    È nostra determinazione quella di costruire un partito di massa e non di esercitare un ruolo di pura testimonianza.

    Crediamo che la politica consista non nell'assistere come ad uno spettacolo alle schermaglie formali di attori in maschera e costume ma partecipare in prima persona alle scelte concrete.

    Se quanto detto è valido allora esiste uno spazio politico entro il quale intendiamo muoverci.

    Il problema dunque non è la mancanza di prospettive ma la volontà di perseguirle, l'individuazione di una strada per raggiungerle e la ricerca dei mezzi necessari.

    Come si vede cose di non poco conto anche considerando gli ostacoli che continuamente abbiamo ed il fatto che gli avversari sono potenti ed in grado anche di interferire pesantemente nelle nostre stesse scelte politiche.

    Cosa succederà a Seregno?

    Non bisogna nascondersi il fatto che la sinistra seregnese non è mai stata forte e che questa situazione di debolezza riguarda anche noi. C'è inoltre una masochistica tendenza a rendere le cose ancor più difficili rinunciando a investire nell'attività politica le idealità che individualmente ognuno dice di avere.

    Così non c'è alcun dibattito politico, da anni non appaiono sui giornali prese di posizione di sinistra, non esiste confronto sui problemi reali locali e nazionali ed è in crescita la destra di nome (come partiti organizzati) e di fatto (come accettazione da parte della sinistra dei presupposti ideologici dei poteri forti).

    Non è la prima volta che affermiamo queste cose ma la situazione è in via di peggioramento e la ricostruzione di un tessuto connettivo per la sinistra seregnese è la nostra principale preoccupazione e vorremmo che lo sia anche delle altre forze politiche.

    L'anno prossimo ci saranno le elezioni amministrative. Rifondazione Comunista è intenzionata a proporre a livello locale una coalizione con i partiti di centro sinistra. È pero opportuno chiarire fin d'ora che per arrivare preparati a questa scadenza è necessario attivare la mobilitazione dei soggetti politici interessati ed iniziare una discussione dei programmi da proporre ai cittadini.
     


    Il Direttivo del PRC di Seregno

    Seregno, 9 novembre 1998