L'itinerario intellettuale di Norberto Bobbio, scomparso ieri all'età di 94 anni

Il suo pensiero: illuminismo, neopositivismo, liberalismo

Bobbio e le sue opere principali

Bobbio si avvia allo studio del diritto con un programma dal taglio neoilluministico, metodologico, analitico. Fin dalle prime opere giovanili intraprende una critica delle filosofie irrazionalistiche - ad esempio, ne "La filosofia del decadentismo" (1944) - respinte proprio per la carenza di rigore metodologico.

Un altro aspetto si affianca, a partire dal dopoguerra, a quello della chiarezza d'analisi, senza mai abbandonarlo: l'impegno politico. Nelle opere successive ("Teoria della scienza giuridica", 1950; "Studi sulla teoria generale del diritto", 1955; "Teoria della norma giuridica", 1958; "Teoria dell'ordinamento giuridico", 1960; "Il positivismo giuridico", 1961) si approfondisce l'approccio analitico. La scienza giuridica è intesa come un sistema di enunciati rigorosamente concatenati: dai principi del diritto - che non sono veri, ma fissati per convenzione - vanno ricavati con metodo deduttivo tutte le conseguenze logiche.

Insieme al formalismo di questi studi, Bobbio porta avanti anche la riflessione politica attraverso numerose opere, tra le quali "Locke e il diritto naturale" (1963), "Da Hobbes a Marx" (1965), "Diritto e Stato nel pensiero di E. Kant" (1969). Il pensiero politico moderno è diviso, secondo il filosofo torinese, tra la concezione organicistica, comunitaria, della società e dello Stato - ascrivibile a Rousseau - e l'individualismo comune ai due fondatori del liberalismo, Hobbes e Locke, al quale Bobbio accorda la propria incondizionata adesione.

La sua dottrina ruota attorno al concetto di individuo e di «libertà negativa»: non esiste democrazia senza un ordinamento che garantisca la libertà dell'individuo dallo Stato e dagli abusi di potere. Questo legame tra liberalismo e democrazia corrisponde per Bobbio a un vero e proprio nesso logico: poiché il primo contiene l'istanza della competizione tra forze economiche, da questa idea deriverebbe necessariamente il pluralismo di diverse istanze culturali, politiche e sociali che presuppone la democrazia.

Ma al tempo stesso, negli anni Cinquanta, Bobbio respinge l'idea che la democrazia debba essere identificata con «l'autogoverno del popolo»; democratica, piuttosto, è l'azione illuminata delle minoranze dirigenti. Soltanto più tardi, recupera l'istanza di una democrazia allargata all'intera società, alla partecipazione attiva dei cittadini.

Ma coincide con la fine del dialogo di Bobbio con il Pci. In scritti come "Quale socialismo? " (1976), "Socialismo liberale" (ripubblicato nel '79) e "Se la libertà non è socialista" (1980) recupera l'eredità del pensiero di Carlo Rosselli in contrapposizione al marxismo.

Tonino Bucci
Roma, 10 gennaio 2004
da "Liberazione"