Appello dei dipendenti Rai del Prc per la
difesa e il rilancio del servizio radiotelevisivo

In difesa dei lavoratori e dei cittadini

I lavoratori della Rai del Prc

«Il ruolo della televisione dovrebbe far riflettere sulle responsabilità ad esso connesse. Infatti una volta stabilito che la maggioranza degli italiani ha conoscenza delle cose che accadono al di fuori della cerchia delle proprie relazioni personali solo tramite la televisione e che i due terzi degli abituali spettatori non sentono il bisogno di attingere ad altri mezzi di informazione e comunicazione, risulta chiaro il motivo per cui le scelte di programmazione che vengono fatte dalle emittenti possono essere considerate una questione che investe i processi di formazione dell'opinione pubblica nazionale». (Censis)
La politica liberista e le logiche di mercato attuate dal centrosinistra hanno avuto effetti anche in Rai. Il piano divisionale e societario del direttore generale Celli, avallato dal CdA e dal sindacato confederale interno, sulla scia del Ddl 1138, ha avuto il "merito" in Rai di aumentare considerevolmente il numero di cariche ai vari livelli: di vertici societari, dirigenziali e quadri; creando un ulteriore dispendio di risorse economiche a scapito degli utenti che non hanno visto migliorare l'offerta radiotelevisiva pubblica.

L'attacco alla Rai portato avanti per un modello societario privatistico dai vertici aziendali e da esponenti del governo di centrosinistra prima, ed ora del Polo, ci fa temere per il futuro democratico del nostro paese e come lavoratori ed utenti di questa azienda di servizio pubblico, per l'incertezza sul piano occupazionale e per un ulteriore e inevitabile scadimento della programmazione ed informazione di radio e tv. Non c'è stata nessuna proposta ed idea innovativa di rilancio della Rai da parte dell'Ulivo e del Polo, al di fuori del progetto di privatizzazione e svendita. La dice lunga, in tal senso, il nuovo contratto collettivo di lavoro del personale Rai. L'unica voce fuori dal coro è quella di Rifondazione comunista, favorevole a una Rai pubblica, indipendente, regolamentata con un proprio statuto è rappresentativa del pensiero del paese, svincolata dai partiti.

Il governo delle destre parla ora, con ipocrisia, del ruolo del servizio pubblico radiotelevisivo, di pluralità nell'informazione, di cultura, della rappresentatività reale del paese e dei contenuti della programmazione radio-televisiva, solo per togliere le casacche politiche ai dirigenti lottizzati (una sorta di riciclaggio, di tutela nei loro confronti).

In varie occasioni, i rappresentanti dei lavoratori hanno chiesto le dimissioni del direttore generale e del CdA dopo l'accordo fatto con la Crown Castle per la sua entrata nella partecipazione azionaria in Rai Way (società di impianti trasmittenti scorporata da Rai Spa). Tale accordo (anche se sulla scia della mistificazione del referendum del '95), fuori dal mandato parlamentare, avviava il principio di privatizzazione della Rai, in violazione del contratto di servizio e della convenzione che sancisce l'unitarietà aziendale.

Anche in questa fase così delicata per la nostra azienda, noi lavoratori-utenti della Rai, ancora una volta, veniamo oscurati e tagliati fuori dalle scelte e dalle decisioni che verranno prese per il futuro della nostra azienda.

La Rai va difesa e sostenuta per ricondurla agli adempimenti che le competono, cioè quello di svolgere il servizio pubblico radiotelevisivo: - l'indipendenza, l'obiettività e l'apertura alle diverse tendenze politiche sociali e culturali nel rispetto delle libertà garantite dalla Costituzione sono principi fondamentali della disciplina del servizio pubblico radiotelevisivo. La legge 103/1975: il pluralismo, l'obiettività, la completezza e l'imparzialità dell'informazione, l'apertura alle diverse opinioni, tendenze politiche, sociali, culturali e religiose nel rispetto delle libertà e dei diritti garantiti dalla Costituzione rappresentano principi del sistema radiotelevisivo che si realizza con il concorso di soggetti pubblici e privati. Legge 223-90 (Mammì): l'informazione e i programmi della Rai devono rigorosamente ispirarsi ai principi di imparzialità, obiettività e completezza propri del servizio pubblico, chiamato a contribuire al corretto svolgimento della vita democratica.

Il Dpr 28 marzo 1994: la Rai, bene pubblico, rischia invece di essere smembrata e svenduta agli amici della Confindustria per impadronirsi con poca spesa del patrimonio che rappresenta.

Per questo noi lavoratori della Rai siamo qui, perché cresca anche attraverso questa giornata, la lotta per la difesa e il rilancio di un vero servizio pubblico radiotelevisivo. Dove il CdA rappresenti le opinioni dei cittadini e degli operatori del settore, strumento di conoscenza e mezzo di rappresentazione reale della società, fuori dalla logica della lottizzazione partitica. Una Rai che diventi un'azienda trainante per i settori culturali italiani. Obiettivo che deve passare anche per il superamento dello stato di precarietà occupazionale che investe anche la Rai, che occupa oggi centinaia di lavoratori senza diritti.

Lavoratori RAI del PRC
Roma, 10 marzo 2002
da "Liberazione"