Il testo integrale della citazione del Tribunale di Roma a seguito dell'articolo di "Liberazione" che avrebbe diffamato Oriana Fallaci

Un manifesto in dieci punti più uno contro il diritto di critica

dove si narra di una Fallaci schiva, autoesiliata (a Manhattan), vittima di un articolo oltraggioso ...

Pubblichiamo il testo integrale della querela contro Liberazione, commissionata da Oriana Fallaci. L'idea - lo confessiamo senza remore - ce l'ha data il Foglio: il quotidiano di Giuliano Ferrara, anch'esso vittima degli strali (e delle mire pecuniarie) della nota scrittrice, ha pubblicato il testo della citazione contro Pietrangelo Buttafuoco (e lo stesso Ferrara) nella sua edizione di sabato. L'annuncio del giorno prima («Domani in esclusiva un testo inedito ispirato da Oriana Fallaci») era, come sempre, spiritoso e "fuorviante" Già questa ci è parsa una lettura assai godibile. Riletto con calma lo scritto che ci riguarda direttamente, identico nella prima parte (un'agiografia della personalità della Nostra) e ovviamente diverso nelle parti specificamente accusatorie, abbiamo pensato che vale la pena favorirne una diffusione più ampia. E' un testo tutto politico e politico-culturale, con pochissime notazioni di tipo giuridico: si può leggerlo quasi come un piccolo pamphlet neofondamentalista, perdipiù condito - come si usava dire - di un «senso di sé» che sfiora la megalomania. Potete gustarlo, insomma, come un documento a suo modo esemplare della crisi del liberalismo all'alba del XXI secolo.


TRIBUNALE DI ROMA ATTO DI CITAZIONE

per la signora Oriana Fallaci, rappresentata e difesa dagli avvocati Francesco Brizzi del Foro di Firenze e Stefano Vinti del Foro di Roma, domiciliata presso lo studio del secondo in Roma, via Emilia, 88, giusta procura speciale alle liti autenticata dall'avv. Maria Emanuela Maida, Vice Comm. Amministrativo delegato alle funzioni notarili con decreto del console Generale d'Italia a New York - Usa, il 26 aprile 2002.

CONTRO

la Signora Rina Gagliardi;
il Signor Alessandro Curzi, direttore responsabile del quotidiano di Liberazione:
la Mrc Srl, con sede in Viale del Policlinico, 131, (00161) Roma, editore del quotidiano Liberazione, in persona del legale rappresentante pro tempore;

* * *

1.

Oriana Fallaci, giornalista e scrittrice di fama mondiale, è autrice di numerosi libri tradotti e venduti, in milioni di copie, in tutto il mondo.

Nel dicembre 2001 ha pubblicato, per il Gruppo Rizzoli, il suo nuovo libro intitolato La rabbia e l'orgoglio. Libro che trae spunto dai tragici attentati terroristici che l'11 settembre 2001 hanno colpito gli Stati Uniti d'America, e preceduto dalla pubblicazione dell'articolo omonimo sul quotidiano "Il Corriere della Sera" del 29 settembre 2001.

Nell'aprile 2002, la signora Fallaci ha concesso in esclusiva, per una sola pubblicazione, al settimanale "Panorama", i diritti di un articolo dal titolo "Sull'antisemitismo", poi pubblicato sul n. 16 del 12 aprile 2002.

Articolo che ha avuto ed ha echi straordinari in tutto il mondo, come dimostra ad esempio l'editoriale del Wall Street Journal del 29 aprile 2002 che definisce la signora Fallaci la coscienza d'Europa". (Europe conscience has a name: Oriana Fallaci). E come dimostra l'editoriale del New York Post del 24 aprile 2002: «l'unica ed eloquentissima risposta alla vergognosa ossessione antisemita dell'Europa ci viene però proprio dall'Europa, in un pamphlet di Oriana Fallaci…. Nonché dalle migliaia e migliaia di risposte giunte via internet da ogni parte del mondo. Per esempio dall'apposito sito creato in Francia col nome "thanckyouOriana". Fenomeno mai verificatosi nella storia di internet.

2.

Per quanto interessa, nell'articolo Sull'antisemitismo vi sono, tra l'altro, questi brani: «Io trovo vergognoso che in Francia, la Francia del Liberté - Egalité - Fraternité, si brucino le sinagoghe, si terrorizzino gli ebrei, si profanino i loro cimiteri».

«Io trovo vergognoso che quasi tutta la sinistra, quella sinistra che vent'anni fa permise a un suo corteo sindacale di deporre una bara (quale mafioso avvertimento) dinanzi alla sinagoga di Roma, dimentichi il contributo dato dagli ebrei alla lotta antifascista;»
»Io trovo vergognoso e vedo in tutto ciò il sorgere d'un nuovo fascismo, d'un nuovo nazismo. Un fascismo, un nazismo, tanto più bieco e ributtante in quanto condotto e nutrito da quelli che ipocritamente fanno i buonisti, i progressisti, i comunisti, i pacifisti, i cattolici anzi i cristiani, e che hanno la sfacciataggine di chiamare guerrafondaio chi come me grida la verità»;
«Io trovo vergognoso che in nome di Gesù Cristo (un ebreo senza il quale oggi sarebbero tutti disoccupati) i preti delle nostre parrocchie o Centri Sociali o quel che sono amoreggino con gli assassini di chi a Gerusalemme non può recarsi a mangiar la pizza o a comprar le uova senza saltare in aria. Trovo vergognoso che essi stiano dalla parte dei medesimi che inaugurano il terrorismo ammazzandoci sugli aerei, negli aeroporti, alle Olimpiadi, e che oggi si divertono ad ammazzare i giornalisti occidentali. A fucilarli, a rapirli, a tagliargli la gola, a decapitarli. (Dopo l'uscita de "La rabbia e l'orgoglio" qualcuno in Italia vorrebbe farlo anche a me. Citando versi del Corano esorta i suoi "fratelli" delle moschee e delle comunità Islamiche a castigarmi in nome di Allah. A uccidermi. Anzi a morire con me. Poiché è un tipo che conosce bene l'inglese, in inglese gli rispondo. "Fuck you") ".

3.

La frase inserita tra parentesi dalla signora Fallaci, laddove dice "citando versi del Corano…", è chiaramente riferita all'individuo, un musulmano ben noto alla polizia, del quale la signora Fallaci non si degna di scrivere il nome ma che è ben noto come l'autore del libello, venduto per 30 euro in tutte le comunità islamiche e in tutte le moschee d'Italia, "L'Islam castiga Oriana Fallaci - lettera a una donna mai cresciuta". Libello contro il quale la signora Fallaci farà valere i suoi diritti dinanzi alla competente autorità giudiziaria per gli inconcepibili e riluttanti insulti che contiene per la sua persona e soprattutto per le minacce di morte, per l'istigazione all'omicidio che ripetutamente rivolge ai suoi confratelli in nome del Corano e addirittura citando versetti del Corano da cui (a suo parere) risulta che la Fallaci dev'essere castigata, uccisa per il suo libro "La rabbia e l'orgoglio", con frasi di questo tipo:
- «Donna! Ti sbagli di grosso. Ma di quale razza di allucinogeni ti servi per arrivare ad affermare, come se fossero verità, cose mai accadute? Curati, cerca di farlo alla svelta, stai proprio dando fuori di brutto" (pag. 300);
- "Donna non dovevi dire bugie! Non ci sto (…). Avrai la lezione che ti meriti. Una forte sberla. Ma non una sberla di quella che ti meriti per davvero, bensì uno schiaffo morale che ti farà, forse, tornare a piangere ancora.

Preparati a una forte e giusta punizione: essere messa a nudo. Denudata. Spogliata. Non del tuo abbigliamento come, forse, avresti desiderato (…). Ma denudata della tua forza - di quella tua tenue forza che trai dalle tue spregevoli menzogne.

Preparati! Sto per infliggerti una punizione.

Te lo meriti eccome.

Donna! Brutta o bella che tu sia, preparati dunque adesso al castigo dell'uomo: quello divino, ben più abbondante e doloroso, lo avrai dopo, a suo tempo. Questa è una promessa: coloro che ingiuriano Allâh e il Suo Messaggero, Allâh li ha maledetti sia nella [vita] terrena sia in [quella] estrema e ha predisposto per loro [un] tormento avvilente (Corano 33/57" (pag. 18);
«A voi dunque la scelta: o fate come noi Musulmani e smettete di assumere bevande alcoliche o continuate pure a morire; a morire insieme alla Fallaci» (pag. 123).

4.

In uno scritto così importante e di così alto contenuto morale come "Sull'antisemitismo la Fallaci ha ritenuto indispensabile non usare il nome e cognome di tale individuo, personaggio assetato di pubblicità. E del resto, nel suo articolo di fondo pubblicato sul Corriere della Sera il 26 aprile 2002 col titolo Le minacce alla Fallaci, anche l'ex direttore del Corriere della Sera Piero Ostellino ha ritenuto non citare per decenza il nome e cognome di quell'individuo e si è limitato a ricordare che si tratta del Presidente dell'Unione Musulmani d'Italia (il nome di tale individuo è Adel Smith).

L'espressione contenuta nell'articolo Sull'antisemitismo - «poiché è un tipo che conosce bene l'inglese, in inglese gli rispondo: Fuck you" - chiarisce indiscutibilmente il fatto che la signora Fallaci si rivolga a un unico destinatario e cioè al suddetto individuo che, essendo figlio di uno scozzese e di una egiziana, conosce bene l'inglese e che, come abbiamo già detto, nel suo libello esorta i suoi confratelli a ucciderla, denudarla, castigarla, andare a morire con Lei in nome di Allah.

5.

Nonostante tale indiscutibile evidenza il quotidiano Liberazione del 13 aprile 2002 ha pubblicato un articolo, a firma della giornalista Rina Gagliardi, dell'emblematico titolo Fuck you Fallaci, stampato a caratteri cubitali e a pagina intera, la pagina esterna e quindi più clamorosamente visibile. Oltraggio mai verificatosi per nessuno e in nessun caso nell'intera storia del giornalismo italiano e europeo. Parlare di grave offesa e di diffamazione nei confronti della cittadina Oriana Fallaci diventa quasi insufficiente. Eppure la signora Gagliardi in un successivo articolo pubblicato da "Liberazione" il 27 aprile 2002 scrive: «No, non mi pento di una riga dell'articolo che ho scritto sulla Fallaci".

Ma se il titolo Fuck you Fallaci pubblicato a caratteri cubitali e a pagina intera non ha alcun bisogno di commento, il sottotitolo non lo è da meno. Infatti dice: "un micromanifesto di insulti alla sinistra, ai palestinesi, al papa, all'Europa, ai pacifisti, un vero e proprio incitamento al razzismo all'intolleranza, all'odio: è l'ultimo testo dell'autrice de La Rabbia e l'Orgoglio, preludio al suo ultimo bestseller. E lei saluta i suoi critici con un cordiale "fuck you" (letteralmente "fottiti") che volentieri le giriamo».

Strana logica la logica di un giornale che definisce incitamento al razzismo e "all'odio uno scritto che si scaglia conto il razzismo e l'intolleranza e l'odio. Ma tale disonestà è superata dal fatto che il coraggioso e sprezzante Fuck you rivolto dalla Fallaci all'individuo che incita i musulmani a ucciderla sia trasformato da Liberazione in un Fuck you rivolto, al plurale, ai suoi critici. Peggio: che in nome di tale sfacciata menzogna le sia restituito, al plurale, con le parole «che volentieri Le giriamo».

Una logica pienamente ricalcata dalla signora Gagliardi che con l'ovvio scopo di screditare e insultare Oriana Fallaci, nel suo articolo offre una rappresentazione, come minimo, falsa e tendenziosa delle tesi sostenute nell'articolo Sull'antisemitismo e a sua volta sostiene che il Fuck you sia diretto non al noto e ben preciso destinatario (che l'ha condannata a morte) bensì a tutti i critici della signora Fallaci.

Aver volutamente equivocato quella frase per ritenersi poi legittimati ad offendere direttamente la signora Fallaci è - di per sé - elemento che integra gli estremi della diffamazione a mezzo stampa laddove viene alterata l'opera e il pensiero di Oriana Fallaci al solo scopo di arrecare offese alla stessa e denigrarla.

6.

L'espressione Fuck you, Fallaci contenuta nel titolo a caratteri cubitali e nell'intera pagina esterna e ripetuta sia nel sottotitolo che a chiusura dell'articolo di Rina Gagliardi ha un significato diverso e ben più grave di quello usato dalla signora Fallaci.

L'epiteto è infatti usato (coraggiosamente e sprezzantemente) da Oriana Fallaci verso colui che predica il suo assassinio. Da Liberazione e dalla signora Gagliardi è usato invece gratuitamente e al plurale sulla base di una sfacciata menzogna che qualsiasi persona in grado di leggere può controllare da sola. La sfacciata menzogna, cioè, che la signora Fallaci abbia rivolto quell'espressione ai suoi critici! Nonché definendo intollerante chi predica contro l'intolleranza, razzista chi predica contro il razzismo.

7.

Il contenuto dell'articolo è altrettanto inaccettabile. Lungi dall'offrire al lettore una recensione dello scritto per cui altri hanno definito la Fallaci la coscienza dell'Europa, la signora Gagliardi trascende a uno scandaloso attacco alla persona ed all'oper di Oriana Fallaci.

Secondo la Gagliardi infatti, nell'articolo di Oriana Fallaci «non ci sono argomenti ma solo acidità, insulti, infamie piccole, medie, e grandi. Non ci sono analisi, ma conati di vomito. Non ci sono proposte, ma grida scomposte, bizzarramente condite di pretese morali». Insomma, l'articolo della Fallaci sarebbe, a suo avviso, un testo «esemplare della decadenza culturale dell'occidente», scritto con «il consueto artificio retorico di una frase che si ripete, all'infinito, all'inizio di martellanti e raccapriccianti capoversi» e fondato su di una «ossessiva ridondanza, su una Prosopopea senza fine, su una vera e propria cacofonia stilistica».

8.

Poche righe dopo la signora Gagliardi abbandona anche il "paravento" della critica all'articolo e si scaglia direttamente contro la persona di Oriana Fallaci con frasi come queste: "ma il vero tic della Fallaci (…) è sempre stato uno spasmodico bisogno di far parlare di sé. Perciò si è travestita da Personaggio che si sente investito dal sacro fuoco di una missione - la missione di se stessa". E ancora, sempre riferito alla Fallaci: "un ego talmente smisurato… una grande astuzia… uno spiccato senso del business… tutto questo rotolarsi nella più vieta volgarità da cortile".

Insomma, lungi dal presentare Oriana Fallaci come un cittadino che si è guadagnato la fama e la notorietà mondiale con una vita di impegno civile, seria professione giornalistica e letteraria (basti pensare alle sue famose interviste coi capi di stato e ai suoi reportages di guerra, reportages nel corso dei quali è rimasta più di una volta ferita, basti pensare alle sue coraggiose prese di posizione morale e ai rischi anche fisici che ha corso e che ancora corre), lungi dal dimostrarle l'indiscusso e indiscutibile rispetto che tutto il mondo le dedica e che onora il nostro paese, la signora Gagliardi e Liberazione dipingono Oriana Fallaci unicamente come un personaggio ammalato di egocentrismo patologico. Accusa ridicola e infame, oltrettutto, perché come tutti sanno la Fallaci vive da decenni una vita ritiratissima. Una specie di autoesilio dal quale uscì soltanto nel 1990 per recarsi alla guerra del Golfo, alla fine del 2001 per scrivere il famoso articolo sul Corriere della Sera e l'ancor più famoso libro La Rabbia e l'Orgoglio, entrambi ispirati alla tragedia dell'11 settembre, e stavolta con il pamphlet Sull'antisemitismo. In tutti questi anni, come tutti sanno, la Fallaci non ha mai concesso una intervista.


Non si è mai mostrata alla tv. Non si è mai fatta fotografare. Non ha mai accettato premi. Ha sempre continuato a condurre una vita ritirata (il Corriere della Sera la definisce "spartana"). E perfino dopo il clamoroso successo de La Rabbia e l'Orgoglio (quasi un milione di copie vendute in soli cinque mesi), perfino dopo l'incredibile risonanza del pamphlet Sull'antisemitismo è rimasta zitta e praticamente nascosta.

Non ha partecipato in nessun modo al lancio del libro, non ha reagito agli insulti e alle provocazioni. Ha sigillato insomma il suo consueto silenzio (interrotto soltanto attraverso quei due scritti). Basti pensare alle innumerevoli richieste che le vengono anche in questi giorni da catene televisive come quelle francesi, tedesche, inglesi, americane (Cnn, Nbc, Cbs) e che lei educatamente respinge.

Questo senza sottolineare la dignità e il silenzioso disprezzo col quale reagisce alle minacce di morte che, come la polizia ben sa, in questo momento la perseguitano e che, grazie al signor Smith, si aggiungono a quelle del libello L'Islam castiga Oriana Fallaci.

Superfluo dunque analizzare la conclusione dell'articolo della signora Gagliardi e l'ennesimo Fuck you con cui la Gagliardi lo chiude.

9.

Non superfluo invece sottolineare che il titolo e il contenuto dell'articolo pubblicato da Liberazione, la sua forma tipografica, le sfacciate menzogne, l'uso parziale e decontestualizzato dei contenuti dell'articolo Sull'antisemitismo, hanno recato e recano un danno grave e ingiusto alla dignità, all'onore, alla reputazione e all'immagine, professionale e personale, della signora Fallaci. Che inoltre moltiplicano e appesantiscono i rischi che minacciano la sua incolumità, anzi la sua vita.

Le affermazioni ivi contenute, oggettivamente ingiuriose e diffamatorie, non possono ritenersi giustificate dall'esercizio del diritto di critica. Questo, com'è noto, «per avere efficacia scriminante, postula: l'interesse che i fatti narrati rivestano per l'opinione pubblica, secondo il principio della pertinenza; la correttezza dell'esposizione di tali fatti in modo che siano evitate gratuite aggressioni all'altrui reputazione, secondo il principio della continenza (…) " (cfr. Cass. - V, 5 aprile 2000, in Rep. Foro it. , 2000, voce Ingiuria, n. 38).

In altre parole, il diritto di cronaca e di critica, che spetta ad ogni cittadino che si serva di un mezzo di pubblicità, ed il cui esercizio deve essere ritenuto lecito anche quando possa derivare una lesione della reputazione, prestigio e decoro non è sempre causa di giustificazione dell'eventuale comportamento penalmente rilevante, ma lo è soltanto «a condizione che si tratti di un argomento di pubblico interesse, e l'informazione sia sostanzialmente veridica e che la critica sia obiettiva e non tendenziosa» (cfr. Cass., V, 4 gennaio 2000, in Rep. Foro it. , 2000, voce Ingiuria, n. 36).

Di conseguenza, il limite all'esercizio del diritto di cronaca «deve intendersi superato, quando la gente trascende ad attacchi personali, diretti a colpire, su un piano individuale senza alcuna finalità di pubblico interesse, la figura morale del soggetto criticato, giacché, in tal caso, l'esercizio del diritto, lungi dal rimanere nell'ambito di una critica misurata ed obiettiva trascende nel campo dell'aggressione alla sfera morale altrui, penalmente protetta» (cfr. Cassazione - V, 8 febbraio 2000, voce Ingiuria, n. 27). In altri termini, «il limite della continenza, entro il quale deve svolgersi un corretto esercizio di cronaca e critica, viene superato quando le informazioni, pur vere, si risolvano - per il lessico impiegato, per l'uso strumentale delle medesime, per la sostanza e la forma dei giudici che la accompanano - in un attacco personale e gratuito al soggetto cui si riferiscono: quando cioè, al di là della offensività della notizia e della negativa sua valutazione si realizzi una lesione del bene tutelato, attraverso il modo stesso in cui la cronaca e la critica vengono attuale» (cfr. Cass. - V, 21 dicembre 2000, n. 6925, in Rep, Foro it. , 2001, voce Ingiuria, n, 15).

10.

Nel caso di specie i giudizi della signora Gagliardi e la forma in cui essi sono espressi, travalicano il limite della legittima analisi critica di un articolo, risolvendosi in un linciaggio personale e gratuito alla persona di Oriana Fallaci. Non c'è dubbio, infatti, che rivolgerle quel Fuck you, Fallaci a caratteri cubitali e sull'intera pagina esterna non è una legittima sfida come nel caso della signora Fallaci, lanciata per orgoglio e difesa al suo aspirante assassino: è una volgarissima e pesantissima e gratuita offesa lanciata a un cittadino, uno scrittore, che ha espresso le sue opinioni. Il solo titolo è già di per sé sufficiente a integrare tutti gli estremi della diffamazione: è pacifico infatti che «la lesione dell'altrui reputazione (…) non si verifica necessariamente a mezzo del solo contenuto dell'articolo corredato di un titolo di per sé offensivo» (cfr. Cass. - V, 27 novembre 1991, in Rep. Foro it. , 1992, voce Ingiuria, n. 15; nello stesso senso Cass., 4 febbraio 1987, in Giur. it. , 1988, II, 278).

Sotto tale profilo, ciò che rileva, com'è noto, è il contesto dell'articolo: «in tema di diffamazione a mezzo stampa, poiché, qualunque sia la forma grammaticale o sintattica delle frasi o delle locuzioni adoperate, ciò che conta è la loro capacità di ledere o mettere in pericolo la reputazione, il reato si realizza anche quando il contesto della pubblicazione determini il mutamento del significato apparente di una o più frasi, altrimenti non diffamatorie, dando loro un contenuto allusivo, percepibile dal lettore medio» (cfr. Cass. - V, 18 maggio 1999, in Rep. Foro it. , 1999, voce Ingiuria, n. 34).

11.

La responsabilità dell'autore dell'articolo si estende anche a carico del direttore del periodico, responsabile, in particolare, del titolo a caratteri cubitali, poiché sullo stesso grava l'obbligo giuridico di "rendersi conto di tutto quanto il giornale pubblica e di espletare un'attività positiva di vigilanza e di scelta degli scritti da pubblicare, al fine di impedire che a mezzo del giornale si commettano illeciti" (cfr. Trib. Roma 30 ottobre 1987, Dir. Inf., 1988, 435).

Il contenuto e il tono dell'articolo sono fonte di un danno ingiusto e rilevante alla reputazione della signora Fallaci, alla sua dignità e al suo onore. Come è stato rilevato di recente, quando la diffamazione «abbia dato luogo ad una lesione della reputazione pesonale (...) una volta provata detta lesione il danno è in quanto si realizza una perdita di tipo analogo a quello indicato dall'art. 1223 cod. civ., costituito dalla diminuzione e dalla privazione di un valore (per quanto non patrimoniale) della pesona umana alla quale il risarcimento deve essere commisurato sia pure in termine di danno biologico» (cfr. Cass III, 10 maggio 2001, n. 6507, in Rep. Foro it. , voce Responsabilità Civile, n. 29).

Nel caso di specie, il ristoro per il pregiudizio alla lesione all'immagine ed alla reputazione della signora Fallaci, andrà determinato equitativamente, tenendo conto dei seguenti elementi:
(a) la gravità del fatto, che si desume dalle modalità con cui esso è stato posto in essere e, nel caso di specie, implica di tener conto che l'articolo è, sia nella sua globalità che per alcune espressioni usate, lesivo dell'onore della signora Fallaci;
(b) l'estensione dell'offesa, ragguagliata alla tiratura ed alla diffusione dell'articolo che, nel caso di specie, è elevata, tenuto conto che Liberazione è un quotidiano nazionale, distribuito su tutto il territorio;
(c) la qualità della persona offesa con riferimento al prestigio e alla rinomanza di cui gode nel contesto sociale (mondiale), ma anche l'età e la dignità nonché lo straordinario rispetto che per fortuna del nostro paese Oriana Fallaci gode in tutto il mondo, dall'America alla Cina e all'Europa, aumentano la gravità dell'ingiuria.

Le osservazioni sin qui svolte impongono alla signora Fallaci, fatta salva ogni ulteriore azione a tutela della propria onorabilità, di agire nel giudizio per ottenere il risarcimento dei danni che sono derivati dalla pubblicazione, sul quotidiano Liberazione, dell'articolo della signora Rina Gagliardi, il cui contenuto è stato avallato dal direttore responsabile e la cui pubblicazione è stata autorizzata dall'ditore Mrc Srl: danni che si indicano equitativamente in una somma non inferiore a euro 1.000.000,00.

P. Q. M.

la signora Oriana Fallaci come in epigrafe rappresentata, difesa e domiciliata

CITA

a comparire davanti al Tribunale di Roma, sezione e giudice designandi, all'udienza del 20 sttembre 2002, ore di rito, locali di solita udienza, con invito a costituirsi in giudizio nel termine di venti giorni prima dell'udienza indicata, ai sensi e nelle forme di cui all'art. 166 c. p. c., e con espresso avvertimento che la costituzione oltre il suddetto terminee implica le decadenze di cui all'art. 167 c. p. c. e che, in assenza, si procederà in loro contumacia ai sensi dell'art. 171 c. p. c., per ivi sentire accogliere le seguenti

CONCLUSIONI

"Voglia l'Ecc. mo Tribunale di Roma:
- accertare e dichiarare che l'articolo di cui alla presente citazione è ingiustamente ed illecitamente lesivo della reputazione, della dignità e dell'onore della signora Oriana Fallaci;
- accertare e dichiarare che esso arreca all'attrice un danno ingiusto e rilevante;
- condannare i convenuti in solido al risarcimento di tutti i danni che la pubblicazione in oggetto ha cagionato, nella misura di euro 1.000.000,00, ovvero nella maggiore o minor somma ritenuta di giustizia determinata in via equitativa, ai sensi dell'art. 1226 cod. civ.,;
- condannare l'Editore a pubblicare, con la stessa veste grafica, l'estratto della sentenza emananda.

Con vittoria di spese, diritti ed onorari".

* * *
Ai soli fini di cui all'art. 9, della l. 23 dicembre 1999, n. 488, si dichiara che il valore del presente procedimento è di Euro 1.000.000,00= e, pertanto, ai sensi del numero 1, lettera f), della tabella allegata al decreto, il contributo unificato di iscrizione a ruolo è determinato in Euro 671.39.

Firenze - Roma, 10 maggio 2002

Avvocato Francesco Brizzi
Avvocato Stefano Vinti


Rina Gagliardi
Roma, 21 maggio 2002
da "Liberazione"