La più grande delle confederazioni rischia di essere una "dependance" del correntone ds. La gente del Prc è ai margini. L'autonomia rivendicativa latita. Ma la soluzione non è una nuova corrente...

Siamo ancora un sindacato?

Lettera aperta alle compagne e ai compagni della Cgil

Care compagne e cari compagni, il XIV Congresso della Cgil è stato un evento politico e sindacale certamente significativo, che ha segnato l'avvio di una nuova fase nella politica della Cgil, anche grazie al contributo, di idee e proposte date dalle compagne e compagni della minoranza congressuale provenienti da diverse esperienze anche di carattere programmatico, che ha dato vita al documento alternativo.

Il riposizionamento che la Confederazione ha maturato nel congresso è stato caratterizzato, pur in mancanza di una innovata piattaforma sindacale e in assenza di una analisi critica sulle politiche concertative, da alcune novità che intendiamo richiamare.

Questo riposizionamento della Cgil ha avuto ricadute immediate anche sul versante degli equilibri politici, in particolare nel rapporto sia con i partiti della sinistra riformista che con le forze politiche antagoniste. Ma contemporaneamente si è delineata una nuova geografia politica che ha scomposto e ricomposto gli assetti scaturiti dal congresso nazionale. Una ricomposizione che si è prodotta in violazione del pluralismo politico interno alla confederazione. A riprova, certamente non unica, l'emarginazione e la sostanziale messa in mora e delle compagne e dei compagni del Prc che provenivano dall'area programmatica dei comunisti.

Questo approdo non solo non apre scenari positivi, ma mortifica e sminuisce il ruolo politico delle diverse anime interne alla Cgil, e mette in evidenza il ruolo dominante del "correntone" dei Ds, gruppo sul quale è stata conformata la quasi totalità del gruppo dirigente postcongressuale della Cgil e che ha in Sergio Cofferati il riferimento prioritario.

Ne risulta uno scenario inedito. Per la prima volta nella storia della Cgil, il gruppo dirigente di maggioranza è espressione di una minoranza politica, nella fattispecie minoranza all'interno dei Ds.

Questa anomalia (la quasi totalità dei segretari generali sia delle categorie nazionali, che delle istanze regionali e delle Cdl metropolitane aderisce al "correntone") non risponde a nessuna logica sindacale, ma all'esigenza di una battaglia politica tutta protesa alla conquista di una nuova leadership all'interno del centro sinistra.

Il congresso dei Ds si svolse - è bene ricordarlo - pressoché in parallelo a quello della Cgil. Una novità che espone sempre di più la confederazione al pericolo di una nuova subalternità politica, con tutti i rischi vecchi e nuovi che questa comporta, a partire dalla incapacità di definire una autonoma e rinnovata proposta sindacale.

Questo contesto improprio ed anomalo sospinge l'insieme del gruppo dirigente ad assumere un atteggiamento "duale" e contraddittorio: radicale sul versante politico; moderato sulle politiche contrattuali, salvo nei casi in cui l'impresa o il governo portano un attacco diretto ai diritti acquisiti dai lavoratori. In questa situazione l'unica voce in controtendenza e di rottura è quella della Fiom che effettua da tempo una pratica democratica nella definizione degli accordi attraverso il voto dei lavoratori.

Il malessere nella maggioranza della CGIL

Si manifesta nella maggioranza Cgil un ampio ed insidioso malessere; molti dirigenti sindacali si sentono costretti, dalle scelte politiche effettuate dall'organizzazione, su un terreno di iniziativa improprio. Si moltiplicano, infatti, preoccupanti segnali, formali ed informali, provenienti dai territori e dalle strutture per un ritorno ad una pratica sindacale di tipo concertativo. Le contraddizioni aperte sono, come evidente, sempre più insidiose. Così le stesse innovazioni del congresso potrebbero subire una regressione seria.

La Cgil è inoltre in forte sofferenza per il fatto che non riesce ad incrociare nella propria azione né l'Ulivo, né il partito dei Ds, i cui dirigenti, oltre a non offrire una sponda all'iniziative della Cgil, determinano spesso motivi di aperta conflittualità.

L'unico partito con cui la Cgil ha, e potrebbe avere reali punti di convergenza, in particolare per il rilancio delle lotte è Rifondazione comunista. Ma su questo versante l'interlocuzione da parte del gruppo dirigente Cgil subisce una sorta di autocensura, e di chiusura preventiva, che impedisce un confronto senza pregiudiziali, o il superamento di vecchi schematismi.

La stessa sinistra sindacale di Lavoro Società opera ormai all'interno del processo esposto, tutta tesa com'è ad una politica di scambio, inerente prevalentemente ad una presenza maggiore nei gruppi dirigenti. Tutto ciò in una traiettoria che da area programmatica la porta a trasformarsi sempre più in "componente".

E' sempre più evidente la totale assenza di visibilità nelle politiche sindacali come sinistra sindacale, che cerca di surrogare questa incapacità assumendo nella sua espressione prevalente sempre più i connotati tipici di una forza politica, tendendo a diventare "partito", e mettendo in secondo piano le priorità di una reale politica sindacale.

Non è un caso che i principali promotori della recente iniziativa tesa a costruire un nuovo soggetto politico della sinistra ci siano due compagni componenti la segreteria confederale espressione di Lavoro Società.

L'accordo politico di gestione tra maggioranza e minoranza congressuale ha compromesso e tende a comprimere sempre più gli spazi democratici e di agibilità nella Cgil, riducendo il pluralismo complessivo ad un "pluralismo" della maggioranza unica. Nei fatti siamo già ad una pratica di cogestione tra due componenti politiche, anche se formalmente non accreditate e non ancora costituite.

In questo questo quadro si pongono alcune questioni.

In primo luogo, il problema concerne gli iscritti a Rifondazione comunista in Cgil che non condividono l'operazione politica avviata da alcuni dirigenti nazionali della Cgil per la costruzione di un nuovo soggetto politico, in quanto questa scelta prevede la liquidazione o il superamento del partito di Rifondazione comunista. Non c'è bisogno di aderire al Prc per considerare importante il contributo d'idee dei compagni di Rifondazione, a partire dal referendum sull'articolo 18, ma anche dall'impegno per una nuova legislazione sulla rappresentanza sindacale; per le 35 ore; per la difesa dei redditi da lavoro e delle pensioni; per la lotta ad ogni forma di precariato e lo sviluppo di nuova occupazione; per il dialogo con i movimenti antiglobalizzazione.

L'autonomia sindacale chiede di saper valutare oggettivamente da parte degli organismi ai vari livelli i contenuti e le iniziative inerenti le politiche rivendicative. E' negativo, politicamente sbagliato e strumentale utilizzare il sindacato per la promozione di nuovi soggetti politici, per di più in uno scenario politico che si delinea con la presenza di tre sinistre, una liberale-riformista che fa riferimento alla maggioranza del gruppo dirigente dei Ds, una che oggi si identifica con l'operazione politica di Sergio Cofferati, e una sinistra antagonista e anticapitalistica a cui noi facciamo riferimento.

Bisogna contrastare l'uso della CGIL per la promozione di nuovi soggetti politici

Per queste buone ragioni ritengo necessario contrastare dentro e fuori alla Cgil questa operazione politica, considerando necessario condurre una battaglia ferma per il diritto dei comunisti di Rifondazione a vedere riconosciuto il nostro ruolo in quanto parte attiva di un patrimonio culturale e politico, di elaborazione e di lotte della storia del movimento operaio e della Cgil in Italia.

Va denunciato fermamente il pericolo che comporta per la Cgil un eventuale sostegno a tali operazioni politiche: questa strada è la precondizione per il passaggio formale da componente sindacale a componente di partito.

Per tali motivi è necessario riaprire il confronto dialettico nella Cgil, attraverso la ridefinizione di una autonoma piattaforma sindacale, oggi offuscata dal carattere parziale e insufficiente della strategia sindacale.

Per tutti questi motivi è indispensabile aprire una riflessione a tutto campo, che partendo dal terreno della pratica quotidiana affronti i temi dell'autonomia, della contrattazione, della democrazia, del pluralismo e dell'unità, al fine di costruire un percorso certo per il futuro della Cgil e per i milioni di lavoratori e pensionati che questa rappresenta.

E diventa necessario un dibattito che pone al centro il modello sindacale da perseguire. La Cgil è giunta ad un punto di crisi, il suo protagonismo non può svilupparsi solo attraverso mobilitazioni e lotte generali, deve passare per una innovata e articolata piattaforma sindacale.

Da questo punto di vista, è essenziale recuperare il contributo delle compagne e compagni della sinistra sindacale plurale e diffusa, con le loro elaborazioni e nella pratica sindacale. In particolare, propongo di prire la discussione tra i lavoratori e i pensionati, per la costruzione di una nuova piattaforma sindacale che poggi su sei questioni prioritarie: No alla guerra e ciò che ne consegue sul piano economico ed etico; referendum per la difesa e l'estensione dell'articolo 18; ricostruzione dell'autonomia vertenziale: dai contratti di lavoro alla lotta ad ogni forma di flessibilità e precariato; 35 ore; recupero salariale e delle pensioni con la reintroduzione della scala mobile difesa e qualificazione dello stato sociale.

La discussione sul modello fondato sull'autonomia deve intrecciarsi con quello sulla piattaforma sindacale da mettere in campo. Si tratta di avviare un percorso, una discussione a tutto campo per una ricerca e una riflessione di fondo. Sarebbe sbagliato in questa fase far precipitare la discussione su un modello organizzativo di vecchia o nuova corrente (visto i risultati negativi realizzati nel recente passato su questa strada). A distanza di non molti mesi dal congresso è del tutto evidente che la forma della corrente o dell'Area organizzata in senso tradizionale, si è dimostrata un impedimento al libero confronto e alla ricerca, in quanto ha fatto subito precipitare la stessa in una logica burocratica. Si tratta invece di riflettere su nuove modalità con cui definire una innovata piattaforma sindacale e un modello più democratico di vita del sindacato.

Al questo fine, intendo utilizzare tutti gli spazi previsti dalle regole della Cgil, che permettono lo sviluppo di questo percorso.

Ferruccio Danini
Roma, 19 febbraio 2003
da "Liberazione"