L'Inps ha riconosciuto l'ammanco. Avviate le procedure per restituire i denari.

Pensioni Alfa, furto miliardario

Da 150 a 220 mila lire al mese risarcite a 4.100 operai in pensione. Dopo l'intervento del gruppo di Rifondazione al Senato, 300 miliardi tornano nelle tasche dei lavoratori

Con l'incontro, qualche giorno fa a Roma, nella sede nazionale dell'Inps, richiesto dal gruppo di Rifondazione comunista al Senato, il presidente, avvocato Sassi, e tutto lo staff tecnico dell'ente hanno riconosciuto un ammanco enorme sulle pensioni dei lavoratori dell'Alfa Romeo di Arese ed avviato immediatamente le procedure di risarcimento.

Si tratta di un vero e proprio furto per una cifra che varia da 150 a 220 mila lire al mese per 13 mensilità per i 4.100 operai dell'Alfa Romeo che avevano effettuato i contratti di solidarietà negli anni 1995-96. Alla decurtazione salariale parziale in busta paga conseguente al "contratto" ha corrisposto una decurtazione totale di quel periodo lavorativo nel conteggio di pensioni che - lo vorrei ricordare - hanno un'entità media di poco superiore al milione e mezzo!

Lo ha scoperto un operaio, ex delegato del Consiglio di fabbrica, caro amico e compagno di tante battaglie (e non a caso oggi promotore dei Comitati per il Sì al referendum), che si è preso la briga di controllare puntigliosamente tutte le voci della sua pensione.

Il fatto sconcertante è che i patronati sindacali, messi al corrente dell'"errore", non solo non avevano incoraggiato i ricorsi dei lavoratori, ma avevano tentato di convincere l'operaio, a cui l'Inps aveva dovuto riconoscere individualmente il risarcimento, a non far nulla, prendendosi un generico impegno «a mettere a posto» coloro che sarebbero andati in pensione successivamente.

Ma, scandalosamente, neanche ciò si è verificato. Solo dopo l'interrogazione di Rifondazione comunista al ministro del Lavoro Maroni e l'incontro con il presidente dell'Inps giustizia per migliaia di operai viene finalmente fatta.

Senza bisogno di effettuare ricorso alcuno, ai 4.100 operai già in pensione (o in procinto di andarvi) verrà effettuato il ricalcolo di tutta la pensione con la corresponsione degli arretrati: per il periodo medio ipotizzabile, si tratta di almeno 300 miliardi delle vecchie lire che tornano nelle tasche dei lavoratori, grazie all'intervento di Rifondazione comunista.

Ma il Prc ha anche chiesto altro all'Inps: in primo luogo, una verifica a campione nelle aziende che negli ultimi dieci anni hanno effettuato i contratti di solidarietà per scoprire eventuali analoghi ammanchi nel calcolo della pensione; secondariamente, la consegna del modulo di calcolo dell'Inps (Carpe) a tutti i lavoratori, al momento della domanda di pensione, per consentire agli interessati una verifica immediata e personale tra i redditi percepiti dall'azienda negli ultimi dieci anni (modd. 01-M e Cud) e quanto risulta all'ente previdenziale.

Il bilancio di questa gravissima vicenda, che in questo caso si risolve positivamente, porta a considerazioni inquietanti sulla serietà delle Confederazioni sindacali e sui loro patronati, a cui i lavoratori delegano fiduciosi i loro destini previdenziali. Anzi, alcune altre indagini in corso da parte del SinCobas in questi giorni parlano di ammanchi sulle pensioni degli operai che concernono anche altre voci della busta paga, "sparite" nel conteggio della pensione.

Il diritto a una vecchiaia tranquilla e dignitosa è assolutamente in sintonia con la mobilitazione contro la "precarietà globale", che è il paradigma delle politiche liberiste oggi. Il referendum per l'estensione dell'articolo 18 sta già diventando un'occasione concreta di riscossa per tutti i diritti del lavoro.

Gigi Malabarba
Milano, 1 maggio 2003
da "Liberazione"