La Fiat licenzia oltre ottocento tute blu. Annuncio choc durante la "verifica" della crisi del Lingotto.

Cancellata l'Alfa di Arese

Oggi mobilitazione e assemblea davanti ai cancelli

Va tutto bene "madama la marchesa". E quindi, eccovi 850 licenziamenti ad Arese. Dev'essere andata pressapoco così, ieri, al ministero del Welfare, dove era in programma l'incontro di verifica sullo stato di crisi della Fiat. Tutti, sindacati (Fiom esclusa), Fiat e governo che annunciano pomposamente la chiusura del periodo di crisi e poi la mazzata: l'Alfa Romeo di Arese chiude. Per circa 390 lavoratori ci sarà l'"accompagnamento" alla pensione. E gli altri 500? Si arrangino. L'azienda dà altri numeri, ma la sostanza non cambia. «Poiché il periodo di copertura della cigs termina l'8 dicembre, l'azienda - spiegano fonti aziendali della casa torinese - ha aperto la procedura di mobilità per 489 lavoratori». Oggi i lavoratori scenderanno in sciopero con una assemblea davanti ai cancelli fin dalle nove di mattina.

Durissimo il commento del segretario della Fiom Gianni Rinaldini. «La vera novità emersa è quella relativa all'apertura da parte della Fiat delle procedure di mobilità per le lavoratrici e i lavoratori di Arese. Procedure che a differenza del passato non sono in relazione a percorsi di pensionamento». «In altre parole - continua Rinaldini - siamo di fronte alla pratica dei licenziamenti collettivi e gravi sono le responsabilità del governo che continua a sostenere il processo di riduzione di migliaia di posti di lavoro nel settore auto». Rinaldini e' critico anche nel giudicare il piano industriale Fiat che «non fornisce, allo stato attuale, una prospettiva credibile all'azienda, a partire dalla situazione di Mirafiori».

Molto critica anche la posizione della Cgil. «La decisione della Fiat di procedere di fatto ai licenziamenti di 500 lavoratori all'Alfa di Arese è un atto gravissimo che riconferma la prassi dell'azienda di agire sempre in termini unilaterali». «Invece di riprendere corrette relazioni industriali per il rilancio produttivo dell'azienda - continua la Cantone - come chiediamo da tempo, la dirigenza del Lingotto sceglie lo scontro sociale con il ricorso ai licenziamenti».

Sulle nefandezze della Fiat c'è da annotare, infine, una dichiarazione del senatore del Prc Gigi Malabarba. Durante gli scioperi alla Fiat di Cassino, sottolinea Malabarba, «una squadra di crumiri provenienti dallo stabilimento di Melfi minacciava il presidio operaio ai cancelli». «E' scandaloso che il ministro dell'Interno definisca "sostitutivo" il personale delle pulizie illegalmente chiamato per rimpiazzare gli scioperanti e che i bastoni agitati in modo inequivocabile dai crumiri, poi rinvenuti in quantità presso la loro auto, siano stati definiti "attrezzature necessarie per l'asporto della vernice"».

Fabio Sebastiani
Milano, 23 settembre 2003
da "Liberazione"