Controriforma delle pensioni

Un altro furto ai pensionati

Penalizzato anche chi nel 1996, con la Dini, aveva maturato 18 anni di contributi

Non basteranno i 250.000 che ieri hanno sfilato sotto le bandiere dei sindacati, a fermare una riforma che il governo ha deciso di varare entro fine anno, assieme alla Finanziaria. Ci vorranno molti e molti cortei, e tutti quei manifestanti che riuscirono a bloccarla la prima volta, in quel fulgido autunno del 1994 in cui Silvio Berlusconi dovette tornarsene a casa con le pive nel sacco. Perché in qualche modo bisognerà fermarla, questa "riforma truffa" di un centrodestra sempre più accanito contro i cittadini: sul lavoro, la previdenza, la salute, la scuola, i prezzi; e sempre più schierato con i disonesti, gli evasori, gli abusivi, gli inquinatori.

Pensioni in Europa

Riforma truffa, quella delle pensioni, perché il governo aveva detto che non doveva servire a fare cassa e invece si scopre che servirà a "risparmiare" 12-13 miliardi di euro (25 mila miliardi di vecchie lire) pari a un punto percentuale del Pil. Riforma truffa perché avrebbe dovuto essere "sganciata" ed esterna alla Finanziaria, aveva detto Giulio Tremonti, e adesso lo stesso ministro dell'Economia, sollecitato dalla Confindustria e dalle altre maggiori organizzazioni padronali, dichiara invece che ne è parte così intrinseca e connaturata da dover essere varata contemporaneamente alla Legge di Bilancio, nonostante che le misure annunciate abbiano valore (finora) a partire dal 2008.

L'allarme è diffuso, in particolar modo tra chi dovrebbe raggiungere l'anzianità di servizio o compiere gli anni anagrafici necessari ad andare in pensione in un periodo compreso tra il 2004 e il 2008, perché l'impressione è che la Confindustria non si arrenda e non si rassegni ai provvedimenti tracciati venerdì dal ministro del Welfare Roberto Maroni, avendo i vertici di Viale dell'Astronomia già fatto sapere che «la riforma è insufficiente perché diventa efficace soltanto nel 2008 mentre il sistema previdenziale fa acqua adesso».

Ma la riforma truffa è peggio di quanto appaia per quello che non dice, piuttosto che per quello che annuncia. Non dice ad esempio che nella trattativa con il padronato era stata richiesta la "sparizione" della pensione di anzianità, e che solo un lungo braccio di ferro all'interno della maggioranza ha spostato tale "cancellazione" al 2015, quando andranno in pensione i nati nel '50-'55. Cioè proprio quelli che il sistema delle imprese sta espellendo "adesso".

E non dice che tra il 2008 e il 2015 le pensioni di anzianità, tenute in vita per «mancanza di coraggio, come ha detto il presidente della Confcommercio Sergio Billé, sarannno violentemente accorciate con un disincentivo gravemente penalizzante, perché chi decidesse di andare ugualmente in pensione avendo maturato 35 anni di contributi o 57 anni di età (essendo dunque lavoratrici e lavoratori precoci) riceveranno un assegno previdenziale calcolato con il metodo contributivo assoluto, vale a dire applicato sul totale dei versamenti effettuati per l'intero periodo contributivo. La differenza potrebbe aggirarsi attorno a un 35% in meno rispetto al vecchio metodo di calcolo della riforma Dini, con una pensione che potrebbe arrivare, per chi nel 2008 decidesse di lasciare il lavoro con 35 o 36 anni di anzianità, a meno della metà dell'ultimo stipendio percepito.

I primi ad essere colpiti saranno i lavoratori e le lavoratrici assunti a partire dal 1973 e, tra questi, principalmente i dipendenti pubblici e i giovani, quelli assunti con contratti atipici e precari. Ma saranno colpiti anche quelli che nel 1996, con la riforma Dini, avevano maturato almeno 18 anni di contributi, a cui dunque si sarebbe applicato il metodo di calcolo retributivo (sugli ultimi dieci anni più favorevoli al lavoratore) e che adesso (nel 2008 avranno appena 30 anni di versamenti) rischiano di percepire da un minimo del 15 a un massimo del 38% di pensione in meno.

Gemma Contin
Roma, 5 ottobre 2003
da "Liberazione"