Bus e metro fermi in tutta Italia.

Stufi di essere presi in giro

Le ragioni e la disperazione della protesta spontanea dei lavoratori dell'Atm

«Gli irresponsabili non siamo noi, scrivetelo. Sono due anni che ci prendono in giro. Abbiamo dato tutto e ci ritroviamo con niente». I lavoratori milanesi dei trasporti si sono fermati per tutto il giorno. Dalle quattro di ieri mattina, spontaneamente, hanno incrociato le braccia. "Assemblea sindacale permanente". Dai 12 depositi quasi nessuno è uscito. Non accadeva da vent'anni.

sciopero dei tranvieriLa città, allertata dei disagi solo dalle 8,45 alle 15.00, è andata in tilt. Proteste dei cittadini, minacce dal Comune di provvedimenti penali. Tutti contro i"tranvieri". Che si difendono: «Chiediamo scusa all'utenza, oggi abbiamo lasciato a piedi anche le nostre famiglie». «Credete che non capiamo i disagi, ma provate a capire come viviamo». Il fiume di parole coinvolge decine di autisti, esasperati dai due anni senza rinnovo in cui hanno concesso tutto e non hanno avuto niente. Nonostante sette "astensioni dal lavoro" a norma di legge 146 sullo sciopero del servizio pubblico. «Siamo stati abbandonati, anche dal sindacato» dice uno, nessuno lo contraddice.

Facce di lavoratori. Dai trenta ai sessant'anni, con la paura di scivolare nella povertà. Ottomila in tutta la città, fanno muovere ogni giorno 200 linee di superficie, e tre di metropolitana. «Domani (oggi ndr) riprendiamo il servizio, ma vogliamo sia chiaro a tutti che quello che è successo non è un caso». Dal deposito di viale Molise intanto esce un mezzo: «Autolesionista», gli gridano. Non ci sono blocchi, chi vuole lavora, solo due hanno sfidato l'unità dei lavoratori. In serata il Prefetto li precetterà, ma loro volevano già tornare in strada.

Guadagnano 1.150 euro al mese con 16 anni di servizio, gli hanno offerto 12 euro di aumento e la riduzione degli arretrati concordati da 1.500 a 400 euro. Lavorano sei giorni su sette (con due giornate di riposo consecutive ogni 5 settimane). Turni di lavoro "ufficiali" di 6 ore. Esempio: partenza dal deposito alle 5,30. Alle 9,45 ritorno in rimessa. Chi ce la fa, torna a casa per la pausa del turno spezzato, ma la maggioranza abita fuori Milano. Si riparte dalle 16,30 alle 18,50, fine corsa al capolinea e ritorno in deposito. E poi a casa. Ci sono quelli che fanno la notte fissa dalle 18,50 alle 2 tutti i giorni.

Se gli chiedete perché proprio a Milano va in scena la protesta più radicale, la risposta è corale: «Qui la vita è più cara e l'azienda comunale riconosce meno ai lavoratori». Si avvicina un giovane in formazione lavoro: «Io prendo 800 euro al mese per starmene in giro 10 ore al giorno. Come campo?». Prospettive di assunzione nessuna. «L'azienda usa la formazione con i fondi dell'Ue per promuovere la patente europea. Li fanno lavorare due anni e li gettano». Intanto 400 autisti con tanto di visite e patente a posto sono in attesa di assunzione. Con gli accordi territoriali i sindacati milanesi avevano ottenuto "meno soldi, più tempo". Oggi i trenta minuti di riduzione sono stati recuperati dall'azienda. Il 40% del servizio è straordinario. «L'Atm dice di essere tra le aziende migliori d'Europa. Invece l'utenza ha ragione, il servizio fa schifo». «Il Comune dovrebbe chiedere i danni all'Atm per il servizio che dà, non prendersela con noi».

L'azienda dice che non ci sono soldi: «Eppure li hanno messi nella Cirio e persi. E l'aumento di 250 euro ai dirigenti se lo sono dati». «Vogliono smembrare l'azienda per i privati, con interessi anche poco chiari». «Perché De Corato (vicesindaco di An) che è venuto in deposito prima delle elezioni a prometterci la luna, non passa di qua da un po' di tempo?». Vogliono parlare tutti.

La città bloccata ha reagito male. Ma per gli autisti tutti i giorni in "trincea" è normale. «Ci insultano anche i bambini». La scorsa domenica l'Atm aveva annunciato un potenziamento dei mezzi per il blocco del traffico che non c'è stato. L'attesa era lunga, i mezzi stracolmi. «I cittadini protestano ma si devono rendere conto che hanno bisogno di noi». «Senza lavoratori non c'è servizio, né qualità, prima risolviamo la questione del contratto e degli aumenti, poi parliamo di diritti degli utenti». Chissà se qualcuno li starà a sentire.

Claudio Jampaglia
Milano, 2 dicembre 2003
da "Liberazione"