IV edizione del Forum: “L’impresa di un’economia diversa”
Bari, 31 agosto - 3 settembre 2006

L’impresa di un’economia diversa

Documento finale
Lanciata la proposta di una petizione elettronica di 100mila firme da inviare al governo e alla maggioranza politica dell’Unione dal titolo: NESSUN FUORI PROGRAMMA per il rispetto degli impegni presi nel programma della coalizione del governo e per una finanziaria equa e sociale.

Sbilanciamoci! - Forum - Bari

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La IV edizione del Forum: “L’impresa di un’economia diversa”, della campagna Sbilanciamoci! ha riunito in quattro giorni di lavori migliaia di persone che fanno riferimento a decine di associazioni e movimenti impegnati per un’economia diversa, la pace, la tutela dei diritti e dell’ambiente. Per la prima volta è stato realizzato un confronto con esponenti del governo e del parlamento sulle proposte che Sbilanciamoci! ha portato avanti in questi anni e che si prepara a rilanciare in occasione del dibattito sulla Legge Finanziaria 2007, con l’autonomia e la capacità propositiva che ha sempre caratterizzato la sua azione. Si tratta di percorsi non facili e che riproporranno anche un terreno di confronto di posizioni diverse e di conflitto.

Bari ha offerto al Forum di quest’anno uno scenario nuovo: quello del Mediterraneo come crocevia delle sfide per la costruzione della pace, della solidarietà internazionale, dell’incontro di civiltà, dell’accoglienza; quello del Mezzogiorno, come risorsa di un altro sviluppo possibile fondato sulla valorizzazione della dimensione comunitaria e partecipativa; quello della Puglia come laboratorio politico e sociale di innovazione e di governo locale in cui ritornano al centro i diritti, la solidarietà , la democrazia e la mobilitazione sulla tutela di importanti beni comuni: l’acqua, la salute, i diritti degli immigrati.

Abbiamo costruito un laboratorio intorno all’idea di “un’economia dei beni comuni” alternativa al fallimento delle politiche neoliberista del mercato e delle privatizzazioni dei servizi pubblici e dei beni essenziali alla vita quotidiana, della riduzione dei diritti delle persone a merce proponendo invece un’idea ed un modello diverso di sviluppo fondato sull’importanza della funzione dell’intervento pubblico, delle pratiche alternative di un’economia diversa, del Welfare, di un’economia sostenibile, della pace e della solidarietà internazionale.

Abbiamo messo a confronto le esperienze di costruzione dal basso di un’altraeconomia, le pratiche di imprese sociali, del commercio equo, della finanza etica, del consumo critico, della condivisione dei saperi, le politiche innovative degli enti locali che hanno saputo recepire le iniziative della società civile. È a partire da queste pratiche e competenze che possono crescere le alternative, con un cambiamento concreto dentro l’economia e la società, le attività delle imprese e le relazioni sociali.

Le sei sessioni plenarie, i tredici gruppi di lavoro e i centoventi contributi di relatori italiani e stranieri hanno offerto nuovi argomenti e proposte per cambiare l’orientamento delle politiche economiche e finanziarie, reinventare il nostro modello di sviluppo, rimettere in discussione l’idolatria del PIL e della crescita, ripensare l’uso della spesa pubblica al servizio della pace, dell’ambiente e dei diritti.

Al IV Forum di Sbilanciamoci sono state delineate alternative politiche ed economiche al neoliberismo sono state presentate pratiche concrete di un’ altra economia nel campo del commercio, della finanza, delle esperienze di impresa.

I contributi al Forum hanno consentito di focalizzare i punti salienti della situazione economica e sociale del paese:

  1. l’economia italiana sta attraversando –sia considerando i tradizionali indicatori macroeconomici che quelli sociali ed ambientali-uno dei momenti più difficili dal dopoguerra in termini di crescita e qualità dello sviluppo economico, dell’occupazione, della valorizzazione delle risorse materiali e umane del paese. Serve un nuovo indirizzo della politica economica e finanziaria che punti ad un’economia di qualità fondata sull’occupazione, la sostenibilità ambientale, l’eguaglianza, i diritti sociali;
  2. l’eredità dei conti pubblici lasciata dal governo Berlusconi accentua una situazione economica e finanziaria già molto pesante, con la finanza pubblica che supera i limiti indicati dagli accordi europei, rendendo necessari provvedimenti straordinari di risanamento e di rilancio dell’economia italiana, che, tuttavia, devono essere equi, sostenibili e tutelare i diritti sociali, economici e civili dei cittadini. La prossima finanziaria-non può comportare misure drastiche che impoveriscano ulteriormente il paese, colpiscano gli enti locali e frenino la ripresa economica. E’ necessario rimettere al centro un uso virtuoso della spesa pubblica che -eliminando sprechi ed inefficienze ri-costruisca le basi di uno sviluppo sostenibile e di una nuova coesione sociale;
  3. si è fermata anche la modesta crescita occupazionale, frutto artificioso della flessibilizzazione del lavoro e della riduzione dei salari, mentre continua a diminuire l’occupazione nelle grandi imprese. Per creare posti di lavoro qualificati, ad alta produttività e con salari dignitosi è necessario costruire un’economia di qualità con nuove attività e specializzazioni e superare le norme che rendono il lavoro precario e senza diritti. E’ necessario, inoltre, un sistema più ampio –a partire dal reddito di cittadinanza-di ammortizzatori sociali e sostegno ai redditi più bassi;
  4. il primo programma di investimenti per le infrastrutture strategiche costituisce un rischio incombente per la devastazione del territorio, una risposta inefficace alla reale domanda di mobilità del Paese e un’ipoteca insostenibile sulla programmazione economico-finanziaria triennale e per il bilancio annuale dello Stato. Il grande ritardo nella sua attuazione non può tranquillizzare nel disegno di risanamento dei conti pubblici e di superamento delle norme e delle procedure speciali per le grandi opere derivanti della L.
  5. si acuiscono le diseguaglianze sociali e ritornano povertà estreme, che si pensavano debellate. Molti diritti e bisogni sociali fondamentali rimangono senza risposta, mentre la spesa sociale dell’Italia è inferiore alla media dei paesi UE ed il Fondo per le Politiche Sociali ha avuto una consistente riduzione anche nel 2006. Anche in occasione della Legge Finanziaria 2007 i prefigurano tagli alla Sanità, alla spesa sociale, alle spese degli enti locali,per la scuola e l’Università. Si tratta di una prospettiva non accettabile nel momento in cui invece bisognerebbe investire nel Welfare, nelle conoscenze e nella ricerca, nella salute e nell’istruzione dei cittadini investendo nelle politiche di inclusione e promozione sociale;
  6. le rendite da capitale crescono ad un ritmo doppio rispetto ai redditi da lavoro dipendente con conseguente aumento delle diseguaglianze; nel sistema produttivo italiano i profitti di monopolio e le rendite finanziarie, immobiliari e di posizione sembrano ormai prevalere sui profitti imprenditoriali. Tutto questo mentre nella società italiana la sensibilità intorno ai temi della giustizia fiscale è molto acuta e la lotta all’evasione e all’elusione fiscale – nonostante alcuni recenti passi in avanti-è assai lontana dalle necessità della restaurazione della legalità e dell’equità fiscale;

In questo contesto i primi provvedimenti del governo, il DPEF e le prime indicazioni sulla Legge Finanziaria 2007 presentano più ombre che luci.

La “manovrina” di inizio luglio di 7 miliardi rappresenta sicuramente un primo segnale di novità rispetto ai provvedimenti economici del precedente governo: non vengono tagliate le spese sociali, vengono colpiti i privilegi di alcune corporazioni a favore dei diritti dei consumatori e finalmente si adotta un provvedimento di lotta all’evasione credibile. Ma il vero banco di prova sarà la prossima finanziaria.

Con il DPEF presentato dal nuovo governo e approvato a fine luglio cambiano –rispetto ai documenti precedenti-toni e scenari, accenti e parole: si parla di equità e redistribuzione, di politiche sociali ed occupazione, di lotta alla povertà e all’esclusione sociale, di politiche per l’ambiente. Si tratta ancora di orientamenti generali non sempre tradotti in proposte e indicazioni operative. Il primo rischio è che gli impegni ancora sotto il profilo di enunciati (dal diritto all’abitazione agli asili nido, dall’ occupazione giovanile e femminile alle pari opportunità, dall’ambiente al lavoro) rimangano tali e non corrispondano poi a scelte concrete. Dobbiamo aspettare e verificare l’eventuale traduzione di questi primi enunciati in impegni concreti nella prossima finanziaria.

Se il DPEF 2007-2011 ha rappresentato, in definitiva, un’occasione mancata, giudichiamo in modo preoccupato e negativamente le prime indicazioni governative sulla Finanziaria 2007: prevedono una manovra da 30 miliardi di euro, 15 dei quali di tagli alla spesa pubblica e 15 di nuove entrate con pesanti effetti economici e sociali.

Preoccupante è invece la prospettiva, che si profila per la prossima manovra finanziaria, di tagli a: pensioni, pubblico impiego, sanità, enti locali. Tagli finalizzati esclusivamente a fare cassa, a prescindere dalle negative conseguenze sociali ed economiche. Preoccupante è anche l’assenza di quegli interventi per un rilancio dell’economia italiana. Negativa è l’assenza di interventi volti a combattere il precariato e a potenziare gli investimenti nella ricerca, nell’istruzione, nella formazione.

Sbilanciamoci si associa alla preoccupazione espressa da CGIL, CISL, UIL. La politica di risanamento dei conti pubblici, così condotta annuncia un preoccupante scenario in cui la coesione sociale risulterà ulteriormente indebolita senza favorire il decollo dell’economia italiana.

Chiediamo che si rilanci la trattativa con la Commissione Europea per diluire in due anni la manovra sui conti pubblici, in modo che questa non provochi effetti sociali devastanti e si diano in questo modo anche maggiori opportunità per gli interventi di rilancio dell’economia.

Dal IV Forum di Sbilanciamoci sono emerse le linee generali di una politica alternativa, con 67 proposte al governo italiano e alle forze politiche, articolate in 10 aree tematiche - giustizia fiscale, imprese, disarmo, welfare, ambiente, solidarietà internazionale, altra economia, Mezzogiorno, beni comuni, istruzione e ricerca - :

  1. Una nuova politica fiscale fondata sui principi dell’equità, della progressività, della solidarietà che preveda queste misure:
    1. la reintroduzione della tassa di successione per i patrimoni oltre i 500mila euro;
    2. l’adeguamento della tassazione di tutte le rendite finanziarie al 23% e l’introduzione di un’imposizione ad hoc per le rendite derivanti dalle privatizzazioni;
    3. la revisione della tassazione dei patrimoni immobiliari;
    4. la revisione degli studi di settore e il rafforzamento della normativa contro le società di comodo;
    5. l’introduzione di una serie di tasse di scopo per colpire consumi e produzioni dannose (commercio di armi, Carbon tax, transazioni finanziarie, voli aerei, sacchetti di plastica, imballaggi, SUV);
    6. la tassazione degli extraprofitti derivanti dall’aumento del prezzo del petrolio;
    7. la tassazione sui diritti televisivi e la pubblicità;
    8. abbattimento dell’IVA sui consumi culturali;
    9. revisione della legge nazionale che disciplina le concessioni governative per prelievo e sfruttamento delle acque minerali con introduzione del principio obbligatorio per le regioni di una tassa governativa sui prelievi e introduzione del centesimo di solidarietà sulla tariffa dell’acqua per garantire l’accesso all’acqua di tutti.
    Questa nuova politica fiscale deve essere accompagnata da una seria politica di lotta all’evasione fiscale e di allargamento della base fiscale.
  2. La promozione di una nuova politica per le imprese, sostenendo:
    1. le “imprese responsabili”;
    2. le forme di sviluppo locale e di autoimprenditorialità sociale;
    3. interventi mirati nella ricerca, nel Sud, nelle aree deindustrializzate;
    4. l’introduzione di una nuova legge sui distretti industriali;
    5. una maggiore trasparenza nel sostegno alle imprese all’estero;
    6. reintroducendo una vera punibilità del falso in bilancio;
    7. sostegno a ricerca, università e innovazione.
  3. Una politica di disarmo e di riduzione del 20% delle spese militari, bloccando la costruzione di nuovi sistemi d’arma (in particolare facciamo riferimento al progetto del cacciabombardiere JSF F35), azzerando il finanziamento alle missioni in Iraq – già in via di conclusione - e in Afganistan (ed il conseguente ritiro delle truppe), riducendo del 50% gli attuali organici delle Forze Armate, sostenendo la riconversione dell’industria bellica e dando maggiori risorse (almeno il 50% in più) al servizio civile nazionale per i ragazzi e le ragazze, per permettere a tutti di svolgere il servizio nel 2007; la formazione e costituzione dei copri civili di pace; la restituzione ad uso civile di servitù militari palesemente già dimesse.
  4. L’allargamento del welfare dei diritti e della coesione sociale, attraverso una serie di misure e iniziative:
    1. raddoppio del Fondo per le Politiche Sociali sulla base di un meccanismo di quota capitarla per finanziare inoltre: un piano straordinario nazionale per il Reddito minimo d’inserimento e un piano straordinario per la costruzione di 3000 asili nido;
    2. un intervento straordinario per il diritto alla casa;
    3. un piano di investimento per l’edilizia scolastica;
    4. l’istituzione di un fondo per il diritto allo studio;
    5. l’abolizione dei fondi alle scuole private e del buono scuola;
    6. la chiusura dei CPT, destinando i fondi risparmiati a politiche di integrazione e di cittadinanza per i migranti;
    7. la creazione di strutture alternative alla detenzione e alla sanità penitenziaria;
    8. l’abolizione degli incentivi fiscali e diretti alla previdenza integrativa e delle compensazioni alle imprese per la perdita del TFR;
    9. la promozione dei diritti del lavoro e l’istituzione della flexicurity;
    10. la difesa dell’acqua in quanto bene pubblico;
    11. la promozione dello sport per tutti;
    12. l’attivazione di un Fondo nazionale, alimentato tramite la fiscalità generale, per garantire il il diritto all’acqua per tutti e gli interventi di salvaguardia delle risorse idriche in quanto bene pubblico.
  5. La promozione di un piano nazionale di risanamento e riqualificazione ambientale fondato sui seguenti interventi:
    1. realizzazione di un programma d’intervento per il risparmio energetici e lo sviluppo delle fonti rinnovabili (in particolare dell’eolico e solare);
    2. lo stanziamento di adeguati fondi per conseguire gli obiettivi nazionali del Protocollo di Kyoto, raccolti con strumenti fiscali innovativi e finalizzati all’efficienza energetica e alle energie rinnovabili;
    3. la profonda revisione delle priorità nel settore delle infrastrutture, in coerenza con l’impostazione del Piano generale dei Trasporti e della Logistica del 2001;
    4. il pieno recepimento delle regole comunitarie per la Valutazione Ambientale Strategica e per la Valutazione di Impatto Ambientale di piani, programmi e progetti, anche con riferimento alla tutela delle risorse idriche, nel rispetto dei doveri di informazione e partecipazione del pubblico;
    5. la revisione delle norme criminogene sul General Contractor che hanno consentito l’applicazione generalizzate e incontrollata della pratica del sub-appalto nel mercato dei lavori pubblici;
    6. la rottura dell’assetto neo- corporativo nel settore dei trasporti, anche attraverso l’istituzione di un’apposita Authority, per scardinare le posizione di rendita esistenti, a cominciare da quelle dei concessionari autostradali;
    7. la promozione di forme di mobilità sostenibile ed efficiente, che incentivano il trasporto su rotaia e le tecnologie pulite e razionalizzino il trasporto via mare;
    8. la profonda revisione delle cartolarizzazioni e il blocco della svendita del patrimonio pubblico di pregio;
    9. la piena attuazione del REACH (Regolamento Europeo sulla Chimica) anche nel nostro Paese;
    10. la definizione e attuazione del Piano Nazionale per la Diversità Biologica, in attuazione della Convenzione Internazionale sulla diversità biologica;
    11. la lotta all’abusivismo edilizio. Va ripristinata la legalità ambientale cancellando tutti i provvedimenti del governo Berlusconi in contrasto con le direttive UE.
  6. La promozione di una politica di pace e di solidarietà internazionale. E’ necessario per questo motivo:
    1. portare nel 2011 la quota di Aiuto Pubblico allo Sviluppo allo 0,7% del PIL;
    2. concentrarsi nell’attuazione degli “Obiettivi del Millennio” proposti dalle Nazioni Unite;
    3. procedere entro il 2008 alla completa applicazione della legge del 2000 sulla cancellazione del debito;
    4. impegnarsi per la riforma democratica degli organismi economici e finanziari internazionali;
    5. confermare della partecipazione al “gruppo dei 43” promosso da Lula e Chirac per definire nuovi meccanismi di finanziamento – ad esempio con l’introduzione della Tobin Tax e di una tassa sui biglietti aerei-della cooperazione allo sviluppo e dei beni comuni globali e per garantirne l’accesso come diritto umano;
    6. varare una nuova legge quadro – che superi la 49/87-per la cooperazione e la solidarietà internazionale fondata sui diritti umani, la pace, i beni comuni che valorizzi le espressioni organizzate della società civile.
  7. La promozione delle forme innovative di altra economia, attraverso:
    1. la promozione del fair trade, con meccanismi di “social public procurement”;
    2. la revisione degli aspetti fiscali e doganali per il fair trade;
    3. sostenere la finanza etica e il risparmio autogestito e comunitario;
    4. aiuti fiscali a imprese sociali e non profit che applicano il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro;
    5. sostegno a Copyleft e Software libero e aperto;
    6. rifinanziamento della legge sull’editoria e riconoscimento dei media non commerciali;
    7. incentivi ai distretti di economia solidali (DES).
  8. Un rilancio delle politiche per il mezzogiorno e lo sviluppo locale, favorendo processi di piena partecipazione e di valorizzazione degli attori locali – oltre ogni logica clientelare ed assistenzialistica - sostenendo:
    1. piani di recupero del territorio e di riassetto idrogeologico;
    2. l’uso sociale dei beni confiscati alle mafie e processi di sostegno alla legalità nell’economia,
    3. la lotta alla disoccupazione giovanile e femminile;
    4. il rilancio della legge Bersani per l’intervento nelle periferie degradate delle grandi città.
  9. Una politica coerente per la difesa e la promozione dei beni comuni, attraverso:
    1. una legge quadro ad hoc;
    2. il mantenimento del carattere pubblico dei servizi locali (interrompendo la privatizzazione delle public utilities) volti a rispondere ad essenziali diritti e bisogni dei cittadini e rifiutiamo perciò il ddl Lanzillotta sulla privatizzazione dei servizi pubblici locali;
    3. iniziative volte alla ripubblicizzazione del servizio di gestione ed erogazione dell’acqua ove sono stati privatizzati rifiutando l’adozione del modello SpA come forma societaria di gestione dei beni pubblici a favore di istituzioni di diritto pubblico che prevedano forme di partecipazione dei cittadini;
    4. una nuova legge quadro sulla tutela e governo pubblico delle risorse idriche;
    5. una nuova legge sul servizio pubblico radiotelevisivo che garantisca l’emersione di nuovi attori e ampli il pluralismo; che contrasti il controllo politico esercitato dai partiti; che metta a disposizione, per un utilizzo non commerciale, l’intero archivio Rai con licenza d’uso libera;
    6. il ritiro del decreto Mastella sulle intercettazioni in quanto limitante la libertà di stampa.
  10. Una politica coerente per sostenere l’istruzione, la ricerca e la cultura nel nostro paese, attraverso un programma di interventi strategico, nuove risorse, investimenti che diano segni di discontinuità rispetto ad una politica che in questi anni ha impoverito la scuola e l’università, ha portato l’Italia a fanalino di coda nel campo dell’innovazione e della ricerca, ha umiliato la produzione culturale diffusa sul territorio a favore invece di un’idea della cultura come business, merce, dimensione privatistica e individualistica. Chiediamo di:
    1. eliminare i fondi destinati al finanziamento delle scuole private;
    2. istituzione di un fondo straordinario (5 miliardi in 10 anni) per l’edilizia scolastica;
    3. ripristinare il finanziamento della legge 440/97 per l’autonomia scolastica (circa 300 ml di euro);
    4. investire il 6% del PIL in istruzione e ricerca;
    5. istituzione di una legge quadro per il diritto allo studio e al sostegno del “reddito di formazione”.

Per documentare i problemi e i progressi su questi temi è necessario costruire nuove basi e strumenti di conoscenza, integrare la contabilità economica tradizionale, che presenta tutti i limiti di un indicatore come il PIL, con una valutazione della qualità sociale e ambientale che utilizzi indicatori e studi adeguati, che potrebbero essere utili per definire ogni anno il “Bilancio sociale del Paese”, coordinato dal Ministero della solidarietà sociale.

Lanciamo dal Forum di Sbilanciamoci! la proposta di una petizione elettronica di 100mila firme da inviare al governo e alla maggioranza politica dell’Unione dal titolo: NESSUN FUORI PROGRAMMA per il rispetto degli impegni presi nel programma della coalizione del governo e per una finanziaria equa e sociale.

Si tratta, a partire da queste e da altre proposte, di ricostruire le speranze di “Un’Italia capace di futuro” che ripensi i propri valori e l’idea di un progetto condiviso fondato sulla partecipazione e la democrazia, capace di costruire un’economia diversa fondata sui nostri più fondamentali beni comuni: la pace e i diritti, l’ambiente e la legalità, la giustizia sociale e la solidarietà internazionale.

Sbilanciamoci!
Bari, 3 settembre 2006
www.sbilanciamoci.org