La Rete 28 Aprile per il Contratto Nazionale di Lavoro

NO
al documento CGIL, CISL, UIL sulla contrattazione, alle gabbie salariali e allo scambio salario - produttività, allo smantellamento del contratto nazionale di lavoro

Il documento Cgil, Cisl, Uil indebolisce proprio il principale strumento di forza dei lavoratori: il contratto nazionale

Il documento Cgil, Cisl, Uil sulla riforma della contrattazione è profondamente sbagliato perché di fronte alla catastrofe dei salari italiani, che sono i più bassi tra quelli dei paesi industriali più avanzati, invece che mettere in discussione la politica di concertazione e moderazione salariale che negli ultimi quindici anni ha portato a questo risultato negativo, la ripropone in termini ancor peggiori.

Il documento infatti:

Nel momento in cui i lavoratori avrebbero bisogno di rafforzare il contratto nazionale, per trovare assieme la forza di superare la frantumazione delle aziende e la precarizzazione, il ricatto del posto di lavoro e l’attacco continuo ai diritti, il documento Cgil, Cisl, Uil all’opposto indebolisce proprio il principale strumento di forza dei lavoratori: il contratto nazionale. Lo fa sulla base di un’idea sbagliata, quella che le retribuzioni in questi anni non sarebbero aumentate per troppo contratto nazionale. In realtà ce ne è stato troppo poco.

L’accordo del luglio del 1993 già poneva dei vincoli al contratto nazionale, legandolo all’inflazione programmata, e puntava in azienda sul rapporto tra salario e produttività. Invece che abbandonare questi vincoli che hanno portato il salario italiano al 23esimo posto nei paesi Ocse, il documento Cgil, Cisl, Uil li rafforza, peggiorando e non migliorando l’intesa del 23 luglio.

Così la trattativa si apre in modo verticistico, con un documento rigido e immodificabile che non è stato votato dalle lavoratrici e dai lavoratori, senza vincoli reali di mandato e con il rischio di una conclusione al ribasso rispetto agli stessi scarsi diritti già oggi esistenti.

La Confindustria vuole smantellare il contratto nazionale per poter distribuire soldi in maniera discriminatoria tra le lavoratrici e i lavoratori. Bisogna prepararsi allo scontro, non a nuove concessioni. Per questo proponiamo in alternativa:

Occorre rivendicare una politica economica che tuteli i salari e le pensioni e ridistribuisca effettivamente la ricchezza. Bisogna ridurre le tasse per tutto il salario e la pensione e non solo per le ore di straordinario. Va ripristinato un controllo dei prezzi e vanno migliorati le prestazioni dei servizi pubblici. Si deve tassare la ricchezza accumulata in questi anni. Diciamo basta alla moderazione salariale e alla concertazione, che sono le vere cause del disastro dei salari in Italia, diciamo basta alla precarietà del lavoro e dei diritti.


AL CONTRATTO NAZIONALE, AL SALARIO,
AI DIRITTI, AL LAVORO SICURO
ALLA DEMOCRAZIA SINDACALE
Rete 28 Aprile (nella Cgil per l'indipendenza e la democrazia sindacale)
Roma, 16 maggio 2008
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