Mercoledì 24 novembre - Monza - Urban Center

Il lavoro: resistenza, sapienza operaia, innovazione e internazionalismo

Riflessioni dopo l'assemblea sul lavoro in Brianza

Nella stessa sala dell'Urban Center di Monza, dove circa venti giorni fa la FdS di Monza e Brianza ha svolto il primo congresso territoriale, e subito dopo il fine settimana nel quale si è tenuto, a Roma, il congresso fondativo della stessa, mercoledì 24 novembre, la FdS di Monza e Brianza ha incontrato migranti, lavoratori precari della scuola e alcune RSU di imprese in crisi situate sul territorio della Brianza e ha svolto alcune importanti riflessioni sul momento economico che viviamo. In tutte le occasioni sopra ricordate, così come sottolineato nel documento politico che era alla base della stagione congressuale, si è rimarcato come la questione del lavoro sia centrale per la FdS.

D'altra parte non può essere diversamente.

La nostra proposta politica parte dalla Costituzione Repubblicana, la quale, come è noto, assegna al lavoro un ruolo centrale e determinante fin dai suoi articoli iniziali, segnatamente il primo e il quarto, per poi declinare questa centralità in fondamentali articoli della sua seconda parte.

Nella serata di mercoledì i relatori intervenuti - Roberto Giudici (FIOM Milano), Matteo Gaddi (responsabile lavoro nord PRC – Fds) e Augusto Rocchi (direzionale nazionale della FdS) - coerentemente, hanno evidenziato la necessità di rimettere al centro del dibattito politico la questione lavoro.

Questa necessità è stata esaltata attraverso alcune parole che hanno costituito il filo conduttore dei tre interventi: resistenza, sapienza operaria, innovazione.

Resistenza, perché oggi è necessario, prima di tutto, resistere di fronte ai tentativi del padronato di scambiare posti di lavoro con diritti, anche diritti sanciti dalla Costituzione, come il diritto di sciopero.

Giudici ha ribadito che, su questo crinale, non c'è spazio per alcuna trattativa o concertazione.

Sapienza operaria. Gaddi ha citato esempi di realtà operaie (in primis la Marzorati di Brugherio e la Yamaha di Lesmo) che di fronte alle crisi delle rispettive aziende non solo non si arrendono, ma si propongono come soggetti della rinascita aziendale o, per lo meno, della sua non definitiva liquidazione, o vanno a smascherare le alchimie contabili effettuate per giustificare la crisi aziendale.

Innovazione. Non si esce dalla crisi con un'ulteriore compressione dei salari e delle condizioni di vita delle classi subalterne. La competitività sui mercati globali la si ottiene solo innovando prodotti e processi, ma per questo sono necessari ingenti investimenti nella ricerca e nella scuola.

Anche gli interventi degli operai delle RSU (Marzorati, Yamaha, Carlo Colombo, Wagner Colora), dei precari della scuola e dei migranti, inconsapevolmente, sono stati caratterizzati da alcuni tratti comuni: coscienza di classe, dignità, internazionalismo, cultura. La coscienza di appartenere ad una stessa classe, di avere gli stessi interessi, di essere ancora, nonostante il clima culturale attuale induca a pensare il contrario, il motore della vita economica (bene è stato ricordato da Rocchi che l'Italia è il secondo paese della UE per la percentuale di prodotto interno lordo dovuto dall'industria manifatturiera), l'orgoglio di appartenere alla classe operaria, sono stati ben espressi nel corso degli interventi, anche se taluno ha evidenziato come a questa presa di coscienza sia giunto solo dopo l'entrata in crisi della propria azienda.

Entrata in crisi che provoca contraccolpi non solo economici, ma anche morali perché colpisce la dignità delle persone, mette in dubbio le loro certezze, le fa sentire inutili.

Internazionalismo è stata la parola che Saidu Moussa Ba (un migrante senegalese del Comitato sotto e sopra la torre di via Imbonati) ha voluto ricordare nel suo intervento, seguito da un intervento in diretta dalla torre di via Imbonati di un migrante. Se non si riscopre l'internazionalismo, se non si tiene conto della ragione prima della migrazione, che è la cattiva distribuzione delle risorse, non si può pensare di risolvere il problema della migrazione solo, con la pur doverosa, solidarietà. Il rappresentante dei precari della scuola ha ricordato come non ci possa essere futuro senza una scuola che abitui allo spirito critico, che prepari culturalmente le giovani generazioni.

La serata si è aperta con un minuto di silenzio per ricordare le vittime sul lavoro, in particolare quelle recenti di Paderno Dugnano.

Riprendendo la parola dignità vorrei chiudere questo mio scritto riportando alcuni versi di un poeta operaio, Fabio Franzin, tratti dal suo ultimo poema dal titolo “Co'e mani monche” (Con le mani monche) che narra lo sgomento degli operai di un mobilificio del Nord Est messi in mobilità.

“… Ecco, guardateci: siamo qui, riuniti
sotto la tettoia di eternit e la lamiera dietro
la segheria, un manipolo di poveri cristi
all'ombra del silo; guardateci, ora
che il rappresentante sindacale e il direttore
dell'azienda ci hanno lasciato soli, lì
soli ognuno con le preoccupazioni, la propria
ansia, il rancore; adesso che forse
siamo per la prima volta davvero
una classe, così, incatenati alla stessa sorte. Guardateci: ci siamo anche scannati
fra noi, e azzuffati, ci siamo
mandati a quel paese a volte, perché uno
era un po' ruffiano, confidente
dei caporioni, o perché l'altro tirava
il culo indietro, non capiva un ostia.
E ora sembra quasi ci si sia
sempre voluti bene, tanti
fratelli abbandonati dal padre
. ….
Guardateci, perché
siamo coloro che pagano l'ingordigia
dei potenti, i loro yacht luccicanti,
le loro feste. …”

Francesco Beretta (portavoce della FdS - Monza e Brianza)
Monza, 27 novembre 2010