Carate Brianza, 24 febbraio 2011

Primo: il lavoro!

La Federazione della Sinistra di Carate Brianza ha organizzato una riuscita iniziativa sulla situazione del lavoro in Brianza a partire dalle aziende in crisi. Galleria fotografica

Photo by Brianza Popolareinfo

Un'iniziativa pubblica di approfondimento, raccolta di testimonianze e discussione che si inserisce nell'attenzione che la Federazione della Sinistra, da sempre, ripone verso tutte le tematiche che riguardano il mondo del lavoro.  Lo abbiamo fatto con le nostre precedenti assemblee pubbliche a Monza, con gli incontri pubblici di approfondimento promossi dalla nostra Commissione lavoro, con i rapporti diretti con le diverse RSU aziendali, con la nostra partecipazione a tutte  le iniziative di lotta sindacali, con le inchieste del nostro quotidiano Liberazione, con la nostra presenza e partecipazione alle  diverse e numerose lotte vertenze e presidi presenti in Brianza.

Lo facciamo con l'impegno politico e sociale del circolo della Federazione della Sinistra di Carate – Alta Brianza.

Proprio a Carate Brianza, Giovedì 24 febbraio nella sala Grandi Riunioni circa 90 cittadini, hanno partecipato ad un'assemblea pubblica che ha avuto come tema di dibattito il lavoro. Un argomento dimenticato dalla politica di Palazzo che vede i potenti impegnati a districarsi nelle aule dei tribunali mentre i lavoratori e gli operai, devono salire sui tetti per richiamare l'attenzione dell'opinione pubblica.

L'assemblea è stata preceduta da due raccolte di firme: “Berlusconi: dimettiti”, petizione popolare lanciata dalla FDS per mandare a casa un uomo che ha semplicemente un'idea privatistica e amorale della cosa pubblica; l'altra di Retescuole e indirizzata al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano affinché vengano restituiti i fondi sottratti alla scuola pubblica da un governo retto da un Presidente del Consiglio che dice apertamente di disprezzarla.

Sono intervenuti Matteo Casiraghi e Franco Calandri e come ospite nazionale Giorgio Cremaschi del Comitato Centrale Fiom-Cgil. Matteo Gaddi non ha potuto partecipare per indisposizione. Riportiamo una sintesi dei numerosi interventi.

Matteo Casiraghi (Fiom-CGIL, Monza e Brianza) ha evidenziato come il lavoro sia un elemento di dignità e la libertà dell'impresa abbia o debba avere un limite: quello del rispetto della dignità delle persone. Molte piccole, medie e grandi imprese del nostro territorio vivono un generale ridimensionamento, dovuto spesso al fatto che molti imprenditori lasciano sul territorio l'azienda ma decidono di far produrre il manufatto in Cina, sacrificando l'esperienza delle maestranze. Bisogna difendere il contratto collettivo nazionale che difende i lavoratori universalmente  in ogni luogo dove si svolge una qualunque attività. Bisogna chiedere risposte concrete a chi governa questo paese.

La politica deve essere intesa come rappresentanza degli interessi generali delle persone e la si  deve praticare tutti i giorni. Tuttavia oggi la  politica non c'è o se c'è rappresenta una parte minoritaria della società e non offre risposte.

Franco Calandri (USB Monza e Brianza) sottolinea che ora ci sono i presupposti per sconfiggere il disegno di Marchionne. Questo segnale arriva dai referendum di Pomigliano e Mirafiori. Il risultato del “no” è una grande vittoria della classe operaia anche in considerazione del fatto che erano tutti contro: Cisl, Uil, la destra, compresi pezzi del centro sinistra. Con l'operazione Marchionne si è scatenata una grande lotta di classe contro i lavoratori. Marchionne rappresenta la sintesi di un attacco ai diritti dei lavoratori che dura da circa 20 anni. Questa destra aggressiva e barbara cerca di portare il paese fuori dalla crisi facendola pagare ai lavoratori, ai giovani e ai migranti sia sul piano dei diritti economici che contrattuali e tutto viene subordinato ai profitti dell'azienda. Oggi le piazze tornano a riempirsi di giovani che chiedono più certezza per il futuro, più diritti, più lavoro. E' necessario arrivare allo sciopero generale così come ha proposto il sindacalismo di base per il giorno 11  Marzo 2011.

Giorgio Cremaschi (Presidente Comitato Centrale della Fiom-Cgil), sviluppa con l'impeto che lo caratterizza, una forte polemica con quella parte di politici del centro-sinistra (Chiamparino, Fassino, Renzi ed altri) che hanno invitato a votare per la proposta  Marchionne. Come è possibile, si chiede Cremaschi, stare con Marchionne e poi dichiarare di stare contro Berlusconi? Questa vicenda ha convinto gli studenti che il “no” di Pomigliano e Mirafiori era qualcosa che riguardava anche loro e che non poteva lasciarli indifferenti. Qualcuno ha pensato che si potesse creare una divisione tra precari e garantiti, facendo credere che in un mondo di precari tutti potevano guadagnarci di più e che i veri nemici dei precari erano i garantiti. C'è stata un'identificazione dei precari e degli studenti nella lotta di Pomigliano e Mirafiori e questi hanno capito che quel ricatto era rivolto a tutti i lavoratori precari e non. Lo dimostra la dichiarazione della Gelmini che dichiara apertamente di ispirarsi alla proposta Marchionne.  E' rimbalzata tra le lotte operaie e degli studenti la parola “dignità” prevista dalla nostra Costituzione e che Berlusconi vuole cancellare. Questa classe politica non si rende conto che c'è una parte del paese che sta regredendo verso drammatici livelli di povertà. La ripresa non c'è, la situazione economica si aggrava sempre di più e non si propongono misure vere. Si vuol colpire il costo del lavoro e lo stato sociale. Il federalismo che stanno costruendo è solo il modo per distruggere lo stato sociale. Perché Marchionne piace tanto? perché propone il ritorno all'800: non c'è più stato sociale, non ci sono più diritti c'è il padrone che come un barone dell'800 è un benefattore solo per il fatto che ti assume e quindi devi essere per sempre riconoscente. C'è un'immoralità politica che non possiamo più accettare, pertanto, occorre dire basta.

Il 50% della ricchezza nazionale è in mano al 10% della popolazione. Bisogna reinvestire nel futuro, nello studio, in giustizia e nel lavoro di qualità altrimenti diventiamo la caricatura dell'America più povera. Noi dobbiamo smetterla di farci imbrogliare perché questi signori difendono i loro interessi e vogliono far pagare tutta la crisi a noi. Pertanto c'è bisogno della lotta, della mobilitazione e c'è bisogno di un programma economico alternativo.

Dopo Giorgio Cremaschi sono intervenuti operai e sindacalisti in rappresentanza di alcune fabbriche in crisi.

Angelo Caprotti (RSU Yamaha di Lesmo). I lavoratori della Yamaha si sono trovati a fronteggiare   uno stato di crisi imprevisto in quanto l'azienda produceva a buoni ritmi di produzione. La chiusura è stata voluta dalla sede centrale di Tokio. In Giappone la cassa integrazione non è prevista e i dirigenti dell'azienda di Lesmo si rifiutavano di concederla. Pertanto i lavoratori sono stati costretti a salire sul tetto per reclamare il diritto alla cassa integrazione. Per tutta risposta l'A.D. della Yamaha in sede di trattativa ha chiesto ai lavoratori quale costo avesse questo diritto, la risposta dei lavoratori è stata chiara è forte “E un nostro diritto, vogliamo che sia esigibile”.

I lavoratori sono da settimane ancora in presidio permanente vivono in un camper e rivendicano i loro diritti. Yamaha non mantiene le promesse fatte e si scandalizza per la forma di lotta intrapresa. Scandalizza la lotta, non la condizione in cui una multinazionale costringe dei lavoratori. Si cerca di rompere il fronte della protesta e non si dice  che Yamaha truccava i bilanci.

In risposta Angelo e i suoi colleghi resistono.

Eliana Schiadà (Sindacalista FILCEM CGIL, Monza e Brianza).  Segnala un aspetto che caratterizza i padroni  brianzoli, i quali  in svariate occasioni mostrano una scarsa responsabilità sociale. L'imprenditore fa il suo mestiere legato strettamente e quasi esclusivamente al profitto. Pertanto, in caso di crisi non si crea nessun problema di ordine morale nel licenziare i lavoratori che ritiene non indispensabili per la produzione, qualunque sia la loro condizione socio-economica. Questo modo di pensare è molto diffusa nella nostra Brianza. A tutto ciò si somma una scarsa qualità imprenditoriale, tanto che alle prime difficoltà gli imprenditori decidono la chiusura vedi l'ex Caprotti con 168 donne a casa. Ho l'impressione, afferma Eliana, che anche il valore e la dignità del lavoro femminile valga sempre un po' meno del lavoro e della dignità maschile.

Due compagni (della RSU - CGIL della DEVI) raccontano il clima di tristezza che si vive in azienda per l'incertezza del posto di lavoro. Nonostante negli ultimi due anni ci sia stato un ottimo fatturato per la DEVI per cause esterne e di natura non economica, si profila il fallimento.

Biagio Catena (RSU Brianza Acque) “Viviamo una crisi devastante che si articola in tre questioni fondamentali: crisi economica, crisi della democrazia dovuta alle grandi lobby finanziarie che schiacciano il vero senso della democrazia e una crisi ecologica.” Viviamo un deficit di progettualità. Biagio ci ricorda la mobilitazione che ci attende contro il nucleare e contro la privatizzazione dell'acqua.

Ferruccio Buzzi (RSU Beta – Utensili). “Nel momento in cui la nostra fabbrica ha subito la cassa integrazione  il sistema anche tra di noi è cambiato.” La preoccupazione dei lavoratori era per la perdita del posto di lavoro. I lavoratori si sono organizzati e con dei gazebo nelle varie piazze di Sovico e del territorio hanno cercato di denunciare ciò che stava succedendo. Fino al 2010 c'è stata cassa integrazione, ora fortunatamente stiamo uscendo da questa situazione.

Ci sentiamo di dover dare solidarietà ai lavoratori della Yamaha e a tutti gli altri in lotta. Abbiamo pensato con i miei compagni di lavoro di dover partecipare a questa iniziativa per mettere a disposizione di tutti la nostra esperienza.

Conclude la serata l'intervento di Renato Pomari (RSU IBM di Vimercate) che ci racconta la situazione che si vive in IBM, le prospettive ed in particolare  le rivendicazioni e lotte  intraprese dai lavoratori.

Raccogliendo tutte le utili indicazioni emerse il nostro prossimo ed immediato compito sarà quello costruire un coordinamento di tutte le realtà di lotta presenti sul nostro territorio. Costruire una solida ed articolata Piattaforma lavoro in Brianza,  la ricerca e l'attivazione di strumenti che possano allentare la morsa della crisi nei confronti dei lavoratori e lavoratrici e delle famiglie.  

Sollecitare Provincia di Monza e Brianza  e la Regione Lombardia - particolarmente assenti e sorde alle tematiche dell'occupazione e della crisi - affinché si contrastino la delocalizzazione delle  imprese e la dismissione delle attività produttive e nel contempo si costruiscano  sostegni diretti al mondo.

Allo smantellamento delle misure di tutela della coesione sociale operata dal governo Berlusconi ed ai gravissimi attacchi fatti dalla Confindustria allo statuto dei lavoratori ed al sistema dei contratti nazionali rispondiamo scegliendo di andare “in direzione ostinata e contraria”.

Alcune proposte:

Sono proposte che sono nell'ordine del buon senso e della vera e reale difesa del lavoro, dei lavoratori/lavoratrici. Semplici, utili e che distinguono chi vede il lavoro come priorità da chi è complice di quanto quotidianamente accade nella nostra Regione.

PRIMO: IL LAVORO!

Stefano Forleo (segretario del PRC di Carate Brianza)
Carate Brianza, 2 marzo 2011