La COIN è presente in Brianza a Monza e Lissone sotto il marchio Oviesse

ACCORDO COIN:
LA CGIL RITIRI LA FIRMA

L'accordo integrativo sottoscritto con la COIN introduce maggiore flessibilità e disparità di trattamento tra i lavoratori

Il 19 settembre scorso è stato sottoscritto l’accordo integrativo che interessa circa 7000 dipendenti del gruppo Coin, che in Brianza è presente a Monza e Lissone col marchio Oviesse.

L’accordo porta la firma autorevolissima del segretario generale della Filcams CGIL e di un componente della segreteria nazionale della stessa categoria. Non può quindi essere interpretato come un errore di percorso; è indubbiamente frutto di legittime opinioni di linea sindacale.

L’integrativo Coin definisce una strategia sindacale particolarmente orientata alla introduzione di ulteriori dosi di flessibilità, sia sul versante salariale, che in tema di rapporti di lavoro. Inoltre, sempre a mio giudizio, introduce altri elementi non condivisibili: trattamenti diversi a parità di anzianità lavorativa e professionalità nella redistribuzione del salario aziendale; una suddivisone dei permessi sindacali per il coordinamento di gruppo, su base paritetica.

Quindi ritengo che non basti chiedere a gran voce che tale accordo sia sottoposto al giudizio, vincolante e certificato, delle lavoratrici e dei lavoratori Coin ( la battaglia per la democrazia deve essere fatta comunque e sempre) ma bisogna chiedere alla CGIL, che in coerenze con la linea politica dell’organizzazione definita, unitariamente, al congresso di Rimini del febbraio scorso, ritiri la firma.

Tra le tante questioni di merito non condivisibili contenute nell’accordo, tre a mio personale giudizio,mi sembrano quelle che meritano una particolare attenzione, anche se ovviamente, schematica.

Salario di ingresso.

E’ del tutto evidente che non siamo in presenza di deroghe ai minimi contrattuali, e che non è, quello Coin, il primo accordo in cui si prevede che il salario definito aziendalmente possa essere erogato con gradualità ai nuovi assunti.

Mi pare però che la CGIL abbia sempre teorizzato che a parità di prestazione lavorativa debba corrispondere eguale salario.

Inoltre, tutti quanti, in questi ultimi mesi di duro scontro sociale, con la CGIL impegnata nella difesa di diritti e principi non negoziabili, abbiamo colto nelle nostre manifestazioni e negli scioperi nazionali e territoriali, una consistente presenza di giovani, molti dei quali con rapporti di lavoro precari o “atipici”.

Ritengo quindi che contrattualmente la CGIL, per rispondere in modo concreto e adeguato alle sollecitazione di questi giovani, senza abiure per il passato, debba praticare una politica negoziale di graduale superamento di queste discrepanze. L’impressione è che l’accordo Coin, vada nella direzione opposta.

Premio aziendale.

Il complesso meccanismo previsto per la definizione del salario variabile aziendale mi pare introduca delle diversità di trattamento tra lavoratrici e lavoratori, determinate non da professionalità differenti e quindi in base all’inquadramento delle singole persone e nemmeno in considerazione dell’anzianità di servizio, ma introducendo il criterio della differente collocazione delle singole persone o di gruppi di esse. Quindi, una redistribuzione della cosiddetta “produttività aziendale” che divide chi lavora e a completa discrezione dell’azienda e del mercato.

Permessi sindacali per il coordinamento nazionale.

Personalmente ho sempre ritenuto che coordinamenti nazionale dei grandi gruppi fossero strutture di rappresentanza. Per questo ritengo assai bizzarro quanto previsto nell’integrativo Coin, cioè la suddivisione su base paritetica, tra le organizzazioni sindacali firmatarie dell’accordo, dei permessi sindacali necessari per l’espletamento delle funzioni proprie del coordinamento stesso.

E’ facilmente prevedibile che, in questa ottica, l’organizzazione maggiormente rappresentativa (quindi con più iscritti e più delegati), risulterà in sofferenza nell’utilizzo di tali permessi; mentre, di contro, altre organizzazioni, magari presenti in un solo sito produttivo, avranno un beneficio in termini di risorse.

Sul terreno della democrazia sindacale e della rappresentanza mi pare che la CGIL sostenga una linea leggermente diversa.

Queste brevi considerazioni, motivano, almeno credo, la richiesta di ritiro della firma da parte della CGIL (trascurando per ragioni di spazio altre questioni di merito come le modalità di erogazione del salario aziendale e l’apprendistato).

Una delle obiezioni che la CGIL esplicita rispetto al “Patto per l’Italia” è il mutamento del ruolo e della funzione del sindacato che si teorizza; un sindacato meno contrattualista, più gestore e fornitori di servizio attraverso gli enti bilaterali.

Per cercare di vincere la partita su scala nazionale e valorizzare quindi il ruolo e la funzione negoziale del sindacato e della CGIL in particolare, è importante la riuscita dello sciopero generale del 18 ottobre e la mobilitazione della gente; ma altresì importante mantenere coerenza tra gli obiettivi generali dell’organizzazione e i passaggi intermedi che si compiono. Una coerenza di orientamenti e di atteggiamenti non solo rispetto alla difficile partita dei rinnovi dei contatti nazionali, ma soprattutto nell’agire quotidiano e nella pratica della contrattazione decentrata.

Poi, ogni accordo lo si misura rispetto al contesto politico e sociale in cui lo si firma, e rispetto ai rapporti di forza; ogni accordo che però sottende una mediazione nel merito. Quando si mettono in discussione, come a me pare nell’integrativo Coin, principi importanti per l’organizzazione, forse sarebbe meglio non firmare e rilanciare la mobilitazione attraverso il protagonismo delle lavoratrici e dei lavoratori.

Fausto Ortelli
CGIL - Brianza
Monza, 2 ottobre 2002
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