Prevista una contrazione del fatturato di 443 milioni di euro a seguito della crisi della Fiat

Lombardia, indotto a picco: in crisi una impresa su sette

Mentre il governo si "affanna" a cercare una soluzione, sicuramente pasticciata, per la Fiat, l'indotto va a picco. In Italia le imprese legate all'industria dell'automobile sono in tutto 7.386, ma è dalle due regioni maggiormente coinvolte che vengono dati non certo rassicuranti. Se in Piemonte cominciano a venir fuori i primi fallimenti, in Lombardia le imprese del settore automobilistico hanno preventivato una contrazione del fatturato intorno ai 230 milioni di euro nell'immediato e di altri 213 milioni nel medio termine. Un pedaggio pesante, 443 milioni di euro in fumo, oltre 800 miliardi di vecchie lire, con un'impresa su sette che dichiara già di risentire della crisi Fiat e di aver cominciato già da giorni a subire ripercussioni sul fatturato e sull'occupazione. Il quadro emerge da un'indagine mirata della Camera di Commercio milanese, secondo la quale i posti di lavoro giudicati a rischio nell'indotto sono 900, di cui 500 nell'immediato e 400 nel medio periodo se le difficoltà del Lingotto persisteranno nel tempo. Il monitoraggio è stato fatto su un totale di 200 aziende dell'indotto legate in qualche modo a Fiat e, naturalmente, al polo tecnologico dell'Alfa di Arese, ma la ricerca sottolinea che le imprese interessate dalla crisi Fiat in Lombardia sono in tutto ben 1.460. Tornando al fatturato, quelle che si aspettano l'impatto più negativo sono le imprese di Milano, Varese e Brescia. Per affrontare la crisi, due imprese lombarde su tre sono contrarie ad un ingresso dello Stato nell'azionariato della Fiat.

Più grave la situazione in Piemonte dove una piccola azienda di 23 addetti, la Omdm, è stata dichiarata fallita il 28 ottobre dal tribunale di Ivrea. Una spia di una situazione più generale che rischia di precipitare da un momento all'altro. E se in Lombardia gli esuberi sono "solo" intorno a mille, in Piemonte si prospettano scenari biblici. il rapporto calcolato dagli esperti è di 3 esuberi nell'indotto per ogni licenziato Fiat. Secondo la Camera di commercio di Torino l'indotto ha un valore intorno ai 9,4 miliardi di euro con 43mila addetti e ha una dipendenza media da Fait del 50-55% con punte del 90%. E' ovvio, però, che da questo conteggio è escluso tutto il lavoro nero. Vediamo gli altri casi: Ergom (serbatoi in plastica), ha già annunciato la chiusura dello stabilimento di Termini Imerese (150) e 250 esuberi per quello in Piemonte. Il rischio della chiusura aleggia, come scrive "Il Mondo" anche sugli stabilimenti di Settimo e di Melfi della Sogefi. Nel comparto delle materie plastiche è in difficoltà anche la Metzler. Nel settore dei sedili si prevedono problemi per la Lear, che ha sua volta ha alle proprie dipendenze un numero incredibile di sub-fornitori. Come 4G e Pesce. Conti in passivo alla Sat. In difficoltà anche la Eurowell (stampaggi).

In Lombardia quasi un imprenditore su 3 chiede sostegno all'occupazione, ma anche agli investimenti, migliore qualità delle infrastrutture, aiuti finanziari. Per quanto riguarda il peso sul fatturato, l'88% delle imprese censite dell' indotto lombardo dice che la Fiat ha un peso trascurabile sul proprio fatturato, ma per il 5% Fiat pesa tra il 15 e il 30%, e per un altro 5% tra il 30 e il 50% del fatturato. Esiste poi un 2% per cui il peso di Fiat sul fatturato supera il 50%. Il 18% prevede comunque per la sua impresa una revoca o diminuzione degli ordinativi a causa della crisi del Lingotto. L'11%, poi, si dice costretto a ripensare alcuni investimenti. La metà delle imprese lombarde ritiene che la questione Fiat sia da affrontare a livello nazionale, il 27% a quello europeo, il 18% a quello regionale e il 6% anche a quello comunale.

Fabio Sebastiani
Milano, 26 novembre 2002
da "Liberazione"