La CGIL dichiara lo sciopero generale

Finiti gli anni bui della
concertazione

23 marzo 2002: manifestazione a Roma
5 aprile: sciopero generale

Alla fine sarà sciopero generale. Il governo non ce l’ha fatta ad imbrigliare la Cgil nei rinvii, nelle sospensioni, nei compromessi. Non è riuscito il tentativo di spegnere la ribellione su una questione che è insieme sindacale, politica e di civiltà. In una Repubblica “fondata” sul lavoro nessun lavoratore può essere licenziato senza un giustificato motivo, nessun cittadino può essere sottoposto all’arbitrio di un altro, anche se questo è il padrone.
Sembra un principio semplice e fino a qualche anno fa lo era. Ora che le politiche liberiste hanno invaso e penetrato ogni ganglio ed ogni pensiero della società italiana e che il governo del centro destra ha preso la direzione del paese non è più scontato. E questo rende lo sciopero del 5 aprile una occasione straordinaria. Forse - speriamo - uno spartiacque.
Un’occasione per il sindacato, innanzitutto, che piegato da una politica e una pratica della concertazione rialza la testa, afferma un “non ci sto” inequivocabile, pone le premesse per un’opposizione sociale. Sappiamo bene che risalire la china non sarà facile, che questi anni di politiche neoliberiste, gestite prima dal governo di centro sinistra e ora da quello centro destra, hanno devastato il tessuto sociale, hanno reso difficile e precaria la condizione dei lavoratori. Sappiamo anche che questo sacrosanto “no” ai licenziamenti senza giusta causa non è accompagnato da una piattaforma che contrasti punto per punto le politiche del governo. Ma tutto questo non intacca l’importanza di questa decisione. Non riduce il suo impatto nello scontro sociale.
Ma questo sciopero è un’occasione anche per il movimento no global, per quel movimento, che in questi mesi ha prodotto il disgelo sociale, e che da Seattle a Porto Alegre ha affermato che “un altro mondo è possibile”. Esso è stato attraversato e contiene nuclei importanti di organizzazioni operaie tradizionali (pensiamo al sindacato americano e al suo ruolo a Seattle, ai metalmeccanici della Cut brasiliana o alla Fiom e al suo rapporto col movimento in Italia). Lo sciopero del 5 aprile può contribuire alla precisazione di alcuni contenuti sul lavoro, e alla unificazione del disagio dei lavoratori tradizioni a quello delle sempre più ampie fasce di precariato e di disoccupazione. Può aiutare la crescita di un nuovo movimento operaio, che sostituisca a pieno titolo le organizzazioni del Novecento.
C’è poi l’opposizione di centro sinistra. Una opposizione allo sbando, in crisi, in una crisi che assume ogni giorno di più i caratteri di irreversibilità. In queste ultime settimane la sua azione si è concentrata in una ribellione di ceti medi, di professionisti e di intellettuali che rischiano - paradossalmente - di indebolirla ulteriormente. Di essere il segnale del suo disfacimento invece che un segnale di vitalità. Quella ribellione ha trascurato finora ogni problema sociale e si è concentrata esclusivamente sul ricambio dei dirigenti del centro sinistra, su questioni di legalità e di moralità. Ecco, lo sciopero generale è un’occasione per uscire da un’ambiguità, per connettere il conflitto di interessi con gli interessi dei lavoratori; per entrare a far parte di una opposizione che è sociale e non solo morale. Aspettiamo e speriamo che a Roma, a Milano e Firenze gli intellettuali dicano con chiarezza che saranno a fianco dei lavoratori nello sciopero generale e che non vogliono l’abolizione dell’articolo 18.
In questo modo si potrebbe rianimare un’opposizione che, finite le tavole rotonde, gli incontri, i convegni e i girotondi rifluirebbe inevitabilmente su se stessa, lasciando un’ulteriore scia di delusione e incoraggiando di fatto le politiche moderate dell’Ulivo.
Ma - non nascondiamolo - questo sciopero generale è importantissimo anche per Rifondazione comunista. Lo è anche per un partito che lo ha chiesto e lo ha voluto prima e più di altri e che accoglie come buon auspicio il fatto che esso si svolga il secondo giorno del suo congresso. E’ un’occasione per riprecisare, confermare e portare con più forza nel tessuto sociale la sua piattaforma sociale. Per allargare un confronto, per trovare nuovi interlocutori, per rafforzare tutte le sue battaglie. Che sono - lo ricordiamo - molte e ambiziosissime. C’è quello per il salario europeo al quale dedicheremo la giornata del 4 maggio, quella per la Tobin tax per introdurre in Europa e in Italia una imposta sulle speculazioni finanziarie, quella per l’estensione del divieto di licenziamento senza giusta causa anche alle aziende con un numero di dipendenti inferiore a 15. Battaglie parlamentari, raccolta di firme, leggi di iniziativa popolare, proposta di referendum: useremo tutti i mezzi possibili, tutte le forme di lotta che riusciamo ad immaginare a sostegno della nostra piattaforma sociale. Useremo tutta la nostra fantasia, il nostro impegno e le forze che siamo riusciti a raccogliere. Sarà questo il nostro contributo allo sciopero generale che sancisce l’uscita dagli anni bui della concertazione.

Ritanna Armeni
Roma, 21 febbraio 2002
da "Linberazione"