Rapporto annuale sulla situazione del paese:
il mondo del lavoro

Istat, verità scomode

La presentazione del Rapporto annuale sulla situazione del paese, fatto oggi alla Camera dal presidente dell'Istat Luigi Biggeri, è densa di dati e valutazioni su cui riflettere. Ancora di più si potrà dire quando saranno rese note le rilevazioni del censimento 2001. Ma pensando al mondo del lavoro, tre elementi sono in grande evidenza.

Il primo. La relazione afferma che nel nostro paese "non emergono discontinuità rilevanti nella propensione media dell'occupazione dipendente. Ciò vale anche con riferimento specifico alla soglia dei 15 dipendenti, che non sembra rappresentare un punto di discontinuità chiaramente riscontrabile". In altre parole le aziende hanno accresciuto o contratto l'occupazione del tutto indipendentemente dalla soglia dei 15 dipendenti. Questo dato contraddice alla radice le motivazioni del governo per liquidare l'articolo 18. Al contrario è un argomento a favore della estensione dell'articolo 18 anche alle piccole imprese che hanno visto crescere il loro peso dalla distribuzione complessiva dell'occupazione.

Il secondo. E' enormemente cresciuta la quota dei lavoratori assunti con contratti atipici. Se tra il 1996 e il 2000 quelli standard sono aumentati dell'1%, quelli atipici sono cresciuti del 40%, in modo tale che ora «il totale delle situazioni atipiche così enunciate nel lavoro dipendente, risulta pari a circa un quarto del totale». Questo dato impone quindi di allargare i principi dello Statuto dei lavoratori a chi ne è del tutto privo, costruendo una griglia di diritti per tutte le tipologie di posizione lavorativa. Ovvero più diritti per tutte e tutti, l'esatto contrario della politica del governo.

Il terzo. La relazione ci dice che «circa il 30% dei rapporti di lavoro dipendente avviati nel periodo aprile 2000-marzo 2001 ha avuto una durata inferiore a un mese» e che vi è una contiguità tra l'area della flessibilità e quella del lavoro sommerso, ovvero l'una alimenta l'altra. Per questo motivo non solo gli sgravi fiscali non risolvono il problema del sommerso - come ha riconosciuto tardivamente anche il ministro Maroni dopo avere però posto la fiducia sul relativo provvedimento - ma per combattere il fenomeno bisogna invertire la tendenza alla estrema flessibilità nei rapporti di lavoro, nella durata e nell'orario dei medesimi. Quindi garantendo il diritto al lavoro e non praticando la condanna del precariato.

Alfonso Gianni
Roma, 22 maggio 2002
da "Liberazione"