CONVEGNO SUI SERVIZI DI PUBBLICA UTILITA'
Seregno, sala consiliare, 26 febbraio 2000

Tra liberalizzare e privatizzare c'è di mezzo…
… il mare.

Relazione introduttiva: Danilo Aluvisetti, responsabile sviluppo e lavoro del PRC Lombardia.

 

Il decennio da poco trascorso ha marcato nel settore dei servizi di pubblica utilità, una profonda trasformazione, e bene lo sanno i nostri gentili ospiti: amministratori aziendali o istituzionali, OO.SS rappresentanti sindacali aziendali e lavoratori che ne hanno dovuto assumere la gestione e i loro effetti.

Cambiamenti profondi che nel contesto della liberalizzazione dei mercati e nella loro ultima accelerazione hanno riguardato i valori fondanti e le finalità dei servizi, conseguentemente i ruoli delle imprese, degli stessi Enti Locali e delle loro assemblee elettive.

E' andato così imponendosi, nel nostro paese ma nell'Europa stessa, anche se non con uguale intensità, il concetto che solo una libera concorrenza sul mercato dei servizi di pubblica utilità, può determinare una maggiore convenienza per l'utenza degli stessi, sia dal punto di vista economico che della efficienza, efficacia e qualità del servizio.

Tutto ciò sarebbe garantito dalla loro liberalizzazione, in parte già avvenuta altra in corso e dalla loro privatizzazione!! Verso la quale si cerca di marciare in gran fretta!

Cioè solo il privato in libero mercato può determinare questa competizione al meglio di tutto e per tutti e……… dare il resto!!

Se a dimostrazione di ciò dovessimo assumere il modello che per primo e più ha fatto scuola su questo terreno, cioè quello inglese, dovremmo allora anche ricordare il suo fallimento in termini di qualità dei servizi e di protezione delle utenze più deboli, sul piano sociale.

O, senza andare oltre manica, è sufficiente guardare in casa nostra dove le liberalizzazioni, finora realizzate, hanno di fatto messo in discussione i diritti che i cittadini e le famiglie avevano acquisito negli anni passati cioè la loro tutela e protezione nei confronti dell'incremento inflazionistico.

Infatti i processi di liberalizzazione, nonché di privatizzazione di aziende pubbliche, intervenuti nei confronti di beni e servizi offerti in molti settori importanti per la vita dei cittadini, quali assicurazioni, prodotti petroliferi, banche ecc. hanno prodotto il sistematico aumento dei prezzi a danno dei nuclei familiari, dei consumatori che nemmeno l'Autorità garante ha saputo arrestare.

Anzi per alcuni servizi come quello elettrico è stata persino autorizzata la eliminazione del consumo sociale dei 3 Kwh.

( Anche per questo il nostro partito ha presentato nei giorni scorsi un disegno di legge per introdurre il prezzo di costo nei servizi e la gratuità per gli indigenti che vi è stato distribuito).

Tra l'altro tutto ciò è avvenuto ed avviene senza che si sia prodotto una vera crescita della qualità dei beni e dei servizi offerti mentre sono certamente cresciuti i profitti delle imprese coinvolte.

Attendiamo la smentita!

Una trasformazione che è avvenuta e prosegue sotto un impulso legislativo sia di riforma della normativa esistente sia di modifica dell'indirizzo Costituzionale, oggi bloccato dopo il fallimento della bicamerale ma non per questo abbandonato come proposito.

Su questo percorso, a volte tortuoso nel suo sviluppo, ma chiaro nella sua meta, il criterio di servizio o di servizi si trasforma in oggetto di profitto anziché di risposta ai bisogni delle popolazioni e di strumento per lo sviluppo del territorio, di aiuto allo stesso, in particolare a quel micro tessuto produttivo che caratterizza, ad esempio, il nostro territorio.

Lo strumento che dentro questa liberalizzazione dei servizi, cioè la messa in gara degli stessi a partire da una certa data che il legislatore stabilirà, dovrebbe garantire quella convenienza qualità/costo per gli utenti, è individuato, per le nostre aziende, nella trasformazione dei loro attuali assetti societari/pubblici verso assetti privati.

Imprese municipali/speciali e provinciali che con grandi capacità competitive, ( non si vedrebbe sennò come possano essere appetibili al privato), operano nei vari settori: dalla erogazione dell'energia elettrica, al gas, al servizio idrico, ai trasporti collettivi, alla raccolta e smaltimento dei rifiuti, ecc., nella loro maggioranza aziende multisettoriali che, qualora non dovessero mutare il loro assetto societario introducendo quote di privato o la loro totale privatizzazione come ad esempio chiede il presidente di Confindustria e SEA, e non lo dovessero fare nei tempi che il DL 4014 di riforma degli art.22 e23 della legge 142/90 ( in discussione al senato) prevederà, verrebbero escluse da quella "competizione", solo per volere continuare a chiamarsi con lo stesso nome e cognome e continuare ha rispondere ai cittadini dei loro bilanci, anziché ad un Consiglio di Amministrazione di azionisti, attenti al ritorno cospicuo e veloce del loro investimento.

Siamo cioè di fronte ad un vero attacco questo si ideologico e di fondamentalismo liberista che cerca di giustificarsi con l'accredito presso l'opinione pubblica, che si tratterebbe di aziende con un assetto gestionale obsoleto; con una diffusa inefficienza produttiva; con scarsa propensione all'investimento e all'innovazione, tra altri mali minori o peggiori, a secondo da dove si guardi.

Questo è quanto ad esempio si poteva leggere sul IL SOLE 24 ORE di sabato 12 febbraio, pag.6, dopo che lo stesso del giorno 8, in questo caso non il solo, riportava le richieste fatte a Milano, in occasione della presentazione del Forum Pubblica Amministrazione (Roma 8/12 maggio), dal presidente di Confindustria e di Sea a nome della prima ha precisato, al Governo, via la presenza del Ministro Bassanini, una considerazione ed una richiesta che, dobbiamo dargliene atto per la sua estrema chiarezza:

La considerazione: "Molti dei servizi pubblici ( li cita) hanno notevole rilevanza industriale e rappresentano aree di affari in crescita accelerata, sia per l'evoluzione della tecnologia, sia per la dinamica della domanda, con il miglioramento del tono congiunturale - continua - il Presidente di Confindustria - abbiamo l'opportunità di accelerare sulle riforme. In prima linea ci sono le liberalizzazioni e le privatizzazioni a livello statale quanto di enti locali, rispetto ai quali però, lamenta Fossa, esiste un vincolo, _ gli Enti Locali non hanno la possibilità di scendere sotto il 51% nel capitale delle aziende da privatizzare!!

Il presidente di Confindustria prosegue garantendo che questa è la strada per: la nuova occupazione, (l'articolo davanti è significativo perché ci indica non maggior occupazione ma una nuova occupazione!); ridurre i costi ai cittadini, migliorare i bilanci dei comuni!! Le favole una volta finivano anche con un… e vissero felici e contenti per lunghissimi anni!

Ma mentre le favole avevano appunto questo lieto fine qui c'è da preoccuparsi per il futuro e lo diciamo ai nostri amministratori locali, alle OOSS, ai lavoratori e ai cittadini, che se si andasse su tale strada, dovranno intervenire comunque a garantire i più esposti socialmente, ad accedere a liberalizzazioni ben più profonde per attirare nuove e più ricche utenze che saranno ovviamente privilegiate, mentre i secondi vedranno la nuova occupazione: licenzi uno a tempo indeterminato ed assumi due a part-time; ed infine coloro che dovevano beneficiare di qualità e costo non saranno più utenti destinatari di diritti, ma clienti!!

Non possiamo quindi che condividere l'atto predisposto dai presidenti della ASM di Cesano, AMSP di Desio e Seregno, con il quale chiedono ai Primi cittadini di questi comuni di condividere la loro preoccupazione per lo scenario competitivo che si sta delineando nel settore e la necessità, per questo, di strategie coerenti ed efficaci al fine di preservare e consolidare il patrimonio di professionalità ed il ruolo operativo delle Aziende municipali a vantaggio delle rispettive comunità.

Atto dell'ottobre scorso che ci auguriamo sia stato sottoscritto dai primi cittadini coinvolti ed a cui era indirizzato.

Così come condividiamo la relazione del presidente della Federgasacqua alla assemblea del 7 scorso, relazione che è stata approvata, laddove afferma: "la riforma istituzionale dei servizi pubblici locali, oggi in discussione al Senato, come DDL 4014 deve essere affrontata con l'obiettivo di arrivare ad un assetto in cui le imprese degli Enti locali possano competere a pieno titolo, senza discriminazioni, salvaguardandone il patrimonio rappresentato anche dagli affidamenti di cui sono titolari.

Se si vuole pertanto abbandonare ogni ideologismo o fondamentalismo, allora possiamo affermare che la questione non è tra pubblico e privato ma tra efficienza ed efficienza, è su questo che i cittadini misurano e misureranno i servizi loro destinati e di cui hanno diritto.

C'è nel nostro paese ma in particolare in questa regione e territorio brianzolo una storia antica, in molti casi risalente al secolo scorso, se è vero che il millennio inizia l'anno prossimo (se no due secoli fa) ed un patrimonio pubblico rilevante di efficienza, efficacia ed economicità nell'erogazione e gestione dei servizi di pubblica utilità.

Imprese che hanno sostenuto ciò che l'imprenditoria privata non era in grado di svolgere o non voleva per lo scarso ritorno economico degli investimenti necessari (acqua; luce; gas ecc.,) imprese che come dicevamo già all'inizio hanno avuto un ruolo rilevante nello sviluppo economico e sociale del territorio.

Pubblico e statale sono due cose diverse! Qualcuno ha mai pensato di poter definire un tecnico, un direttore, un amministratore di queste imprese un funzionario statale o peggio un boiardo della così detta prima repubblica, non concedendone la generalizzazione a tutto ciò che è stata l'impresa statale ad iniziare da Mattei dell'ENI !

E quanti consigli comunali e giunte di diversa collocazione politica ne hanno definito il loro ruolo, indirizzo, statuti, consigli di amministrazione, bilanci ecc., sempre e tutti tesi al loro consolidamento e miglioramento, in quanto specchio di massa del loro amministrare?

E' possibile pensare un mercato senza regole? Senza sanzioni nei confronti di chi le viola? Quale vera competizione di efficienza ed efficacia si svilupperebbe e a danno di chi?

Sappiamo che oggi la competitività tra pubblico e privato avviene solo su un terreno quello dei costi e su tale terreno il pubblico è perdente non perché inefficace ma perché normalmente qui sono rispettati i contratti nazionali di lavoro, si fa contrattazione integrativa, si applicano le norme di sicurezza, si risponde in modo più sollecito alle necessità dell'utenza e dell'Ente, per ragioni che sono fin troppo ovvie, ma anche perché gli utili di gestione, nel pubblico, sono riutilizzati per qualificare e potenziare il servizio, non dovendo divenire margine di profitto da distribuire agli azionisti.

Il terreno di sfida deve e può essere quindi solo quello della risposta qualitativa ai bisogni dell'utenza!

Sappiamo poi bene quale privato si cela dietro! Dopo la colonizzazione industriale, (il 42% delle nostre aziende ) avremmo in poco tempo anche la colonizzazione dei servizi.

Ma detto tutto ciò che rappresenta certo una difesa di diritti e di un patrimonio che abbiamo cercato di descrivere e che qui è ben conosciuto e crediamo anche largamente condiviso almeno così speriamo, e ben lungi quindi dall'essere la nostra una mera posizione ideologica a difesa dell'esistente a prescindere da tutto e da tutti, riteniamo che una riforma dei servizi di pubblica utilità, dentro i processi di liberalizzazione che stanno avvenendo in campo energetico, elettricità, gas, dei trasporti e delle leggi che regoleranno la gestione delle acque, a livello nazionale sia indispensabile.

Si tratta quindi di governare questa transizione non verso il definitivo approccio aziendale privatistico ma al contrario, attraverso una intelligente azione politica al superamento di questo rischio.

C'è pertanto ed innanzi tutto la necessità di ripensare da capo una nuova legge quadro, armonizzata con le diverse discipline di settore, favorendo i processi di industrializzazione dei servizi, la multi settorialità che oltre a contenere i costi per la produzione di servizi può socializzare gli utili ricavati da un settore ad alto indice di produttività a vantaggio di altri che per natura non sono fonte di reddittività, e di aggregazione tra imprese o Comuni, laddove questi data la dimensione gestiscono in economia taluni servizi, azzerando quindi la frammentazione legislativa esistente.

In questo contesto si può inoltre immaginare la realizzazione di un piano regionale dei servizi pubblici locali che posa prevedere anche la costituzione di consorzi gestionali per alcuni servizi di grande rilevanza strategica e sociale come l'elettricità, ( in questo caso si rientrerebbe fra i clienti idonei con evidenti vantaggi nell'approvvigionamento elettrico), il gas, le acque, i rifiuti cercando per ognuno di tali settori la dimensione più idonea a garantire economicità, risparmio e qualità, considerando e valutando per almeno due elettricità e trasporti la stessa dimensione regionale, sperimentando ambiti più piccoli ad esempio per le acque, come l'esperienza che si sta avviando con la SILAB, e per i rifiuti.

Nei piani regionali si dovrà anche prevedere la messa in relazione delle aziende pubbliche locali per costruire la rete dei servizi mancanti, utilizzando fondi specifici, la professionalità e le competenze delle aziende.

In termini di miglioramento della qualità della vita si tratterebbe di un avanzamento notevole così come in termini occupazionali la rete dei servizi potrebbe produrre realmente un salto quantitativo e qualitativo rilevante.

Pensiamo inoltre che a livello sempre regionale si debba procedere alla costituzione della consulta delle autonomie che dovrà vigilare sulla politica delle tariffe e sulla realizzazione degli standard minimi nell'erogazione dei servizi, alla quale vanno chiamati le associazioni degli utenti o consumatori in maniera da avere sempre un luogo di confronto e partecipazione dei soggetti fruitori dei servizi.

Gli assetti societari delle aziende: la nostra opzione strategica verso la costituzione, o la conferma di Aziende speciali non è una visione puramente ideologica che vogliamo contrapporre alla società per azioni.

L'Azienda speciale possiede tutte le caratteristiche di autonomia organizzativa e giuridica, ma al contrario di una SpA, non avendo capitale privato interno non deve rispondere, come già detto, ad una logica di massimo profitto ed i suoi atti fondamentali sono oggetto di approvazione delle assemblee elettive.

Ma se si volesse procedere in tal senso, molti consigli comunali hanno già deliberato in tal senso ed altri si apprestano a farlo, chiediamo che si introducano sostanziali elementi di salvaguardia per i valori fondanti delle imprese di servizio, il loro ruolo, controllo pubblico e di intervento anche sociale, che possiamo così riassumere:

Mantenimento al consiglio Comunale delle funzioni proprie di indirizzo e di controllo consentendo all'assemblea consiliare di deliberare preventivamente, con vincolo di mandato alla rappresentanza comunale in seno al CdA della società, sugli atti fondamentali, sulle scelte di indirizzo politico e di intervento sul territorio, sulla determinazione delle tariffe, sulla programmazione e sull'attuazione dei piani di intervento, sull'acquisizione o la vendita di beni immobiliari.

Vincolo di maggioranza pubblica e di quote azionarie private non superiori al 5% con divieto assoluto di "patti sindacali" necessari ad acquisire il controllo politico della Società.

Con queste note introduttive non abbiamo certo preteso di soddisfare tutta la materia che regola la gestione dei servizi di pubblica utilità, le imprese ma indicare per quanto ci riguarda linee di strategia politica ed industriale che in questo caso trattandosi non di merci ma di diritti da un lato e di strumenti di sviluppo dall'altro ci pare non possano essere disgiunti.

In questa liberalizzazione dei servizi se veramente è tesa agli obiettivi di miglioramento della vita dei cittadini, alla protezione dei loro redditi e dei lavoratori, allora è lecito affermare che si può essere efficienti, efficaci, competitivi su tale terreno, senza per questo dover svendere quel patrimonio professionale e di competenze che caratterizza le imprese pubbliche di servizio presenti in questo territorio parte della sua stessa ricchezza, della sua capacità imprenditoriale, del lavoro di migliaia di operai, tecnici, amministrativi e dei suoi amministratori.

Solo chiediamo che le regole siano uguali per tutti e che non si tolgano di mezzo gli avversari scomodi ancora prima di giocare la partita.

Danilo Aluvisetti
responsabile sviluppo e lavoro del PRC Lombardia.
Seregno, 26 febbraio 2000