Uscito stremato dalla guerra di liberazione il Paese si affida ora all'Organizzazione mondiale del commercio.

Vietnam il miraggio del Wto

Il governo accelera l'apertura ad un'economia di mercato

La strada che collega l'aeroporto alla città è trafficata. Biciclette, carretti, motocicli, camion e auto - nuove e scassate - corrono sull'asfalto vecchio e pericoloso della strada, mentre ai bordi s'innalzano, maestosi e giganti, i cartelli pubblicitari delle più note multinazionali dell'elettronica: Canon, Toshiba, Ericsson. Abbiamo un'idea parziale di questo paese.
La nostra memoria è rimasta agli anni '60 e '70, ai giorni in cui l'occidente scopriva il Vietnam martoriato dalle bombe e dal napalm americano. La precedente guerra dei francesi non aveva avuto tanta pubblicità, quel conflitto coloniale era frutto di una politica già sconfitta dalla Seconda guerra mondiale. Così i francesi sono stati dimenticati in fretta, mentre cappellini e magliettine a stelle e strisce sono indossate dai ragazzi che guidano le loro motociclette verso la capitale.

Tra film e realtà

Immaginiamo il Vietnam così come l'abbiamo visto nei film hollywoodiani o nelle fotografie dei reporter occidentali: devastazione e povertà. Ricordiamo sempre l'immagine della ragazzina che corre nuda dopo un attacco americano al suo villaggio, le macerie delle città e l'orrore dei corpi abbandonati dopo i bombardamenti.
Immagini che non rappresentano più il moderno Vietnam. L'auto inizia ad entrare nei sobborghi di Hanoi, a destra e sinistra lo sviluppo urbanistico caotico segnala una ripresa economica disordinata ma tenace.
HanoiC'è anche la “standa” tra le numerose botteghe che invadono con le loro merci la strada, è un deposito di bevande e acque minerali: perché in uno dei paesi più ricchi di corsi d'acqua del sudest asiatico non è sicuro bere acqua corrente, la dissenteria è sempre in agguato e l'Agente Orange è ancora pericoloso. Negli anni della guerra il liquido lattiginoso uccideva il bestiame, gli alberi e ogni altra vegetazione. Sulla pelle degli uomini provocava insopportabili sofferenze. Di questo defoliante di produzione Usa, gli americani ne spruzzarono 20 milioni di chili su una superficie di 5 milioni di acri di terreno, soprattutto nel sud ed al confine con la Cambogia. L'Agente Orange ha un periodo di dimezzamento simile a quello di molte scorie nucleari, 50.000 anni; ancora oggi terreni e falde acquifere sono contaminate, e l'Agente Orange miete vittime tra i bambini, causando deformità nella nascite di terza e quarta generazione.

Superata la periferia l'auto attraversa un grande ponte di ferro sul fiume Rosso, qualcuno tenta ancora di coltivare un fazzoletto di terra rimasto intrappolato tra l'acqua e la città. Sono i contadini che hanno visto la loro terra ridursi all'avanzare dell'asfalto, oppure quelli fuggiti dalla miseria della campagne sperando di trovare una vita migliore nella città. La città è grande, e tranquilla.
E' necessario passeggiare alle prime luci dell'alba per osservare la capitale del nord che, quando la luce soffusa avvolge le costruzioni, i cui contorni si confondono con l'umidità visibile, può sembrare un paese della provincia francese; ancora poche ore e le strade saranno un tappeto di bus, auto e motociclette (se ne immatricolano oltre un milione l'anno), dove ogni metro di asfalto libero sarà conquistato a colpi di clacson. Le biciclette non hanno freni, in particolare quelle dei contadini per i quali le due ruote hanno sostituito le bestie, appunto senza ganasce, e, caricate all'inverosimile, sono i piedi a frenare in caso di necessità.
Le biciclette fanno parte della storia della liberazione del paese, chiamate “cavalli di ferro” le più ambite durante la guerra erano le Peugeot, ma le Favorit, di fabbricazione cecoslovacca, erano più robuste: una di queste stabilì il record di trasporto sulla pista di Ho Chi Minh in un anno: 100 tonnellate di rifornimenti.

HanoiI monumenti e i musei sono curati e tutti a pagamento, tranne - giustamente - per i vietnamiti. Il turismo sta scalando verso l'alto le percentuali del Pil del Vietnam. Soprattutto turisti cinesi, australiani, francesi, tedeschi ed americani. Il museo delle armi è un'antologia delle guerre contro i francesi e gli americani per l'indipendenza e la riunificazione. Non ci sono solo i resti degli aerei abbattuti, pezzi d'artiglieria o mitragliatori conquistati ai nemici, ma anche molte foto (anche di propaganda) di donne e uomini impegnati in azioni di sostegno o direttamente in prima linea. In una sala ci sono decine di ritratti di donne, fotografie di donne anziane: Le Thi Sung, Dang Thi Khi, Nguyen Diem Tai, madri di ragazze e ragazzi che morirono per la libertà del Vietnam, anche loro sono eroine della lunga guerra che unificò il paese. Attraverso le altre sale si coglie in profondità il senso della lunga e grande lotta del popolo vietnamita.
Ogni uomo, ogni donna ebbe un ruolo in quella lotta per la libertà, che combattesse o meno. L'indipendenza e l'unità del Vietnam non erano solo delle aspirazioni politiche, il 17° parallelo aveva diviso famiglie, amicizie e amori, la forza di quella lotta sortiva dalla necessità di un popolo di vivere e determinare la propria vita “insieme”.

Il Congresso

L'ottavo congresso dell'“Ho Chi Minh Communist Young Union” inizia la mattina presto del 7 dicembre. Ad accogliere le delegazioni straniere c'è una banda musicale di giovani pionieri. Lo spettacolo di apertura è un richiamo alla grandezza della cultura vietnamita, al valore dei combattenti e insieme allo spirito dei giovani vietnamiti che continuano a coltivare i principi della rivoluzione. Tra gli i quasi 900 delegati ci sono tantissime donne, mentre almeno metà della delegazione è composta da ragazze e ragazzi in divisa. L'esercito di un paese che ha combattuto per decine di anni contro nemici stranieri è ancora il potere forte dello stato, ed infatti le sezioni di base del partito, sono spesso frequentate da donne e uomini in divisa.

Nel congresso le percentuali di consenso sono bulgare, ma non c'è nulla di cui stupirsi, la gioventù è impegnata soprattutto in compiti sociali e di sostegno del lavoro delle istituzioni. Alfabetizzazione, cura dei bambini più poveri, e tutto ciò che può costruire un alto senso di devozione allo stato e delle relazioni tra cittadini. Ed oltre ad un ruolo nei ranghi dell'esercito, sono previsti anche impieghi (in qualità di volontari) in servizi di altro tipo, come ad esempio quello nei trasporti e negli uffici pubblici. I giovani dell'Hcmcyu si riconosco dalla loro uniforme, una camicia blu con la bandiera vietnamita cucita sulla tasca sinistra.

Da Hanoi a Hué

Hanoi conta oltre 3 milioni di abitanti, le strade sono abitate dalla mattina alla sera da giovani e anziani che svolgono i loro affari e i loro mestieri con massima calma, la frenesia è impercettibile nel lavoro dei barbieri, dei riparatori di scarpe, dei meccanici di attrezzature agricole o di motori. Una frenesia che ricompare oltre il bordo del marciapiede nelle donne e negli uomini alla guida dei mezzi di trasporto.

Ma Hanoi non è il Vietnam, la straordinaria bellezza del paese non può essere rappresentata dalla sua capitale. E non è pensabile esaurire il proprio viaggio solo in un soggiorno nella grande città del nord.
C'è una sola linea ferroviaria in Vietnam, collega le due capitali, Hanoi e Saigon (dopo l'unificazione Ho Chi Minh City) 1800 chilometri di strada ferrata sulla quale viaggia il famoso “Espresso della riunificazione”. Lungo il tragitto è possibile ancora vedere tracciati ferroviari che spariscono dietro rilievi carsici, binari non segnati sulle mappe, tranne che su quelle dell'aviazione americana. Sono i segni dell'industria bellica vietnamita, che per sfuggire ai bombardamenti si nascondeva nelle grotte e nei tunnel, dove erano state messe in piedi vere e proprie officine di costruzione e manutenzione di armi e mezzi di trasporto. I lavoratori uscivano dalle officine nascoste la notte per coltivare orti e risaie, evitando di essere avvistati da elicotteri ed aerei nemici.
E ancora oggi lungo la ferrovia i contadini lavorano nelle risaie con l'acqua alle ginocchia e spingendo l'aratro tirato dal bue.

Vietnamita in barca Il problema del miglioramento delle condizioni di vita delle campagne continua ad essere un classico problema delle realtà socialiste. Dopo 700 chilometri e 12 ore di viaggio il treno giunge ad Hué, che fu capitale dal 1802 al 1945 ed è sempre stata il fulcro culturale, religioso ed educativo del paese. E' un bella e tranquilla cittadina, attraversata dal Fiume dei Profumi, che cerca di mantenere un equilibrio tra la sua vocazione spirituale e le novità introdotte dall'industria turistica.
Un'alta concentrazione di monumenti si dispiega nel raggio di pochi chilometri intorno alla città. Purtroppo i coloniali francesi non avevano una sensibilità artistica superiore a quelli dei talebani e bombardarono pesantemente durante la guerra una parte della cittadella imperiale (la cui costruzione era iniziata nel 1804). Le tombe imperiali si sono salvate dallo scempio perché distanti circa 15 km a sud della città e situate sulle alture tra i boschi.

Il turismo segnerà nel prossimo futuro lo sviluppo economico di Hué, e ci si sta preparando. Qui infatti è attiva una delle 4 scuole per il turismo del paese. Circa 700 studenti vivono in alloggi con 6 letti, e svolgono le loro lezioni nelle decine di aule attrezzate con computer, sistemi audiofonici per lo studio delle lingue, nella cucina e nel bar. Il corso dura tre anni, ed è a pagamento, con un sostegno per gli studenti meritevoli ma indigenti, dopo il corso è previsto uno stage (ovvero un periodo di lavoro gratuito) presso una struttura turistica, dove presumibilmente si verrà assunti.

L'economia Il Vietnam sta accelerando in questi anni la storica scelta che fu presa nel 1986 durante il sesto Congresso del Partito Comunista: il “Doi Moi” (rinnovamento). Da quel momento in poi l'impegno della classe dirigente sarà finalizzato a preparare il paese all'apertura ad un'economia di mercato. Per un paese che è passato, sotto la guida del Partito comunista, dal feudalesimo ad un mercato più dinamico, senza aver conosciuto fino in fondo il capitalismo occidentale questa apertura è in linea con il programma socialista. Anche gli altri delegati stranieri al congresso dell'Hcmcyu ne sono apparsi convinti, elogiando nei loro interventi il percorso intrapreso dalla dirigenza vietnamita.

Nel gennaio 2000 è entrata in vigore la Legge sulle Imprese che incoraggia la formazione delle piccole imprese, semplificando le norme per registrare le nuove società. Da quel momento i capitali di rischio internazionali sono cresciuti oltre la media del sudest asiatico. Gli investitori più attivi sono: Taiwan, Giappone, Corea del Sud e Hong Kong, ma anche Australia e Usa. Ma l'economia di mercato fa sentire i suoi effetti negativi sulla popolazione, la disoccupazione è in aumento e la qualità della vita rimane troppo bassa, mentre la maggior parte della produzione industriale è destinata all'esportazione.

Il Vietnam sta entrando nel Wto, era immaginabile dopo la medesima decisione della Cina. Ed è naturale; dopotutto l'economia del paese è ormai quella che si definirebbe un “capitalismo socialista”: lo stato svolge un ruolo di controllo, ma nei fatti con difficoltà riesce a rimediare alle diseguaglianze sociali e culturali. Il Partito crede che il rigore morale e la dottrina potranno salvare il paese dalle grinfie del capitalismo globale, ma i discorsi, traboccanti di richiami alla rivoluzione e alla lotta “che furono”, non basteranno a fermare le crisi e la corruzione capitalistica.

Mausolei e piramidi

Ci sono cose in cui il Corano ha visto giusto. L'idolatria è una di queste.
Lasciamo naturalmente perdere i fondamentalismi di chi nega ogni ragion d'essere alla fotografia (ovvero lasciamo perdere la follia), ma è innegabile che una forma di idolatria sia entrata nella normalità di tanti paesi socialisti contribuendo a condannare le persone, in nome degli idolatrati, ad una dubbia obbedienza al regime, qualunque cosa il partito facesse e comunque si muovesse. Lenin, Mao, Kim Il Sung, Ho Chi Minh… Cheope, mausolei e piramidi.
I corpi dei capi rivoluzionari stanno lì sotto una teca che li separa definitivamente dai popoli che hanno guidato fino alla vittoria, magari loro non ne hanno avuto colpa. Magari è stata la stupida presunzione di una burocrazia per rappresentare in questo modo le loro idee, la loro “potenza” e, attraverso questa, la potenza “sempreverde” del Partito. Ma la “mummificazione” è anche la glorificazione di un potere ultraterreno (i loro corpi rimarranno in eterno, quelli degli altri torneranno polvere) superiore anche al popolo che proprio nei loro scritti era di “eguali”.
Ma probabilmente loro, i “mummificati” non ne hanno colpa. Però hanno permesso che i loro ritratti fossero innalzati dietro i presidium dei congressi, o appesi nelle aule scolastiche, o ancora negli uffici. E capitò a loro stessi di parlare ad un platea dando le spalle alle proprie imago: nel museo di Ho Chi Minh ce ne sono tante di foto così. Ma preferisco ricordarlo in un altro modo: i suoi scritti, le tribolazioni dei suoi viaggi, le sue lotte, la forza delle sue scelte; preferisco ricordare lo zio Ho come in quella foto in cui appare un simpatico, ma determinato “vecchio” intento a scrivere nel giardino della sua casa, per intenderci una palafitta.

Sergio Boccadutri
Hanoi, 2 gennaio 2003
da "Liberazione"