La manifestazione del 18 Novembre 2006

Oltre il muro. La pace

A Milano in tanti per dire che non è più possibile voltarsi d’altra parte. La Palestina ha bisogno di noi, ma sopratutto noi della Palestina

Oltre il muro. La pace

Photo by Rifondazione Comunistainfo

I lutti quotidiani scandiscono il tempo a Gaza. La colonna sonora della giornata è segnata dai boati delle bombe sonore lanciate dai caccia israeliani. Non è facile dormire la notte. Oppure vivere di giorno, svegliarsi senza sapere se la tua casa sarà abbattuta o meno dai buldozer. Camminare per strada con l'angoscia di nuovi attacchi, incursioni, esecuzioni mirate. Si sopravvive senza stipendi, senza lavoro, acqua o elettricità, si vive giorno per giorno. Il cimitero di Beit Hanun non basta più, sono troppi i corpi a cui trovar posto. Troppi gli errori “tecnici”. Una nuova versione dei già tristi e famosi danni collaterali di lontana memoria, dalla prima guerra del Golfo passando per i Balcani fino a Caana in Libano. I “buoni” si sa, se uccidono lo fanno per sbaglio, mai deliberatamente. Eppure la scadenza con cui questi “errori” si ripetono ha una diabolica perseveranza. Da quando è ripresa l’offensiva di Tshal a Gaza, sono oltre 75 morti, di questi 57 erano civili. Una tragica contabilità che ci dice che dal 28 giugno scorso sono oltre 400 i morti e centinaia i feriti.

Ogni qualvolta si avvicina l’ipotesi di un governo di unità nazionale palestinese, che toglierebbe ad Israele l’alibi di non avere interlocutori, c’è un innalzamento del livello di repressione e violenza. E’ un bene che dopo le reazioni a caldo, da parte palestinese si sia deciso di non abbandonare questa prospettiva.

La Palestina è oggi un continuo check point. Per percorrere la strada da Nablus a Ramallah, in Cisgiordania, si possono impiegare anche 5 ore. File interminabili ai posti di controllo dell’IDF. Ragazzini armati fino ai denti che controllano i passaporti di uno stato che non c’è, la Palestina, di cittadini senza diritti, i palestinesi. Anche di queste quotidiane sopraffazioni è fatta l’occupazione israeliana. Quaranta anni oramai dal famigerato 1967, di risoluzioni Onu rimaste lettera morta a cui ci ostiniamo ad aggrapparci per l’utopia concreta dei due stati per i due popoli.

A Milano dobbiamo essere tanti. Perchè, come abbiamo scritto nella campagna di solidarietà, la Palestina ha bisogno di noi, ma sopratutto noi della Palestina. Il rischio che abbiamo difronte è la fine dell’ipotesi stessa dei due stati per i due popoli, l’unica opzione per la pace che l’OLP e i palestinesi hanno fatto propria grazie al coraggio e alla leadership di Yasser Arafat. Proprio oggi, 11 Novembre, ricorre l’anniversario della sua scomparsa.

Due anni in cui troppe volte in molti si sono voltati dall’altra parte, quando era necessario fermare la prepotenza dell’unilateralismo e della logica della guerra. Prima il Governo Sharon e ora quello Olmert, al cui interno siede una forza razzista come quella di Lieberman, hanno mirato alla delegittimazione dell’ANP e alla politica del fatto compiuto. Basti pensare all'aumento di insediamenti e coloni o alla vergogna del muro, che annette pezzo dopo pezzo quella terra che spetta allo stato che non c’è. L’Europa e l’Italia non possono più voltarsi dall’altra parte, lasciare che sia.

Nella piattaforma di Milano ci sono tutti i passi per la pace e la giustizia: Fermare l’assedio e la guerra, inviare osservatori Onu a Gaza, ma anche in Cisgiordania, abbattere il muro, liberare i prigionieri, tutti, Gerusalemme capitale condivisa. E’ un bene che grandi organizzazioni di massa prendano parte a Milano alla manifestazione del 18 Novembre. E’ un bene non essere più soli a chiedere pace e giustizia per la Palestina. La gravità della situazione ci impone non solo di testimoniare, ma di incidere. con il coinvolgimento più ampio possibile. Affermare una discontinuità netta dell’Italia in politica estera che possa coivolgere tutta l’Europa.

Dobbiamo far si che la comunità internazionale non chiuda di nuovo gli occhi, non segua lo sconfitto Bush e la sua sciagurata politca guerrafondaia. Le speranze di pace in medio oriente, si possono scrivere solo con una Palestina libera dalla guerra e dall’occupazione, farle vivere se insieme a noi tanti altri non si volteranno più dall’altra parte.

Fabio Amato
Milano, 18 novembre 2006
da "Liberazione"