Dopo la vittoria di Barack Hussein Obama

Welcome President Obama, but ...

Un candidato democratico, afro americano che ha fatto una campagna elettorale di parte e di sinistra (anche più a sinistra del PD italiano) molto caratterizzata sulle questioni identitarie dei diritti civili, sul piano sociale e della partecipazione, convince milioni di persone deluse e sfiduciate ad andare a votare e vince alla grande.

Ho ascoltato con attenzione il discorso del neopresidente degli Stati Uniti Barack Hussein Obama e, avendo letto anche il suo programma molto impegnativo sia in materia di politica estera che di economia, quel consenso è carico di grandi speranze per il popolo americano ma non solo.
Barack Obama è stato eletto nel momento più basso della credibilità nazionale ed internazionale dei vertici a stelle e strisce e tutto appare in salita, perché Obama dovrà fare i conti anche con le casse dello Stato svuotate dalle politiche guerrafondaie della cricca Bush-Cheeney.
Possiamo comunque segnare un fatto positivamente incontrovertibile: un candidato democratico, afro americano che ha fatto una campagna elettorale di parte e di sinistra (anche più a sinistra del PD italiano) molto caratterizzata sulle questioni identitarie dei diritti civili, sul piano sociale e della partecipazione, convince milioni di persone deluse e sfiduciate ad andare a votare e vince alla grande.
Un popolo, quel popolo che spesso abbiamo tenuto al riparo dal nostro legittimo antiamericanismo, si è scosso e prova riavviare il “…sogno americano” di uomini e donne che così prendono visibilità. Dunque Barack Obama lo dovremo giudicare per gli atti che concretamente praticherà. Se come ha scritto nel suo programma e detto nel suo discorso vorrà aiutare le famiglie americane a mandare i figli a scuola, ad avere l’assistenza sanitaria per tutti e un posto di lavoro dovrà reperire le risorse a Wall Street e non nella Main Street.
Se vorrà avere risorse dovrà fermare le avventure militari impegnando uomini, donne e risorse per un nuovo “stato sociale”. Se così non sarà, la possibilità e l’aspettativa non solo per milioni di americani ma anche di milioni di persone nel mondo sarà stata sprecata e si ripiomberà nel buio profondo.
Tuttavia possiamo ora ringraziare il popolo americano almeno di aver cacciato Bush. Per questo motivo possiamo affermare che avevamo ragione otto anni fa quando, all’elezione di Bush abbiamo espresso tutto il nostro disappunto per l’avvento dei neocon e teocon.

Marco Fraceti
Monza, 7 novembre 2008