unire la visione *globale* (della finanza, del ruolo delle multinazionali.) ai problemi *locali* (i licenziamenti, la difesa dell'ambiente, la stessa difesa dei diritti civili).
Prima assemblea nazionale di ATTAC - Italia

Grazie alla solidarietà internazionale attivata dalla rete di Attac, in poco più di un mese sono stati raccolti i fondi necessari per permettere a 25 sindacalisti russi di partecipare alle giornate di Genova, il prossimo luglio. Dei 35mila franchi (oltre 10 milioni di lire) necessari allo scopo, ne sono stati raccolti 45mila.
Su *Grain de Sable*, il bollettino internazionale di Attac la notizia è commentata così: «Per la prima volta, in un'iniziativa internazionale, avremo la presenza significativa di quelli e quelle che in Russia sono impegnati nella resistenza alla mondializzazione liberista».

In Francia, in seguito agli scioperi e alle lotte promosse dalla Cgt contro i licenziamenti della Danone (in presenza di cospicui profitti finanziari) Attac France ha lanciato una campagna di boicottaggio dei prodotti della multinazionale che in pochi giorni ha ottenuto il sostegno di oltre il 70% dei francesi.

A Calais, quando i sindacati hanno organizzato la manifestazione di protesta, Attac è riuscita a coinvolgere e mobilitare cittadini, giovani, altri lavoratori estranei all'azienda, ma solidali con i licenziati e desiderosi di uno strumento per dimostrarlo.

A Goteborg, una settimana fa, abbiamo assistito a una manifestazione, “celebre” ormai per gli spari della polizia, in cui Attac Svezia ha assunto un ruolo centrale. Dice Susan George: «Attac Svezia ha attualmente tra i 4mila e i 5mila aderenti; in confronto alla popolazione svedese è quanto o forse più che in Francia dopo solo un anno di esistenza e questo va riconosciuto come un fenomeno politico significativo».

Attac esiste anche in Tunisia ma i suoi militanti vivono in uno stato di intimidazione permanente: sorvegliati giorno e notte, oggetto di continue vessazioni e di periodici arresti arbitrari. Da qualche giorno hanno iniziato uno sciopero della fame e il prossimo 1 luglio terranno il loro primo congresso, per il cui svolgimento chiedono la partecipazione e il sostegno dell'opinione pubblica europea. La campagna è stata già lanciata in Francia e si appresta ad essere amplificata in altri paesi.

La Tobin tax

Infine una ciliegina: nel 1998, l'idea di costituire un'associazione che avesse come scopo una mobilitazione internazionale attorno alla Tobin tax (questo è stato all'inizio Attac, anche se il suo rapido sviluppo e la sua articolazione hanno subito una metamorfosi qualitativa), non raccoglieva che un nucleo di “visionari” e di intellettuali militanti. Nel corso dell'ultima settimana - la settimana del dialogo con il “popolo di Seattle” - la proposta della Tobin tax è finita, udite udite, in bocca al ministro Rocco Buttiglione che, tra un attacco e l'altro all'autodeterminazione delle donne, ha trovato il tempo di occuparsi anche di questo.

Una fase nuova

Qualcosa sta accadendo, è innegabile. Una nuova generazione, scrollatasi di dosso le sconfitte del Novecento e i residui del fallimento delle sinistre storiche, ha imboccato, di nuovo, la strada delle lotte, della voglia di un futuro diverso, di un “altro, possibile, mondo”. Non era scontato. Non lo era fino a un decennio fa, prima che un ciclo di avvenimenti importanti (dall'apparizione dello zapatismo, alle lotte sindacali e sociali francesi, al “ritorno” della questione contadina, al risveglio del movimento antiliberista negli Stati Uniti, il “cuore dell'impero”) cambiasse il volto al pianeta e riproponesse la prospettiva dell'anticapitalismo come prospettiva credibile e praticabile. Intendiamoci, non che siano cambiati chissà quali rapporti di forza: il liberismo riesce ancora a dominare il mondo; i lavoratori e le lavoratrici sono piuttosto deboli e frammentati; nuove guerre e sempre più gravi minacce (l'effetto serra) pesano sul destino dell'umanità. Però si avverte un clima nuovo, una stagione nuova.

La scoperta del “glocale”

C'è un ritorno alla politica che coinvolge innanzitutto giovani generazioni desiderose di partecipazione e di protagonismo diretto. Figli e figlie di uno sviluppo che insieme alla modernizzazione offre una regressione di civiltà e un immiserimento morale e materiale per molti e molte ormai insopportabile. Attac, dove ha funzionato (in realtà quasi dappertutto), ha rappresentato uno strumento ottimale per veicolare questa volontà e questa potenzialità. Uno strumento percepito immediatamente come l'agente capace di unire la visione *globale* (della finanza, del ruolo delle multinazionali.) a problemi *locali* (i licenziamenti, la difesa dell'ambiente, la stessa difesa dei diritti civili).

Attac in Italia

Capace, ancora, di far dialogare tra loro soggetti assai diversi e fino ad oggi distanti e sordi. La presenza in Attac Italia della sinistra Cgil o della Camera del lavoro di Brescia insieme alla nuova Confederazione Cobas, di associazioni come l'Arci e Manitese accanto a Punto Rosso, di tre giornali della sinistra, Carta, il manifesto e Liberazione, di associazioni “pioneristiche” come la Lila e di tanti militanti di Rifondazione, che provano a sperimentare discorsi, pratiche e iniziative comuni, parla anche di questo.

Ed è questo che probabilmente ha convinto oltre duemila persone ad associarsi (in gran parte per via telematica, anche se stanno cominciando le iscrizioni vere e proprie), a formare una ventina di gruppi locali, a costruire iniziative importanti già sul territorio, a collocare il controvertice di Genova come meta obbligata della propria azione politica.
Un bisogno di partecipazione e protagonismo che parla anche di un desiderio diffuso di rifondazione della politica, di cui oggi a Bologna, nella prima assemblea nazionale di Attac Italia, sarà possibile vedere i volti.
E' una scadenza importante quella che si svolgerà nelle aule della ex Morassuti, non scontata fino a un po' di tempo fa, almeno fino a Porto Alegre, ma piena di speranze per il futuro. Per quello, ormai prossimo, che porta a Genova, ma soprattutto per quello più ambizioso che punta a trasformare il mondo.

Salvatore Cannavò
Bologna, 22 giugno 2001