Dalla guerra della Nato ad oggi sono più di mille i serbi assassinati.
Kosovo, Bosnia e Croazia: Balcani in fiamme.

Per impedire l'arresto di un generale sospettato di crimini di guerra, datosi alla macchia dopo essere stato colpito da mandato di cattura della procura di Fiume per il massacro avvenuto nel 1991 a Gospic di 160 civili serbi, da due settimane in Croazia i nazifascisti ustascia scendono quasi ogni giorno in piazza con gagliardetti neri, urlando slogan di guerra e minacciando apertamente colpi di mano per rovesciare il governo "comunista". Quel governo di centro, in realtà, che non è stato capace in un anno di cacciare dai più delicati ministeri i peggiori ceffi dell'ex regime di Tudjman.

I fascisti chiedono privilegi per i reduci della cosiddetta guerra patriottica e, soprattutto, l'amnistia generale per i criminali di guerra d'etnia croata. In tal modo la Croazia, che pareva diventata fattore di stabilizzazione e di democrazia nei Balcani si è avviata sulla strada della balcanizzazione nell'accezione peggiore di questo termine, diventando nuovamente ostaggio dell'estrema destra. Una destra che, marginalissima per la sua consistenza numerica, conta nelle sue fila il fior fiore dei criminali comuni di guerra, ed ha i suoi esponenti negli alti gradi dei servizi segreti, dell'esercito e della polizia.

I mercanti di schiavi

Nella vicina Bosnia Erzegovina dove le elezioni dello scorso novembre hanno segnato un grosso successo della coalizione socialdemocratica, senza però indebolire il partito nazionale e nazionalista croato, la succursale politica del neofascismo siglato Hdz continua ad impedire con ogni mezzo la formazione dei governi a livello centrale e della federazione musulmano croata: ha bloccato totalmente il lavoro dei due parlamenti e minacciala creazione di una terza entità statale croata nel paese quale strumento di una futura scissione, sfidando così apertamente l'amministrazione dell'Onu e dell'Osce. In questa situazione la Bosnia - Erzegovina ha trovato un suo posto speciale" nell'economia globale: è diventata il mercato più prospero nei Balcani per il commercio degli uomini schiavi dai curdi ai cinesi, che a migliaia hanno scelto quest'area per passare in Croazia, Slovenia, Italia, Austria ed altri paesi dell'Europa. E qui in questo sporco commercio delle persone hanno trovato un comune interesse criminali mafiosi d'ogni colore ed etnia: croati, bosniaco musulmani e serbi. E le autorità non reagiscono. Le forze armate sotto la bandiera dell'Onu, arrivate come "salvatrici", se ne stanno a guardare. Forse anche nei loro ranghi c'è qualcuno che trae profitto da questo stato di neocolonialismo in cui è stato ridotto il paese.

Ancora pulizia etnica

Non migliore è la situazione che addirittura peggiora di giorno in giorno, in quel Kosovo nel quale - cacciate via le truppe e la polizia serbe e sostituite dalle forze di pace dell'Onu ovvero Nato, che dovevano far cessare per sempre la pulizia etnica - si assiste ad una sanguinosa escalation della pulizia etnica ora a danno dei pochi serbi rimasti ma anche delle altre etnie non albanesi. E' di due giorni fa l'ennesima strage: una decina di morti e una quarantina di feriti, vittime di attentato dinamitardo chiaramente siglato Uck al confine tra Kosovo e Serbia (presso Podujevo ndr). Le vittime, tutti serbi, viaggiavano a bordo di un autobus scortati dalle forze dell'Onu! E poi ci sono i quotidiani episodi di terrorismo albanese all'interno del territorio della stessa Serbia, in quella regione meridionale che confina con il Kosovo. Si ha notizia, infine, di episodi di guerriglia e di attentati albanesi anche in Macedonia. Non dimentichiamo: da quando le truppe della Nato sono arrivate nel Kosovo più di mille civili serbi e rom sono rimasti vittime degli stragisti albanesi. Centinaia di chiese e monasteri ortodossi serbi sono saltati in aria, devastati, incendiati.

Le forze democratiche alle quali è stato affidato il governo della Serbia dopo la sconfitta di Milosevic sono venute così a trovarsi di fronte a nuove sfide, a nuovi pericoli originati tutti e sempre dalle sanguinose provocazioni dei terroristi albanesi che agiscono sotto la protezione della Nato. La quale ha abbandonato praticamente il Kosovo alla mercé dei peggiori delinquenti, facendone, prima ancora della Bosnia, il mercato più fiorente per i mercanti della droga della prostituzione e delle armi. In altre parole, il Kosovo - sostituite le bandiere serbe e jugoslave con quelle della Nato, dell'Onu e dei terroristi Uck travestiti - sta scrivendo alcune delle pagine più vergognose della sua storia dopo aver conosciuto le pagine più luminose, sotto il piano dell'evoluzione culturale, dell'emancipazione sociale e della civiltà in genere, durante il periodo della Jugoslavia socialista e autogestionaria. Sotto i presidio delle truppe del civilissimo Occidente, il Kosovo sta diventando nuovamente, come agli inizi dello scorso secolo, la classica botte di esplosivo che può deflagrare da un momento all'altro, e questo a causa del totale fallimento dei propositi "umanitari" con i quali si volle giustificare l'intervento armato nella precoce primavera del 1999.

Ah, dimenticavo di dire, a proposito della "guerra umanitaria" dal cielo: i 78 giorni di bombardamenti del '99, quelle tre mila "missioni", produssero 3l mila tonnellate di uranio impoverito sul Kosovo e 20 mila sulla Serbia, le cui conseguenze si faranno sentire per decenni. E dire che tutto cominciò con una colossale menzogna, quella di presentare il risultato di uno scontro armato tra le forze serbe e i guerriglieri albanesi - lo scontro del 15 gennaio '99 a Racak - come il "massacro di Racak", nel quale 45 guerriglieri caduti in combattimento furono contrabbandati dall'ambasciatore Usa Walker come altrettanti civili trucidati dai serbi. Inutilmente lo smentirono i patologi forensi finlandesi. Niente da fare, gli Stati Uniti volevano conquistare il Kosovo e l'hanno conquistato. Con tutte le sue miniere.

Gino Sergi
Zagabria, 18 febbraio 2001
articolo da "Liberazione", 18 febbraio 2001