Quando l'uranio può far male ai civili, ancora oggi
Vi ricordate della Sindrome di Bijlmermeer?

La prima volta nella storia dei disastri aerei che si è parlato del rischio di contaminazione da uranio impoverito è stato in occasionedello schianto del Boeing 747 di bandiera israeliana (El AL) sul quartiere popolare Bijlmermeer, alla periferia di Amsterdam.

Erano le 18 e 40, in una serata ventosa dell'ottobre del 1992. Il cargo sventrò una palazzina uccidendo sul colpo 43 persone, quasi tutti immigrati.

Il vero problema del disastro fu la contaminazione da uranio che avrebbe colpito migliaia di abitanti del quartiere.

Un anno dopo la tragedia gli attivisti della LAKA (l'associazione olandese contro il nucleare) denunciano la presenza di uranio impoverito nella coda quel Boieng 747 usato come contrappeso (come peraltro sulle ali e nella coda di molti altri Boeing 747 ancora in circolazione).

La LAKA ne ha conferma dalla Boeing stessa. Le autorità probabilmente lo sapevano ma non dissero nulla. Nell'84 infatti l'autorità per l'aviazione americana (FAA) avvertì tutte le compagnie che usavano questi aerei con contrappesi come comportarsi in caso di incedente. Con il tempo si cominciano ad associare 70 decessi allo schianto e alla nube di polvere d'uranio che la notte del disastro potrebbe essersi sprigionata.

Oggi sono circa diecimila gli abitanti del quartiere a denunciare sintomi simili. Si parla di Sindrome del Bijlmermeer.

Sabrina Giannini
Roma, 3 gennaio 2001
articolo da "Liberazione", 3 gennaio 2001