Casa Bianca e politica estera
I cortili di George W. Bush

Nel programma elettorale del partito Repubblicano, poco letto, stava scritto, all'interno della parte dedicata all'azione internazionale degli Stati uniti:

"Qualsiasi sforzo per risolvere problemi sociali globali deve essere fermamente ancorato al rispetto delle istituzioni sociali fondamentali, la famiglia e il matrimonio. Noi rifiutiamo qualsiasi trattato o accordo che contraddica questi valori. Perciò noi proteggeremo i diritti delle famiglie nei programmi internazionali e non permetteremo il finanziamento di organizzazioni coinvolte nell'aborto. Questo approccio all'assistenza estera unificherà il popolo, rispetterà i suoi differenti credi e sosterrà i diritti umani fondamentali".
Parte Prima

Il primo atto ufficiale di Bush junior, il primo presidente ad avere usato la fotocopiatrice di papà per scegliere i membri della sua amministrazione, è stato quello di ordinare il taglio dei sunnominati fondi, giustificando l'azione quasi con le stesse parole del programma.

Bisogna dunque credere ai programmi elettorali? Bisogna crederci in un modo particolare, allo stesso modo in cui vanno lette le dichiarazioni della diplomazia: misurando i pesi delle questioni, i silenzi e le sottolineature. Nel tentare di discernere i possibili esiti futuri della politica estera statunitense sono certo strumenti utili le dichiarazioni rese da coloro che la guideranno o ne saranno supporto; ancor più l'analisi del confronto tra la potenza americana e le altre entità del gioco internazionale (ovvero l'analisi delle opzioni strategiche realmente disponibili nei vari teatri che compongono quel gioco); ma utile è anche l'analisi di quelle strane cose che sono appunto i programmi elettorali, costruttori di mondi simbolici che all'occasione possono diventare - come si è visto - spezzoni di mondo reale.

Il padre della Albright maestro della Rice Così, mostreremo come è fatto e quali pesi e misure usi il programma Repubblicano nella parte sul ruolo internazionale degli Stati uniti.
Ad esso e ai rappresentanti repubblicani che l'hanno sostenuto in campagna elettorale dovranno infatti rispondere - pur nell'ampia discrezionalità loro concessa - i massimi responsabili della produzione di linee strategiche per il ruolo internazionale del Paese, ovvero il Segretario di Stato Colin Powell (il manifesto del 21 gennaio), il ministro della Difesa Donald H. Rumsfeld (il manifesto del 2 gennaio) e la consigliera alla Sicurezza nazionale Condoleezza Rice (il cui strano nome deriva da un americanizzato omaggio al "con dolcezza" della notazione musicale e le cui prime mosse nel campo degli studi sulla Difesa dei Paesi esteuropei e dell'Urss, sua specialità, avvennero alla fine degli anni Settanta sotto la guida dell'ex-diplomatico cecoslovacco Josef Kolber, padre di Madeleine Albright, quando questi era capo dell'Istituto di relazioni internazionali della Denver University, fervente reazionario nonché destinatario della dedica del primo libro, 1984, della Rice).

Il programma dedica circa 13.000 parole e 12 paragrafi agli obiettivi che dovranno caratterizzare ruolo e presenza degli Stati uniti nel mondo.
A parte preambolo e finalino, i 12 paragrafi portano, nell'ordine, i seguenti titoli:

  1. L'emergente comunità della Libertà, 1.100 parole;
  2. Un esercito per il XXI secolo, 1.536 parole;
  3. Proteggere la comunità della Libertà dalle armi di distruzione di massa, 1.413 parole;
  4. Cercando una durevole prosperità, 1.309 parole;
  5. I vicini di casa americani, 607 parole;
  6. Dall'altra parte del Pacifico, 1.120 parole;
  7. l'Europa, 1.549 parole;
  8. Il Medio oriente e il Golfo Persico, 998 parole;
  9. L'Africa, 301 parole;
  10. L'assistenza internazionale, 142 parole;
  11. Le Nazioni Unite, 340 parole;
  12. Terrorismo, criminalità internazionale e minacce cibernetiche, 534 parole.
Parte Seconda

Nel primo paragrafo quasi tutto dedicato ad esecrare le debolezze delle politiche clintoniane, ci si premura di fugare i dubbi sulle tendenze isolazioniste dei repubblicani, anche se in un modo particolare:

"Praticamente tutti gli americani (soprattutto i 100 milioni di cittadini che non vanno a votare, ndr) capiscono che non possono essere prosperi isolati dal mondo. Essi sanno che l'America è più sicura [...] quando un numero sempre maggiore di Paesi si uniscono agli Stati uniti in una comunità della Libertà".

Più concretamente il paragrafo stabilisce che:

"Un presidente repubblicano identificherà e perseguirà gli interessi nazionali americani vitali. Egli stabilirà priorità e le promuoverà con forza [...]. I Repubblicani sanno cosa occorre per questo: una forza militare robusta, forti alleanze, l'espansione del commercio e una diplomazia risoluta". "Una forza militare agile e letale"

Al tema della forza militare statunitense e del contrasto alle minacce alla sicurezza interna ed esterna è dedicata poi (o meglio anche) la parte preponderante del documento con ben tre paragrafi (2, 3, 12), pari a poco meno di un terzo dell'articolato complessivo. Anche qui, qualche breve citazione può dare un'idea delle indicazioni programmatiche.

"I Repubblicani riporteranno alla salute una industria della Difesa indebolita dalla combinazione di politiche sbagliate e di trascuratezza". Ancora: "Un governo repubblicano userà questo tempo di relativa superiorità americana nel mondo per preparare le cose per un tipo differente di futuro. Nel XXI secolo le forze militari statunitensi dovranno essere agili, letali, prontamente dispiegabili e richiedere solo un minimo di supporto logistico. Esse devono essere pronte pienamente ad affrontare un nemico che usi armi di distruzione di massa". Perché "Missili balistici e armi di distruzione di massa minacciano il futuro del mondo. L'America è al momento priva di difese contro queste minacce [....] Oltre una dozzina di Paesi hanno oggi missili balistici. Un certo numero di essi, inclusa la Corea del Nord, sarà in grado entro pochi anni - la Cia dice una ventina, ndr - di colpire gli Stati uniti quasi senza preavviso [...] L'America deve mettere in campo delle efficaci difese missilistiche, basate sulla valutazione delle migliori opzioni disponibili, inclusa quella installabile sulla flotta. Questa difesa dovrà proteggere tutti i 50 Stati, le forze americane d'oltremare, i nostri amici ed alleati nella comunità della Libertà" Inoltre, "noi perseguiremo una modifica negoziata del Trattato Anti-Balistico (ABM) che permetta agli Stati uniti di usare tutte le tecnologie e gli esperimenti richiesti dalla messa in opera di una robusta difesa missilistica".
Infine, a proposito del "nuovo" contesto creato dalla "proliferazione" di cui sopra, si dice che
"il Trattato per il bando dei test nucleari (CTBT) "è un altro anacronismo di un pensiero strategico obsoleto. Il trattato non ha possibilità di verifica e reale implementazione (una pura falsità, ndr) e non permette agli Stati uniti di assicurare la affidabilità del suo deterrente nucleare. Esso, inoltre non ripara dai pericoli reali della proliferazione nucleare, che sono rappresentati dai rogue regimes-such as - (regimi fuorilegge: frase ripetuta in mille salse da tutti negli Usa, ndr) Iran, Iraq, e North Korea, che cercano di celare pericolo di programmi d'armamento dietro a deboli trattati internazionali"
Parte Terza
Tra le regioni, l'ordine di nomina (Americhe, Pacifico-Asia, Europa, Medio oriente e Africa) è diverso da quello desumibile dall'ampiezza di considerazioni loro dedicate. In tale secondo ordine, l'Europa occupa il primo posto, ma qui si parla solo di allargamento dei compiti della Nato
"Noi perseguiamo una maggiore e più ampia cooperazione dentro la Nato - eccetto magari qualche modesta informazione su certe armi, ndr - per affrontare i problemi geopolitici del Medio oriente e dell'Eurasia";
poi si parla delle magnifiche sorti e progressive così evidenti in certi nuovi alleati
"I Repubblicani salutano i formidabili risultati ottenuti da Albania, Bulgaria, Estonia, Lituania, Lettonia, Macedonia, Romania, Slovacchia nel reclamare la loro libertà e riunirsi alla comunità transatlantica delle democrazie"); di Balcani ("Nel tempo, le forze europee dovranno sostituire quelle statunitensi sotto l'ombrello della Nato"); Russia ("Per il nostro bene e il suo la Russia deve astenersi dall'incoraggiare la proliferazione di armi di distruzione di massa" e "Noi dovremo evitare mal concepiti tentativi di rimodellare la Russia dall'esterno. Gli sforzi irrealisticamente idealisti dell'amministrazione Clinton, hanno solo promosso élites corrotte, identificato l'America con fazioni discreditate".
Che memoria corta su chi per primo le ha promosse! Infine di Irlanda del Nord e Cipro.

Seconda è l'area del Pacifico, cui viene accomunato il Sudest asiatico e il Subcontinente indiano. In tale sezione vengono enfatizzati l'alleanza con il Giappone, la Corea del Sud, l'Australia e la Nuova Zelanda, il fermo appoggio a Taiwan, una competizione strategica con la Cina che non rovini i colossali affari delle corporations statunitensi

("La Cina è un concorrente strategico degli Stati uniti, non un partner. Noi tratteremo con la Cina in buona fede, ma anche senza illusioni. Un nuovo governo repubblicano comprenderà l'importanza della Cina ma non metterà la Cina al centro della sua politica asiatica").
Vi si sottolinea, inoltre, l'obiettivo di una bilancia di potenza tra Pakistan - di cui si rammenta la lunga alleanza con gli Stati uniti - e l'India.
Qualche parola viene infine dedicata a distanziare la futura Amministrazione dal regime sanguinario birmano, e al Viet Nam, nel senso del problema dei soldati statunitensi "missing in action" nel conflitto vietnamita.

Il terzo posto è occupato dal Medio Oriente, inteso come problema di assicurazione degli approvvigionamenti petroliferi, difesa ad oltranza del ruolo di Israele, indurimento delle sanzioni contro l'Iraq, contenimento dell'Iran, dei suoi "soliti" programmi di finanziamento del terrorismo internazionale ed antiisraeliano, del suo programma di costruzione di un armamento bio-chimico.

Le "Americhe" sono quarte, prevalentemente definite come oggetto del rafforzamento e dell'ampliamento continentale del Nafta, relativo libero mercato e veloci accenni enfatici al nuovo corso della politica messicana. Buona parte della sezione è dedicata all'"amato" Fidel - e qui mi è d'obbligo citare le parole del documento, testimonianza della più invereconda faccia tosta che si sia mai incontrata, intatta dopo 40 anni di tutti i tentativi possibili e immaginabili di far fuori Cuba e Castro, che invece minaccerebbero gli Stati uniti ospitando

"una installazione di spionaggio russa che intercetta le comunicazioni del governo statunitense e dei suoi cittadini".
Fanalino di coda, i 50 Paesi dell'Africa raccolgono solo 300 parole, per le disgrazie che hanno misteriosamente colpito parte di essi e a cui dovrebbe andare qualche aiuto maggiore, per l'Aids soprattutto.
La liquidazione delle Nazioni unite In tutto, le regioni del mondo raccolgono il 37% delle considerazioni del documento.

Le Nazioni Unite sono liquidate in 340 parole, prevalentemente per dirvi della corruzione e sprechi del loro apparato, per sottolineare che l'Amministrazione repubblicana non dovrà loro cedere un briciolo di poteri su materie sovrane, tantomeno militari, e per ricordare che esse non hanno come compito la promozione di politiche sociali radicali (da tale paragrafo sono tratte le parole citate all'inizio).

Per correlato, l'Assistenza internazionale merita solo 142 misere parole - aria fritta. La rassegna è conclusa considerando le 2.400 parole (paragrafi 1 e 4) che il documento dedica ad indicare come sotto l'Amministrazione repubblicana verranno promosse ancor più che in passato:

Pur considerando la natura elettorale del programma, è bene notare che circa il 50% (paragrafi 1, 2, 3, 4 e 12) di un documento sulla presenza futura degli Stati uniti nel mondo è dedicato a dare indicazioni sulla ricostruzione e il potenziamento della forza militare statunitense, sull'allargamento indefinito della Nato, sulle contromisure da prendersi contro le minacce più o meno immaginarie alla sicurezza statunitense e dei suoi alleati, infine sulla via che, unica, porta alla prosperità e alla sicurezza mondiali. La frase principale e quasi unica che il manifesto sintetico generale del programma elettorale dedica a questioni non interne suona:
"Noi ci impegneremo alla ricostruzione dell'apparato militare americano e al ritorno di una politica estera di forza, determinazione e nuovo impegno nei confronti degli alleati. Noi metteremo in atto le difese contro i missili balistici e svilupperemo l'armamento e le strategie necessarie a vincere le battaglie di questa nuova era tecnologica".
Sergio Finardi
Denver, 26 gennaio 2001
articolo da "Il Manifesto", 26 gennaio 2001