Parte la carica. A freddo. Durissima, interminabile. Manganelli, caschi, anfibi, sassi, sampietrini. Sì, anche i sampietrini e sono gli agenti a lanciarli. Urla, schiaffi, i calci dei fucili usati come clave. Ragazze agguantate dagli agenti alle spalle mentre scappano e trascinate per decine di metri sul selciato. Picchiate mentre sono ferme in mezzo alla strada a braccia alzate. Manganellata anche lolanda che grida: «Sono incinta». E' incinta davvero, al terzo mese di gravidanza. Un agente le ha sferrato un colpo alla testa. Intorno grida, occhi pesti e lacrimanti. E una nube fitta di gas irrespirabile.
Benvenuti a Napoli, vetrina della civilissima Italia ospite del Terzo Global Forum. Benvenuti a piazza Municipio, tirata a lucido per accogliere i signori della globalizzazione che ieri a due passi dal suoi giardini, tra Palazzo Reale e Teatro San Carlo, continuavano a sermoneggiare sull'e-gouvernament mentre davanti al Palazzo comunale si scatenava l'inferno. E mentre più in basso, verso il mare, reparti impazziti di polizia e carabinieri chiudevano a tenaglia la coda del corteo della Rete No Global per impedire ai manifestanti di scappare.
«Stavamo ballando, ci hanno caricati - dice Marco, Giovane comunista di Bologna - mentre correvo ho visto agenti fare inginocchiare un gruppo di persone accanto all'inferriata del Maschio Angioino. Li hanno presi a manganellate mentre stavano a braccia alzate. Erano ragazzini di non più di 14 anni. Voglio uscire ho gridato. Se lo dici un'altra volta ti spacco la faccia mi ha urlato contro un poliziotto». Eppure il corteo che ha invaso le strade di Napoli era bellissimo: studenti immigrati, tantissimi curdi. Tutti insieme, in più di trentamila, per sbattere le loro idee in faccia al grandi della terra. Ma anche per chiedere, una volta ancora, di liberare Ocalan. E la città non aveva paura. Giuseppe De Maria era in piazza con i compagni di scuola di suo figlio, ragazzini del ginnasio: «I poliziotti hanno sparato in aria con le mitragliette. In via Mezzo Cannone, già durante il corteo c'erano reparti con il colpo in canna.
Le cariche continuano, disordinate innumerevoli, dalla piazza verso il porto. in mezzo al giardini del Municipio i carabinieri afferrano una ragazza. E' sola, a mani nude, è vestita di nero con calzerotti gialli. L'afferrano prima per i capelli, poi per le braccia. La picchiano sul volto. La trascinano sull'asfalto per almeno 50 metri. Un manifestante la soccorre. Lei si rialza: è una maschera di sangue. "Bastardo" grida verso un poliziotto che ha assistito alla scena immobile, sorridendo insieme a 50 colleghi a fianco del comune, vicino al furgoncino della Rai. "Troia" è la risposta. Un ragazzino con la macchina fotografica in mano è rincorso sul prato da un gruppo di carabinieri. Un manganello gli apre uno squarcio in testa. Sangue ovunque. La macchinetta vola sul prato. Stefano poliomielitico e cieco a un occhio, non ce la fa a scappare. Un agente lo colpisce in faccia. Occhiali spaccati, un frammento di lente gli si conficca a un centimetro dall'occhio sano. Più giù Salvatore De Rosa, 46 anni di Taranto, è pestato a sangue: sarà ricoverato con una commozione cerebrale.
Il corteo è ormai spezzato in più tronconi. L'aria del centro è irrespirabile. I ragazzi stanno lentamente defluendo lontano dalla zona rossa, la zona off limits dove chiedevano pacificamente solo di poter far entrare almeno una delegazione dei manifestanti della Rete No Global. Nei vicoli si continua a caricare. Sono passate quasi due ore dal primi scontri e Sansone, coordinatore dei Giovani comunisti in Campania, passa con cinque o sei compagni davanti al Mc Donald's di via San Felice. Qualcuno lo riconosce. Un poliziotto gli urla contro: «Non ti è bastato quello che abbiamo fatto oggi?». «Una carneficina avete fatto», gli risponde. Gli si avventano addosso, lo riempiono di botte. Solo un rifugio fortuito evita il massacro. Lo soccorre il senatore del Prc Giovanni Russo Spena.
Tornando indietro Sansone riconosce due agenti tra quelli che lo hanno aggredito. Solo l'intervento di un dirigente delle forze dell'ordine evita che lo aggrediscano ancora. I ragazzi raccontano che mentre uno spezzone del corteo stava defluendo lungo via De Pretis, e una delegazione di manifestanti stava accordandosi con una delegazione della questura sul percorso, dal finanzieri (erano in tanti ieri in divisa grigia a dare manforte a carabinieri e polizia che dal mattino riempivano tutti i vicoli del centro) è partito un grido: «basta trattare: fateceli caricare». «Nemmeno nel '77 si sono viste queste scene - commenta Russo Spena - ci sono settori delle forze dell'ordine completamente fuori controllo».
Napoli è completamente sotto assedio. «Sono in ogni angolo in assetto da guerra. Sono inferociti. Pure i finanzieri menano le mani» osserva sbigottito un tassista. I negozi del centro sono tutti chiusi con le saracinesche abbassate. «Lo hanno chiesto le autorità da giorni - racconta un commerciante di via Medina -si sapeva che le forze dell'ordine volevano menare. Qui lo avevamo capito tutti».
Nel pomeriggio ad Architettura occupata si cerca di fare il conto dei feriti e dei fermati. E' difficile. Alcuni avvocati testimoniano di essersi personalmente recati in questura e nelle caserme a domandare che fine avessero fatto alcuni ragazzi di cui era stata persa traccia. Nessuno ha voluto loro dare una risposta. Peppe De Cristofaro, coordinatore nazionale dei Giovani comunisti, chiede ai giornalisti in conferenza stampa di essere presenti in serata, alla stazione centrale, per garantire che i manifestanti vengano lasciati ripartire. «Siamo un movimento pacifico - dice - volevamo solo contestare pacificamente il Global Forum. Raccontatelo, per qualsiasi testata lavoriate». Solo in tarda serata si riesce grossomodo a tirare le somme: oltre un centinaio i feriti tra i manifestanti, 70 i fermati dalla polizia e nel tardo pomeriggio rilasciati. Ma sono in stato di arresto presso i carabinieri. Tanti dei ragazzi feriti sono stati medicati nelle unità di soccorso allestite dal movimento. In piazza Garibaldi ci sono 60 blindati e un numero incredibile di agenti. S., curdo, li guarda e esclama: "sembra Dyarbakyr". Alla fine i treni del No Global partono. Ma la stazione centrale sembra uno stadio cileno.
Tante delle foto che potrebbero documentare il comportamento indecente delle forze dell'ordine sono contenute nei rullini strappati di mano ai reporter e che ora formano un tappeto tra piazza Municipio e il mare.