Autobus colpito da un attentato albanese: la comunità serbo-kosovara: la Kfor è responsabile di questa tragedia.
Kosovo, guerra ai serbi.

La violenza è tornata a scandire la vita quotidiana in Kosovo.

Ieri due attentati hanno insanguinato la regione cuscinetto al confine, dove da mesi bande di miliziani albanesi colpiscono cittadini di etnia serba.

Un autobus, su cui viaggiavano famiglie serbe partite da Nis per tornare nei villaggi in Kosovo a rendere omaggio alle tombe dei loro defunti, è saltato in aria a Podujevo, colpito da un potente ordigno. Sette persone sono morte e almeno altre quarantacinque sono rimaste gravemente ferite.

Una mezz'ora dopo un altro autobus è stato attaccato da colpi di mitragliatrice a Strpce, dove sono rimaste uccise altre quattro persone, ma di questo attentato le autorità militari della Kfor non ha dato conferma.

Infine quattro serbi, tre uomini e una donna, sono stati rapiti nella zona smilitarizzata al confine tra Serbia e Kosovo.

Tre episodi di violenza inaudita che fano pensare a un attacco preordinato e coordinato.

Si è trattato della giornata più violenta e drammatica da quando in Kosovo sono ufficialmente finiti i bombardamenti della Nato che dovevano pacificare la regione.

L'autobus della morte era alla testa di un convoglio composto da altri cinque veicoli: il cosiddetto Nis Express.

I bus che percorrono periodicamente la linea Nis-Podujevo, quelli cioè che si azzardano a varcare il confine - non segnato nelle carte geografiche nè sancito da accordi sottoscritti - vengono regolarmente scortati dai militari britannici che pattugliano la zona. «Per evitare rischi di attacchi», dicono alla Kfor, ma questa volta la scorta non ha evitato che undici cittadini kosovari di etnia serba venissero uccisi.

Le 250 persone che viaggiavano sul Nis Express stavano “tornando a casa” per portare fiori sulle tombe dei loro cari: oggi per la religione ortodossa è la giornata dedicata ai defunti.

A bordo del veicolo c'erano anche bambini, fra le lamiere contorte sono state ritrovato giocattoli, quaderni, libri scolastici. Anche le autorità militari della Kfor hanno condannato gli attentati.

Il generale Robert Frey, comandante del contingente britannico dislocato nella provincia - ha parlato di «un'azione insensata» e di «una strage premeditata».

Da Bruxelles sono arrivate le condanne di Lord Robertson, segretario dell'Alleanza atlantica, e di Javier Solana, responsabile delle politiche estere dell'Ue.

Sia Robertson che Solana hanno sollecitato i leader degli albanesi a condannare gli attentati.

Da Pristina e da Tirana, almeno fino a ieri sera, non è arrivata alcuna condanna, mentre la comunità serbo-kosovara ha lanciato un durissimo attacco alla missione Nato nei Balcani, deputata a mantenere la pace nei Balcani. «Riteniamo la Kfor direttamente responsabile di questa tragedia», ha detto all'Ap Oliver Ivanovic, leader dei serbi di Kosovska Mitrovica, dove vive la maggior parte dei serbi rimasti in Kosovo.

«Tutti sapevano che sarebbe potuto succedere, tranne la Kfor - ha aggiunto Ivanovic - questi attacchi si potevano prevenire».

Poi ha chiesto le dimissioni del comandante generale della Kfor: «Carlo Cabigiosu deve andarsene e essere sostituito con qualcuno più capace».

Gli attacchi di ieri compiuti dagli estremisti albanesi-kosovari seguono la presentazione di una piattaforma di negoziato elaborata dal governo serbo per fermare l'escalation di tensioni e violenze al confine fra Serbia e Kosovo.

La piattaforma serba, che è basata sul dialogo con la controparte albanese, era stata solo visionata, ma ancora non accettata dalla Nato.

Paola Pittei
Roma, 17 febbraio 2001
articolo da "Liberazione", 17 febbraio 2001