Dopo la sconfitta di Jospin e della "sinistra plurale"

Rifondare la sinistra

Le elezioni francesi chiudono il capitolo "centro sinistra"

In Francia non è stato sconfitto solo Jospin, non è stata sconfitta solo la gauche plurielle. Domenica le elezioni francesi hanno chiuso in modo definitivo la storia del centro sinistra in Europa e nel mondo. Anche i risultati delle elezioni parziali in Germania vanno in questa direzione. Negli Stati Uniti, in Spagna, in Italia e in Portogallo la sconfitta è già definitivamente consumata.
Ma in Francia quello che il ministro delle finanze Fabius ha definito “un cataclisma politico” é più drammatico che altrove. E non solo perché cinque anni di governo hanno lasciato ai francesi la possibilità di scegliere fra due destre di cui una respingente e impresentabile, ma perché questo avviene dopo che Lionel Jospin aveva dato al centro sinistra una forma governo dignitosa, il più possibile unitaria e, sia pur moderatamente, attenta ai problemi sociali. Comunque non fautrice accesa delle politiche neoliberiste come quelle sostenute dal centrosinistra italiano o dal new labour di Toni Blair. Un governo che - non dimentichiamolo - aveva approvato una legge sulle 35 ore e aveva ridotto sia pure di poco la disoccupazione.
Pure non ce l’ha fatta. Segno inequivocabile che al centro sinistra non bastano più o meno significativi aggiustamenti. Che un ciclo politico è finito e che su questo occorre riflettere. Con grande dignità morale Lionel Jospin dando addio alla politica ha mostrato di averlo compreso quando ha detto: “Al di là della demagogia della destra e della dispersione della sinistra mi assumo la responsabilità della sconfitta. ” E ha parlato di “ricostruzione futura” lasciando intendere che su questa occorre lavorare e che i tempi non saranno brevi.
Non c’e dubbio le elezioni francesi - anche le elezioni francesi - parlano della necessità di una rifondazione, una rifondazione che deve partire dalla ricerca delle ragioni vere di una sconfitta storica – lo ripetiamo – europea e mondiale.
Le ragioni per chi le vuol vedere sono tutte lì, chiare e esplicitate dai risultati elettorali. Sono in quell’abbondante 28 per cento di astensioni dal voto, uno dei segnali più chiari della crisi della politica che non riesce a proporsi come risorsa per una parte importante della società, che non riesce a rappresentare chi abita le periferie urbani, chi è senza lavoro, i poveri, i giovani emarginati. Milioni di cittadini che neanche i sondaggi evidentemente riescono a comprendere e a considerare e che appaiono alla fine solo come “non voto”, come abbandono, come terreno di devastazione.
La seconda ragione si può chiamare omologazione, una somiglianza eccessiva fra i due contendenti della battaglia elettorale francese. Solo qualche giorno prima della drammatica domenica del voto i francesi interrogati su Jospin e Chirac dicevano di non vedere alcuna differenza fra i due, di non riuscire a distinguere fra le due posizioni politiche. Segnale inquietante della incapacità della sinistra plurale, che pure aveva cercato di governare bene, di distinguersi realmente dalle politiche della destra sulle questioni più importanti a cominciare da quella che insieme alla disoccupazione costituisce uno dei grandi problemi irrisolti delle metropoli del mondo globalizzato: la sicurezza.
Fanno male gli osservatori italiani ad individuare nella cosiddetta frammentazione ( nella presentazione delle liste dei trotzkisti, dei verdi, del Pcf) la causa della sconfitta di Lionel Jospin. Fanno male ad esportare in Francia quelle critiche che già in Italia hanno mostrato scarso fondamento. In Francia non ne hanno alcuno. Lì la gauche plurielle è stata unita e ha governato, quel che non ha funzionato è quindi il rapporto politico e programmatico con la società non la divisione nella sinistra e la presentazione di più candidati alla presidenza.
Questo rapporto politico e programmatico occorre quindi ricostruire per rifondare la sinistra. In Francia, come in Italia e in Europa, la rifondazione è all’ordine del giorno.

Fausto Bertinotti
Roma, 22 aprile 2002
da "Liberazione"