Muore Davide Cesare, un giovane del centro sociale O.R.So, accoltellato per strada da tre balordi fascisti, subito presi. I suoi amici e compagni, in ospedale, vengono poi massacrati di botte dai carabinieri

«Un'aggressione spietata, a sangue freddo»

Parla Giacomo, l'altro ragazzo accoltellato

Giacomo, tu eri vicino a Davide e gli altri, quale è la tua descrizione dei fatti?

Stavamo passeggiando in zona Ticinese, dove solitamente andiamo la sera. Ci siamo fermati al bar dove incontriamo i compagni per un'ultima birra prima di andare a casa. Abbiamo incrociato casualmente questi due fascisti. Li abbiamo riconosciuti come tali e loro hanno riconosciuto noi come anti-fascisti. Non ci hanno dato neppure il tempo di reagire, hanno accoltellato subito Davide, me e un altro compagno. Abbiamo cercato subito di retrocedere per salvarci, ma questo purtroppo non è bastato per Davide. Siamo corsi all'interno del bar. Dopo di che sono arrivate subito alcune decine di volanti e poi con grande ritardo anche l'ambulanza. A quanto pare i mass-media dicono che siamo stati noi a fermare l'ambulanza e i soccorsi. Come avremmo potuto farlo? Eravamo tre accoltellati, eppure i giornalisti sono riusciti a dire che abbiamo bloccato l'ambulanza.


Cosa è successo, immediatamente dopo l'aggressione?

Ci siamo resi subito conto che Davide era grave. Ci siamo recati in ospedale, dove siamo stati caricati ripetutamente da polizia e carabinieri. Questi ultimi addirittura con mazze da baseball. Ci siamo rifugiati nei piani superiori dell'ospedale. Io in radiografia con l'aiuto degli infermieri. Poi sono arrivati gli agenti della Digos che hanno calmato e allontanato i carabinieri.

Io ora sto abbastanza bene. Ho due ferite che non mi hanno suturato, fatte con la punta di un coltello. Io sto bene, c'è un compagno grave all'ospedale, un altro che non c'è più.

Cerchiamo di racimolare le idee, ritrovare la lucidità per rispondere all'aggressione fascista e all'omicidio di un compagno, ma anche alla repressione che abbiamo subito dalle forze dell'ordine e che ricordava la scuola Diaz di Genova. Con scene di sangue nei corridoi, vetri infranti, infermiere con crisi dal panico: una scena assurda.


Tu sei arrivato in ospedale ferito e sei stato caricato e malmenato?

Sono arrivato in ospedale ci hanno ufficializzato la morte di Davide, e il piantone ci ha detto "non muovetevi, dovete restare qua", noi abbiamo risposto che avevamo bisogno di una boccata d'aria. Ci hanno spintonato, poi sono arrivati i rinforzi della polizia e dei carabinieri e altri compagni che hanno raggiunto l'ospedale dopo avere saputo ciò che era accaduto. Alla fine carabinieri e poliziotti si sono ricompattati. Ci hanno caricato più volte, inseguendoci anche nei corridoi dell'ospedale.

Rosangela Miccoli
Brescia, 18 marzo 2003
da "Radio Onda d'Urto"