Bertinotti apre al centro sinistra

“Uniti per abbattere il governo”

«L’intesa è una possibilità che per essere colta deve passare attraverso un cambiamento profondo»
«Il voto anticipato lo si può anche mettere nel conto, ma non lo perseguirei come obiettivo»

Onorevole Bertinotti, pronto all’accordo politico con l’Ulivo, come le chiedono Rutelli e Fassino?

«Mettiamo un punto fermo: la desistenza è finita. E’ un’esperienza fallita, quindi irripetibile. Oggi è tempo di una ricerca diversa».

Dove porta questa ricerca?

«Un accordo politico-programmatico nel campo delle opposizioni è segnato da un lato da un salto nell’avversione alle politiche di Berlusconi e dall’altro dalla scelta di stare dalia parte dei movimenti».

E le vede mature, queste due pre-condizioni?

«Diciamo intanto che la possibilità di un’intesa, per essere colta, passa attraverso un cambiamento profondo. Deve cambiare il paradigma stesso con cui il centro sinistra ha fin qui guardato a Rifondazione, dalla desistenza del 1986 alla rottura del 2001».

Il paradigma?

«Sì. C’era un centrosinistra compatto che cercava un patto con il Prc. Ma quel tipo di schieramento non c’è più».

Il centrosinistra è diventato qualcos’altro?

«Prendiamo le amministrative a Roma. L’alleanza che ha vinto le elezioni domenica scorsa è figlia di una nuova stagione. La stessa fisionomia dei leader, di Gasbarra, è diversa: è il capo di una coalizione, non puramente e semplicemente del centrosinistra, che ha fatto della pace il profilo chiave dell’iniziativa. Che parla di solidarietà, di lotta alla povertà, e non dell’efficienza e della privatizzazione, i vecchi cavalli di battaglia dell’Ulivo».

E’ sufficiente per dichiarare sepolto il centrosinistra?

«Ma è cambiata anche la geografia interna. La geografia programmatica non aderisce più come un calco alla geografia politica, ai partiti. Sull’articolo 18, sulle lotte sociali, sulla pace, ci sono pezzi del centrosinistra che sono più vicini a noi che alle componenti tecnocratiche. Parlo non solo di verdi, Pdci, sinistra ds, ma anche di a parti importanti del mondo cattolico. E non basta».

Cos’altro segnala il termometro di Rifondazione?

«Che è cambiata la stessa costituzione materiale del centro sinistra. Non parlo delle forze politiche ma sociali. Una volta, Cgil, Cisl e Uil esprimevano piena adesione al centrosinistra. Non è più così. Cgil e Arci, le più grandi organizzazioni di massa, sono per sì al referendum».

Dove conduce il ragionamento sul centrosinistra “scomparso”?

«Ad una conclusione molto semplice: il confronto per un accordo non è fra centrosinistra e Rifondazione ma all’interno del campo delle opposizioni a Berlusconi».

Insomma, il terreno per un’intesa ci sarebbe. Cosa manca per il salto definitivo?

«La differenza la fa un’opposizione così qualificata da costruire appunto un’intesa».

E come si qualifica l’opposizione?

«Con obiettivi ambiziosi. Come far maturare le condizioni per far cadere il governo, sfruttando gli scricchiolii che si avvertono, proprio sul terreno in cui Berlusconi ha fallito: la crisi economica».

Sta parlando anche di elezioni anticipate?

«Parlo di una possibile crisi di governo. Si possono anche mettere nel conto le elezioni anticipate, ma non lo perseguirei come obiettivo».

Rutelli chiede un accordo politico con il Prc ma sulla base di un Ulivo saldamente riformista.

«Trovo legittimo l’intendimento. Speculare al mio: costruire una sinistra alternativa. Da un alto un’aggregazione riformista, dall’altro un’aggregazione di sinistra. Che, peraltro, vedo molto più facile da costruire».

Andiamo sul concreto: alle elezioni europee, Rifondazione potrebbe sottoscrivere un programma comune del centrosinistra?

«No. Intanto, non credo che l’Ulivo ci riesca. In ogni caso, abbiamo idee diverse dell’Europa. Con Maastricht o contro. Un’Europa che condiziona l’America o un’Europa autonoma...».

Ma allora, onorevole Bertinotti, l’accordo su che lo fate?

«Qui stiamo parlando di un percorso, di un viatico, con molti ostacoli da superare, che alla fine può portare ad affrontare il nodo di un programma comune. Non è irrilevante il modo in cui si affrontano questi ostacoli ma sarebbe un errore precipitare in terreno di intesa passaggi che non sono maturi».

Per esempio il referendum sull’articolo 18?

«Dopo l’intemerata di Berlusconi dovrei chiedere al centro sinistra di cambiare posizione».

Invece non lo fa?

«Sul terreno dei percorso sarebbe utile una riduzione delle distanze. Per questo chiedo al centrosinistra di pronunciarsi per un sì tecnico, in modo da far esprimere il referendum nella sua potenzialità democratica»

Umberto Rosso
Roma, 30 maggio 2003
da "La Repubblica"