Disarmo e smilitarizzazione:

Per Rifondazione Comunista della Lombardia è all’ordine del giorno una politica regionale fondata sulle istanze del “popolo della pace”.

Considerazioni del PRC Lombardia dopo la riuscita della marcia Perugia - Assisi

"Dobbiamo disarmare e smilitarizzare la nostra società e il nostro territorio nella cultura e nei fatti. In particolare, occorre contrastare in modo capillare e quotidiano, qui e ora, le politiche belliche che fanno da retroterra agli interventi militari, diretti o indiretti che siano. Solo in questo modo possiamo dare un senso durevole e concreto al più grande movimento contro la guerra da molti decenni a questa parte".

Con queste parole Nicoletta Pirotta, responsabile Pace e Movimenti del Prc Lombardia, annuncia che Rifondazione comunista della Lombardia parteciperà, insieme a una quindicina di associazioni e realtà di tutta la regione, all'Assemblea regionale contro la guerra intitolata "Disarmiamo la Lombardia", in programma a Milano, presso la Camera del Lavoro, per il prossimo sabato 18 ottobre.

Rifondazione porterà all'Assemblea non solo il senso e il peso della sua convinta partecipazione politica, ma anche proposte per far camminare concretamente in Lombardia una politica di disarmo e di smilitarizzazione.

Duplice, spiega Pirotta, l'impegno di Rifondazione: "Da un lato, si tratta di consolidare sul territorio, tra le donne e gli uomini in carne ed ossa, le riflessioni, le pratiche, gli strumenti per esercitare un controllo civile per la pace. Dall'altro, occorre sforzarsi di tradurre anche in obiettivi istituzionali la straordinaria forza sociale, etica e politica, dell'opposizione di massa alla guerra senza se né ma".

La grande riuscita della marcia Perugia-Assisi ha dimostrato la forza e la vitalità del movimento per la pace che qualcuno aveva dato per disperso dopo la (falsa) conclusione del conflitto contro l'Iraq. Quel fiume di donne e di uomini dimostra quanto sia diffusa la percezione che la guerra, con il corollario del terrorismo e della generale restrizione dei diritti che essa comporta, non è più un fatto circoscritto, ma una scelta strategica delle potenze neoliberiste, e quindi un dato permanente di questa fase della globalizzazione. Questa consapevolezza va trasformata in azione permanente e in proposta politica dal basso, perché il popolo della pace, definito dal New York Times la "seconda superpotenza mondiale", possa imporsi non episodicamente, ma strategicamente, sulle forze che propagano la violenza bellicista.

Roberto Porta
Milano, 17 ottobre 2003