Dibattito sulle Nuove Brigate Rosse

«Dal Movimento arrivi una scelta netta alla non violenza come strumento politico»

Il sociologo Revelli: però il clima è cambiato rispetto al passato Nelle assemblee dei no-global nessuno giustifica più la lotta armata

Manca sempre l'ultimo passo. Il più difficile. Quello che non ti permette di tornare più indietro. «Dal Movimento non è ancora venuta una condanna esplicita della violenza, della lotta armata come strumento di lotta»: a sottolinearlo è un acuto osservatore della galassia no-global, Marco Revelli, sociologo del Lavoro all'Università di Torino.

Sergio Segio accusa la sinistra di rinviare un dibattito per «continuare a dichiarare la scelta brigatista politicamente estranea al proprio dna».

Sono d'accordo con Segio quando dice che è mancata una serie riflessione al riguardo nel Movimento e nella sinistra. Non è facile indicarne le cause, non credo a forme di omertà. Di sicuro non è mai stata fatta una scelta netta a favore della non violenza come strumento di antagonismo politico.

Di qui il passo al fiancheggiamento o, addirittura, alla militanza può essere breve.

Non posso dire questo, non mi sento di avallarlo. Posso far presente, però, come il clima sia radicalmente cambiato rispetto a venti-trent'anni fa. Frequento le assemblee dei no-global, conosco il loro linguaggio: non ho mai sentito, non dico un elogio, ma neanche una giustificazione alle strategie terroristiche. Oggi è acclarato che è una strategia folle. Come ha evidenziato bene nel suo ultimo film, «Buongiorno, notte, Marco Bellocchio. Appunto vent'anni fa era «normale» in certi ambienti della sinistra prendere le parti del terrorismo. Esisteva persino un consenso da una parte dell'opinione pubblica. Gli antagonisti per avere un futuro devono qualificarsi come movimento non violento. Sarebbe questa la vera rivoluzione. Fino ad oggi la politica è sempre stata l'espressione della forza che, qualche volta, degenera in violenza. Troncare col vecchio secolo significa appunto tagliare i ponti con questo modo di fare politica.

Questa analisi può andare bene anche per i sindacati?

No, i sindacati da tempo hanno scartato la scelta di legittimare la violenza come strumento di lotta politica. Parole come concertazione sono ormai entrate nel vocabolario quotidiano dei leader e non solo delle organizzazioni del lavoro.

Che idea si è fatto di questa recrudescenza brigatista?

Sono episodi che provengono dal buio. Mi sembrano schegge totalmente estranee alla società. Che adottano un linguaggio del passato, incapaci di fare breccia.

Carlo Baroni
Milano, 30 ottobre 2003
da "Avvenire"