Appello di undici intellettuali alla sinistra:

"Il 25 aprile andiamo in piazza per la Costituzione"

Le firme di Bocca, Rossanda, Pesce, Zevi, Voltolina e altri. Ha già aderito Bertinotti

Un gruppo di undici intellettuali ed ex partigiani ha sottoscritto un appello in difesa della Costituzione del '48, ed ha lanciato un invito ad una mobilitazione che si concluda con una grande manifestazione nazionale in occasione del 25 aprile. L'appello è stato promosso da Giorgio Bocca, Alessandro Curzi, Raniero La Valle, Lidia Menapace, Giovanni Pesce, Massimo Rendina, Paolo Ricca, Rossana Rossanda, Paolo Sylos Labini, Carla Voltolina Pertini, Tullia Zevi. Per aderire alla proposta bisogna mandare una mail a questo indirizzo: perlacostituzione@virgilio.it. Ieri sera è arrivata l'adesione di Fausto Bertinotti.

Questo è il testo dell'appello lanciato da Bocca e dagli altri dieci:

«Coronando un'azione sistematicamente volta a cancellare le conquiste civili e sociali maturate in sessant'anni di vita democratica, una maggioranza estranea alla storia, ai valori e alla cultura della Resistenza ha sancito lo smantellamento definitivo dei beni pubblici repubblicani generati dalla lotta di liberazione. Il governo Berlusconi ha imposto, a colpi di maggioranza, una riscrittura eversiva della seconda parte della Carta che compromette l'equilibrio tra i poteri costituzionali posto dai Padri costituenti a salvaguardia della vita democratica della Repubblica.

«Nessuno aveva mai osato tanto. Le conquiste della democrazia nel nostro Paese non sono mai state completamente attuate. Spesso sono state insidiate. Ma mai, sino ad ora, ne era stata propugnata l'abrogazione.

«Questa "riforma" mette a repentaglio l'unità sociale e politica del Paese e sconvolge le basi della democrazia parlamentare, determinando le premesse per un perenne caos istituzionale, politicizzando la Corte costituzionale e conferendo al capo dell'esecutivo un cumulo di poteri tale da ridurre il Parlamento e il Presidente della Repubblica al ruolo di comparse. Ove il disegno delle destre si realizzasse, la Repubblica italiana non sarebbe più un ordinamento democratico-parlamentare, fondato sulla divisione e il bilanciamento dei poteri: diventerebbe un ordinamento fondato sul governo personale di un capo politico. Si tratterebbe di una sorta di premierato assoluto. La stessa unità nazionale verrebbe messa a rischio, sacrificata alle pulsioni dissolutrici di un nuovo fascismo padano.

«Di fronte a un tornante di tale gravità, tacere o minimizzare sarebbe una imperdonabile colpa.

«È indispensabile un forte sussulto di tutte le culture democratiche del nostro Paese, al di là di ogni particolare appartenenza. Occorre impedire che entri in vigore un provvedimento esiziale per la democrazia repubblicana. Perciò - in vista del referendum che dovrà cancellare questa "riforma" - esortiamo tutti gli Italiani che hanno a cuore le sorti della Repubblica a mobilitarsi in occasione del prossimo 25 aprile trasformando la celebrazione dell'anniversario della Liberazione in una manifestazione nazionale in difesa dei valori e dei principi inscritti nell'unica vera Costituzione della Repubblica: quella del 1948, nata dalla Resistenza antifascista».

Giorgio Bocca ed altri
Roma, 12 aprile 2005
da "Liberazione"