Cala il Pil, crescono povertà e degrado

La Milano da bere? Se la sono bevuta con tutta la Lombardia

La denuncia in un libro bianco del Prc
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Modello Formigoni

La regione Lombardia e il suo modello di sviluppo sono stati al centro dell’iniziativa di ieri al Circolo della stampa di Milano. Un dibattito, promosso da Rifondazione Comunista, “Unaltralombardia” e dalla Sinistra Europea, che ha analizzato il futuro della regione a partire da un “libro bianco” finalizzato a valutare la sostenibilità sociale ed economica delle politiche portate avanti dal “governatore” Formigoni.

L’immaginario comune racconta solitamente di una Lombardia come di un centro di benessere illimitato, dove c’è lavoro per tutti, servizi di qualità, crescita economica. La locomotiva che traina il paese. Ma basta scostare la spessa tenda che propina questa patinata immagine per rendersi conto chiaramente che la realtà è un’altra.

Un Pil in diminuzione dello 0, 3%, una spesa per gli investimenti in riduzione fortissima (-7, 2%), 24 milioni abbondanti di metri quadri di aree dimesse, più di 430.000 persone sotto la soglia di povertà. Questi sono solo alcuni dei dati che ha illustrato Mario Agostinelli, presidente di Unaltralombardia e capogruppo di Rifondazione in consiglio regionale. «C’è una scarsa attenzione all’assetto produttivo della Regione, al lavoro inteso come risorsa, c’è un uso discrezionale e criminale del territorio, c’è una delega totale alla Compagnia delle Opere, vero azionista di riferimento del modello Formigoni» dichiara Agostinelli, sottolineando tra l’altro un grave errore di una certa sinistra nel favorire tutto ciò «non ricercando la relazione con il proprio blocco sociale, fatto di chi lavora nel territorio e non di chi lo consuma e provando a sostituirsi a Formigoni solo presentandosi come più efficiente ma sugli stessi lavori, sperimentando una sorta di bipartisan elevato a potenza distruttivo e pericoloso».

La discussione era presieduta da Antonello Patta, segretario provinciale Prc a Milano, che ha sottolineato un dato molto importante che caratterizza il libro bianco sul modello formigoniano:«E’un testo scritto a più mani, con il contributo di molti, costruito dal basso in una relazione solida con i movimenti, l’associazionismo, i comitati che, anche molto diversi tra loro, rappresentano su questo territorio un modello radicalmente altro da quello attualmente al governo della regione. In questo senso c’è un’analogia tra il percorso di costruzione di questo lavoro e ciò che facciamo nel processo costituente della Sinistra Europea». Patta ha inoltre sottolineato la necessità di evolvere da una critica alle singole scelte del Pirellone per puntare più in alto e arrivare a mettere in discussione il modello complessivo che queste scelte sottendono.

Giorgio Galli, Andra Fumagalli, Andrea Di Stefano, della rivista Valori, Giorgio Ferraresi, per conto della Rete del Nuovo Municipio, e Lorenzo Frigerio, dell’Associazione Libera, hanno poi contribuito a delineare il quadro della situazione da diverse angolature, sottolineando i rischi di questo modello da diversi punti di vista. Sul fronte dei modelli di democrazia e dei processi di partecipazione dei cittadini, pericolosamente svuotati di possibilità di esercizio del potere di decisione dal basso; sulla piccola finanza lombarda e le sue prospettive di sviluppo, schiacciata e messa in crisi dalla finanziarizzazione dei processi speculativi e monetari che sostituiscono quelli produttivi; sul lavoro precario e privo di diritti, esteso a dismisura e da tempo ormai modello unico di riferimento locale; sul rapporto tra economia regionale ed economia criminale, dove non è più quasi possibile, in alcuni settori, separare la prima dalla seconda.

E’ toccato quindi a Franco Giordano, segretario del Partito della Rifondazione Comunista, chiudere l’incontro in un serrato e acceso dibattito con l’agguerrito assessore ai Trasporti della Regione Lombardia Raffaele Cattaneo. Confrontandosi dapprima sui numeri - discussi e diversamente interpretati in alcuni casi quanto incontrovertibili in altri - ma soprattutto sui ragionamenti e le linee di fondo che questi numeri e dati producono materialmente: «Se il vostro modello di governo prevede, come dite, la tutela del bisogno e non la tutela del diritto – attacca frontalmente Giordano – dovete allora spiegare quale garanzia hanno i cittadini che i loro bisogni saranno soddisfatti se non li farete diventare diritti inalienabili e universali. Non tutto si può comprare con un vaucher, che tra l’altro finanzia in forma diretta la privatizzazione dei servizi essenziali che avete perpetrato in questi anni».

Conclude infine Giordano: «Questo modello, impostato sull’idea che sempre più flessibilità produca sempre meno povertà, non capendo invece che la prima è causa principale della seconda, può essere arrivato al capolinea perché i suoi tratti distintivi producono divaricazione sociale e declino sociale e produttivo.

E’compito della sinistra uscire dalla dipendenza imitativa di questo modello e ricominciare a rappresentare un’alternativa sociale e politica credibile.

Francesco Purpura
Milano, 13 dicembre 2006
da "Liberazione"