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Programma del Partito della Rifondazione Comunista - Brianza

MONZA E BRIANZA, UNA NUOVA PROVINCIA
CON DEMOCRAZIA, DIRITTI E PARTECIPAZIONE

(Bozza di discussione n. 8- 1/gennaio/2007

PRC

PREMESSA vai a indice

La Brianza è un’area densamente abitata, dalle forti specificità sociali, territoriali ed ambientali e che, in un prossimo futuro, sarà caratterizzata da una propria autonomia istituzionale provinciale. Con la votazione al Parlamento (Legge 11 giugno 2004, n. 146, “Istituzione della provincia di Monza e della Brianza” pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 138 del 15 giugno 2004), infatti, si è avviato il percorso per la costituzione della Provincia di Monza e per lo svolgimento, nel 2009, delle elezioni amministrative provinciali. Una provincia costituita da 52 comuni tra cui Monza, terza città della Lombardia dopo Milano e Brescia.

La Brianza conta più di 800.000 abitanti ed è un’area particolarmente dinamica dal punto di vista economico con le sue 55.358 unità produttive ed i relativi 224.586 addetti, rappresenterebbe, qualora fosse già istituita, al 1998 la 4° provincia nella graduatoria lombarda ed avrebbe, circa, le stesse unità locali e numero di addetti della Provincia di Varese o della somma tra le province di Cremona e di Mantova. Monza, nella graduatoria dei comuni capoluogo, sarebbe la quarta realtà economica per ordine di grandezza ed importanza. Sul piano nazionale Monza è la decima città italiana per PIL procapite.

La sua organizzazione a rete, con la presenza di tanti centri piccoli e medi che hanno consentito, a differenza del primo hinterland di Milano, di conservare una propria identità e di evitare il proliferare della città metropolitana ha permesso a questo territorio di valorizzare le proprie specificità (storica, ambientale, produttiva e nella dotazione di servizi) e di sviluppare la sua capacità di promuovere uno sviluppo autonomo, seppur in forte relazione, rispetto alle vicende della metropoli milanese.

Le scorse elezioni amministrative per la Provincia di Milano e la vittoria della coalizione con Penati Presidente hanno rappresentato un appuntamento importante per la Brianza, anche in previsione della costituzione della futura Provincia. Il programma elettorale conteneva, infatti, precise indicazioni su come costruire la futura provincia e con quali contenuti politici riempire il percorso di avvicinamento alla scadenza istituzionale.

L’impegno del Partito della Rifondazione Comunista è indirizzato alla costruzione di una Provincia che si assuma in pieno la responsabilità ed il compito di coordinare, sviluppare e a valorizzare le specificità di questo territorio. Un’amministrazione provinciale capace di avviare un confronto con le amministrazioni locali, affinché siano date risposte cogenti ai problemi del territorio e ai bisogni dei suoi cittadini.

Un percorso democratico e di partecipazione.

Democrazia e partecipazione è, d’altra parte, una richiesta ed un bisogno dei cittadini e più in particolare del mondo delle associazioni e dei movimenti che, anche qui in Brianza, si sono attivati contro le guerre preventive, il terrorismo, per la pace, per il diritto al lavoro, per la scuola pubblica.

Partecipazione che abbiamo avuto modo di conoscere direttamente con la grandissima affluenza ai seggi delle primarie dell’Unione il 16 ottobre 2005.

Un popolo variegato, eterogeneo ma comunemente motivati dalla volontà di cacciare Berlusconi e di farlo direttamente col loro diretto contributo.

La massiccia affluenza alle Primarie ci ha portato anche una grande responsabilità: quella di raccogliere la forte richiesta di unità ma anche di alternatività ai governi delle destre.

Questa responsabilità, in Brianza, ha significato affrontare un percorso politico confronti politici e sociali per la costruzione della futura Provincia e di un programma credibile per il governo della stessa.

Stanno nascendo le strutture organizzative delle altre forze politiche che solo ora si dotano di un livello brianzolo di rappresentanza e dirigenza politica.

Stanno continuando a fare attività ed iniziative le diverse forze sociali, le associazioni, i movimenti ed i comitati con i quali, diversi anni fa, abbiamo costruito il Forum Sociale della Brianza: iniziativa che dobbiamo essere in grado, insieme con altri, di rilanciare con forza e passionalità.

Rifondazione Comunista vuole portare: i cambiamenti, i conflitti, l’eliminazione delle disuguaglianze e delle emarginazioni, un miglioramento della qualità della vita, la certezza di un lavoro sicuro e di qualità per tutti in Provincia di Monza e Brianza.

In questi anni noi di Rifondazione Comunista insieme ai movimenti siamo stati contro il neoliberismo e la guerra, siamo cresciuti e tutti insieme chiediamo alle parti progressive e democratiche presenti in questo territorio: unità e radicalità, ed è con questo spirito che ci accingiamo ad affrontare questo grande impegno della costruzione della nuova Provincia.

L’obiettivo di Rifondazione Comunista e delle altre forze dell’Unione, dopo l’avvenuta riconquista della Provincia di Milano, deve essere la vittoria per il governo della nuova Provincia di Monza e della Brianza.

Conquistare il governo dell’istituzione per farne spazio pubblico e comune, sinonimo di democrazia piena e reale. Gli spazi pubblici, oltre a quelli che creano socialità, solidarietà e comunità, sono quelli della decisione e del potere che, per noi, non possono essere disgiunti dalla partecipazione e dal protagonismo delle donne e degli uomini sin dal momento della formazione delle scelte.

L’accrescere gli spazi pubblici e il declinare la partecipazione al protagonismo della società ridarebbero senso alla democrazia e aprirebbero percorsi di inclusione a tutte quelle persone che, anche nella ricca Brianza, sono sempre di più escluse dai bisogni materiali ed immateriali e che “sono in questo mondo, ma non sono di questo mondo ”; Rifondazione, invece, vuole andare nella direzione opposta e porsi l’obiettivo di costituire un’amministrazione permeabile alle istanze sociali, ai bisogni e ai sogni della nostra popolazione. Vogliamo includere anche i soggetti fragili nei processi di sviluppo e crescita sociale. L’esclusione è crescente, la povertà aumenta, il carovita porta sempre più famiglie ed individui ad arrivare alla fine del mese col portafogli vuoto, i migranti attraversano i nostri territori senza diritti e solidarietà, i giovani sono soggetti precari e anfibi della produzione cui partecipano ad intermittenza, gli anziani vivono la propria condizione come inutile ai modelli predominanti e le donne rivivono un “patriarcato globalizzato”. A queste nuove o rinnovate figure bisogna associare i lavoratori dipendenti come l’operaio, l’impiegato o il lavoratore pubblico, espulsi in quantità crescente dal cuore delle dinamiche sociali e anch’essi sottoposti alle difficoltà del vivere in epoca di globalizzazione. Un programma del Partito della Rifondazione Comunista per un’amministrazione responsabile, come quella che vogliamo attuare, dovrà individuare efficaci politiche per migliorare la qualità della vita e arginare i fenomeni di povertà e precarizzazione crescenti nei nostri territori.

Il Partito della Rifondazione Comunista attraverso una politica nuova e alternativa, farà della Provincia di Monza e della Brianza un luogo vivibile, solidale e includente per tutti e tutte.

Noi di Rifondazione Comunista ci proponiamo di portare i cittadini e le cittadine della Provincia di Milano come il soggetto e non l’oggetto della nostra politica. Infine la Brianza per questa “ricchezza” intrinseca può diventare un luogo dove una forza politica come Rifondazione può sperimentare le proprie proposte e metterle al servizio dell’intero corpo del Partito che oggi governa il Paese.

DEMOCRAZIA E PARTECIPAZIONEvai a indice

I temi della democrazia e della partecipazione costituiscono per il governo della nuova provincia una nostra priorità. Intendiamo rilanciare la politica partecipata come luogo collettivo di elaborazione e confronto in contrapposizione alla crescente passivizzazione sociale e politica dei cittadini.

E’ indispensabile la ricostruzione di una democrazia partecipativa, in questo senso il nostro obiettivo sarà quello di cimentarci in sperimentazioni innovative, guardando gli esempi esistenti in molti Comuni che hanno prodotto esperienze significative nelle forme e negli ambiti più diversi, per esempio: Statuti, Bilancio Partecipativo, Agenda 21 locali, Contratti di quartiere, Piani strategici Progetti urbanistici, Contratti di fiume e altre ancora.

Su questi temi sono necessari i rapporti diretti con i soggetti sociali e la costruzione di un percorso che modifichi le istituzioni locali e le relazioni tra esse. Un percorso partecipativo legato anche a valorizzare e ridisegnare il patrimonio dei bisogni e dei diritti da concretizzare nell’ente locale.

Varie sono le forme di partecipazione e di coinvolgimento diretto della cittadinanza, tra queste riteniamo di introdurre il Bilancio Partecipativo quale processo decisionale e partecipativo sulle proposte di Bilancio, in particolare la parte sulle spese di investimento destinate a priorità scelte dalla popolazione. Il Bilancio Partecipativo della Provincia è un progetto ambizioso da concretizzare con la partecipazione di tutti i Comuni e delle popolazioni interessate.

Alla crisi drammatica degli istituti di partecipazione e all’involuzione istituzionale in corso si contrappone una nuova domanda di protagonismo e partecipazione, a livello di associazioni, movimenti, sindacati, e di singoli. Questa domanda è vitale non solo per la realizzazione del Bilancio Partecipativo ma anche per altre pratiche.

Intendiamo introdurre la costituzione di consulte, Forum e coordinamenti provinciali su diversi temi e sperimentare tutte le possibili tecnologie di comunicazione, incluse quelle informatiche

Sui temi della democrazia e della partecipazione intendiamo investire politicamente come partito anche al fine di rilanciare un ruolo attivo della nuova Provincia che, oltre ad una delega specifica, dovrà per noi avere un Ufficio per le Politiche di Partecipazione, quale osservatorio delle esperienze sul territorio, che costituisca un importante coordinamento e supporto di carattere anche informativo, che realizzi formazione ed aiuti nell’accesso ai finanziamenti, di carattere europeo ad esempio, per i relativi progetti da realizzare. Inoltre, questo Ufficio dovrebbe rappresentare un importante strumento di connessione delle esperienze su progettazione partecipata o Agenda 21 o di sviluppo locale autosostenibile o di esperienze nazionali ed internazionali sempre in tema di partecipazione.

L’appuntamento politico sarà quello della scrittura dello Statuto della nuova Provincia, che per noi dovrà essere agli istituti di partecipazione e all’esercizio dell’iniziativa popolare.

La Provincia ispirerà la propria azione rendendo effettivo il diritto alla partecipazione politica e amministrativa delle cittadine e dei cittadini e delle loro espressioni associative per svolgere in modo più efficace le proprie funzioni e rendere maggiormente partecipate le proprie decisioni.

Occorre dare piena partecipazione alla vita politica anche ai molti migranti presenti nel nostro territorio.

È necessario avviare azioni politico-amministrative verso il riconoscimento dei diritti di cittadinanza ai migranti, attraverso la nascita di Consulte e, soprattutto, il diritto di voto.

In questa direzione proponiamo che lo Statuto della Provincia di Monza e Brianza garantisca il diritto di voto attivo e passivo alle elezioni amministrative, principi base di una moderna democrazia.

Rifondazione Comunista rilancia la centralità e il carattere insostituibile della democrazia di genere e, quindi, della partecipazione delle donne alla politica e quindi anche al governo della cosa pubblica.

Avere presente questo problema è un semplice fatto di civiltà, che allude al carattere ristretto e dimezzato della cittadinanza borghese pensata al maschile, ma anche i limiti di quella grande cultura politica che ci ha generato, che ha fatto del lavoro la misura e la sola fonte di tutti i diritti.

Per realizzare la democrazia di genere noi comuniste/i sappiamo bene che non si tratta solo di avere più donne negli organismi elettivi delle autonomie locali e negli esecutivi, né di dare a tutte un lavoro, ma di un cambiamento sociale e culturale profondo, la rivoluzione più lunga, che nella economia riconduca la sfera della riproduzione sociale e che modifichi le relazioni fra i generi.

La Provincia può darsi il compito di sollecitare e promuovere questo processo in tutti gli ambiti del suo intervento.

Per questo è opportuno pensare a una delega alle politiche di genere e alla qualità della vita dotata di fondi e strutture operative adeguate, magari collegata ad un assessorato chiave nell’ambito delle competenze della futura provincia.

PENSARE PER PROCESSI: IL GOVERNO DEL PERCORSO PARTECIPATIVOvai a indice

La partecipazione è un processo che deve essere fortemente strutturato non nei risultati previsti, ma nelle modalità di svolgimento; è un percorso che implica delle precise scelte strategiche, l’individuazione e l’esplicitazione dei vincoli e dei reali ambiti di confronto, la chiarezza dei ruoli istituzionali e il coinvolgimento di tutti gli attori in gioco.
Negli ambiti dove avvengono percorsi decisionali inclusivi non è possibile sapere a priori i contenuti delle scelte, ma è necessario saper prevedere e saper gestire il percorso operativo, che deve essere ben programmato, organizzato e gestito. Le varie parti in atto, i cosiddetti attori sociali, non solo determinano il prodotto finale, ma influenzano e determinano l’andamento del processo. La conduzione del processo presuppone quindi capacità di governo, di indirizzo, di analisi e valutazione, grande abilità strategica, pensiero creativo e metacognitivo, capacità di problem solving. Inoltre presuppone il saper utilizzare metodi e tecniche di ascolto attivo, di facilitazione, negoziazione e mediazione.

Il mantenere il governo del processo partecipativo all’interno dell’Amministrazione o comunque non separare nettamente chi lo realizza dal resto della macchina amministrativa è fondamentale per mandare a sistema gli apprendimenti che derivano dalla realizzazione di tali percorsi. Se la partecipazione non è fatta solo per cercare consenso, se è ritenuta non solo un metodo ma anche un obiettivo, spinge con forza verso il rinnovamento della cultura amministrativa.

Le competenze di tipo gestionale nelle istituzioni, che sovente vanno nel senso della conformità procedurale e dell’assolvimento di prescrizioni normative, in questi percorsi possono essere rinnovate e rigenerate; anche se bisogna ancora sperimentare a lungo come coniugare procedure amministrative con progetti realizzati in processi, vincoli istituzionali, norme e leggi con percorsi decisionali inclusivi, i tempi burocratici con i tempi del confronto sociale.

Anche il ruolo del politico ne risulta profondamente rinnovato, chi rimette in “discussione” la delega ricevuta e “cede” potere alla comunità che rappresenta, non appare più esclusivamente come un decisore ma diventa anche promotore, regista, arbitro di trasformazioni co-prodotte socialmente e collettivamente E’ un ruolo importante che richiede esercizio, autorevolezza e che si esprime principalmente nel garantire che vengano prese decisioni le più efficienti, le più efficaci, le più opportune e soprattutto le più eque.

IL RUOLO DEI CONSIGLI E GOVERNO LOCALEvai a indice

Per ciò che concerne poi il ruolo dei Consigli e del governo locale, abbiamo assistito ad una vera involuzione delle politiche locali adottate dal governo nazionale. Ciò si evince da una riduzione sistematica delle risorse disponibili e dai pesanti processi di privatizzazione dei servizi pubblici locali e politiche di deregolamentazione. Queste ultime riducono i controlli pubblici a favore dell’iniziativa privata in settori quali la gestione del territorio oppure delle opere pubbliche con il project financing, riducendo sostanzialmente la funzione di programmazione e di coopianificazione di cui disponevano le istituzioni locali.

Riteniamo indispensabile promuovere una politica contro lo svuotamento della funzione pubblica e l’impoverimento della dialettica democratica, a partire da una riforma afferente alle forme di governo della Provincia e dei Comuni.

Riteniamo fondamentale restituire ai Consigli parte delle competenze a suo tempo sottratte ed attribuite alle Giunte, e pur riconoscendo la difficoltà di arrivare ad incidere sulla legislazione nazionale, proponiamo di introdurre all’interno dello Statuto della futura Provincia principi utili alla riaffermazione del ruolo centrale degli organismi elettivi e della rappresentanza politica.

RAPPORTO TRA LA PROVINCIA E I COMUNI: I CIRCONDARIvai a indice

I limiti tradizionali del decentramento devono essere superati da un’ulteriore prassi partecipativa.

Le risposte a problemi quali: traffico, trasporti pubblici, qualità ambientale, territorio, lavoro e formazione, servizi e cultura devono avvenire in un’ottica sovracomunale e quindi di co-partecipazione e co-decisione tra la Provincia ed i Comuni, il loro territorio e la società.

In questa direzione nel processo costitutivo della nuova Provincia si sta cercando di dare vita a tre Circondari, quali luoghi di coinvolgimento diretto degli enti locali nella costruzione della nuova istituzione. Riteniamo utile la costituzione dei Circondari solo nel caso in cui questi non divengano il luogo di esercizio del potere degli organi esecutivi dei Comuni ma che, al contrario, allarghino ai cittadini, alle associazioni, ai movimenti ed ai comitati presenti sul territorio la partecipazione alla formazione delle scelte.

Il rischio è quello di sostituire, in questo momento, il centralismo milanese e, in futuro quello monzese con pari forma di verticismo decisionale, per altro con l’aggravante di non essere neppure un organo elettivo.

Quindi, Circondari Sì ma come luoghi, momenti e processi di partecipazione e democrazia.

Circondari come luoghi di coordinamento e di collaborazione tra i Comuni, come espressione delle esigenze dei cittadini.

La suddivisione in Circondari è utile a garantire la migliore funzionalità di servizi e attività decentrabili e potrebbe rappresentare la risposta a problemi omogenei.

All’interno dei circondari, l’Assemblea e il Presidente, consentirebbero una maggiore e diretta partecipazione dei Comuni e dei cittadini alla vita politica amministrativa locale.

SCHEDA DELLA NUOVA PROVINCIA DI MONZA E BRIANZAvai a indice

L’11 giugno 2004 è stata istituita la Provincia di Monza e Brianza con l'approvazione in Parlamento della legge n. 146 (pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 138 del 15 giugno 2004). L'istituzione della nuova provincia di Monza e Brianza, risulterà operativa a partire dall'anno 2009.

I COMUNI CHE COSTITUISCONO LA NUOVA PROVINCIAvai a indice

La circoscrizione territoriale della provincia di Monza e della Brianza è costituita dai seguenti comuni: Agrate Brianza, Aicurzio, Albiate, Arcore, Barlassina, Bellusco, Bernareggio, Besana in Brianza, Biassono, Bovisio Masciago, Briosco, Brugherio, Burago di Molgora, Camparada, Carate Brianza, Carnate, Caponago, Cavenago di Brianza, Ceriano Laghetto, Cesano Maderno, Cogliate, Concorezzo, Cornate d'Adda, Correzzana, Desio, Giussano, Lazzate, Lesmo, Limbiate, Lissone, Macherio, Meda, Mezzago, Misinto, Monza, Muggiò, Nova Milanese, Ornago, Renate, Ronco Briantino, Seregno, Seveso, Sovico, Sulbiate, Triuggio, Usmate Velate, Varedo, Vedano al Lambro, Veduggio con Colzano, Verano Brianza, Villasanta, Vimercate.

L’istituzione della nuova Provincia prevede la costituzione di un territorio composto dai 52 comuni che si individuano all’interno dell’attuale Provincia di Milano.

Carta Brianza

I PRINCIPALI INDICATORI.vai a indice

Estensione: 382,47 km2
Popolazione: 753.674 (Istat 2003)
Popolazione legale: 731.573 (censimento 2001)
Densità: 2.060 ab/km2
N. imprese: 57.000 circa
N. adetti: 280.000 circa
N. studenti: 29.000 circa
Centri di formazione professionale: 30.

IL TERRITORIOvai a indice

La Brianza si estende su un'area prevalentemente pianeggiante (il 79% circa), attraversata ad ovest dal fiume Seveso e nella parte centrale dal Lambro, oltre che da numerosi canali artificiali quali ad esempio il Villoresi e la Martesana e da torrenti quali la Molgora che completano la rete idrografica.

La nuova provincia comprende 52 comuni, con una popolazione di circa 753.674 abitanti e occupa una superficie di 382,47 km2, corrispondenti al 12,3% dell’attuale territorio della provincia di Milano. La superficie media per comune è di circa 7 kmq, con una dimensione territoriale che va dagli 1,6 km2 del comune di Camparada ai 33 km2 di Monza.

LA POPOLAZIONEvai a indice

Con una popolazione di circa 753.674 abitanti e con una densità pari a 2.034 abitanti per km2, la nuova provincia è una delle aree più densamente popolate del Paese.

Negli ultimi decenni il trasferimento di popolazione, in particolare dal capoluogo lombardo, ha favorito infatti un maggiore insediamento nel territorio brianzolo.

La popolazione non risulta uniformemente distribuita, ma si concentra soprattutto all'interno della città principale, Monza. Tuttavia altri 21 comuni dell'area, tra cui quelli limitrofi a Monza, superano i 10 mila abitanti e presentano quindi anch'essi caratteristiche di tipo urbano.

In controtendenza rispetto alla provincia di Milano e alla regione nel suo complesso, la Brianza ha mostrato nell'ultimo decennio una crescita progressiva della popolazione residente.

Comuni Popolazione* Superficie (Km2)
1 Agrate Brianza 13.001 11,29
2 Aicurzio 1.996 2,54
3 Albiate 5.402 2,90
4 Arcore 16.767 9,33
5 Barlassina 5.971 2,85
6 Bellusco 6.450 6,48
7 Bernareggio 8.457 5,87
8 Besana in Brianza 14.280 15,76
9 Biassono 11.117 4,85
10 Boviso Masciago 13.682 4,92
11 Briosco 5.638 6,61
12 Brugherio 31.685 10,34
13 Burago Molgora 4.187 3,41
14 Camparada 1.743 1,60
15 Carate Brianza 16.521 9,95
16 Carnate 7.330 3,51
16 Cavenago di Brianza 6.223 4,45
17 Cavenago di Brianza 6.223 4,45
18 Ceriano Laghetto 5.549 7,07
19 Cesano Maderno 33.728 11,46
20 Cogliate 7.655 6,95
21 Concorezzo 14.355 8,50
22 Cornate d'Adda 9.238 13,65
22 Correzzana 1.899 2,52
23 Desio 35.434 14,76
24 Giussano 22.116 10,28
25 Lazzate 6.530 5,29
26 Lesmo 6.596 5,11
27 Limbiate 31.456 12,40
28 Lissone 35.452 9,32
29 Macherio 6.551 3,22
30 Meda 21.420 8,33
31 Mezzago 3.555 4,20
32 Misinto 4.290 5,14
33 Monza 121.233 33,02
34 Muggiò 21.733 5,47
35 Nova Milanese 22.282 5,81
36 Ornago 3.525 5,80
37 Renate 3.764 2,84
38 Ronco Briantino 3.136 3,01
39 Seregno 39.193 13,01
40 Seveso 18.965 7,35
41 Sovico 7.059 3,24
42 Sulbiate 3.301 5,27
43 Triuggio 7.797 8,38
44 Usmate Velate 8.854 9,97
45 Varedo 12.627 4,84
46 Vedano al Lambro 7.620 1,98
47 Veduggio con Colzano 4.330 3,49
48 Verano in Brianza 8.892 3,49
49 Villasanta 12.984 4,89
50 Vimercate 25.581 20,73
TOTALE 753.674 382,47

*Popolazione residente dati ISTAT Censimento 2001

MONZA E BRIANZA: LA PROVINCIA DELLA PACEvai a indice

La fantastica partecipazione di donne e uomini alle iniziative contro la guerra preventiva e infinita (dalle numerose manifestazioni, assemblee e incontri, al fenomeno delle bandiere della pace dai balconi) ci sollecita a dover attivare delle vere politiche di pace.

La Provincia deve diventare riferimento e promotrice di una cultura della pace.

Una Provincia attiva nel campo dell’educazione alla Pace e Diritti Umani, della mondialità, delle differenze, della solidarietà, della tolleranza, della nonviolenza, della cooperazione, dell’integrazione, dell’accoglienza, della condivisione, della legalità, della convivenza pacifica, del lavoro attivo contro la guerra

Una provincia attiva nella promozione e nel sostegno del servizio civile e dell’obiezione di coscienza al servizio militare, nell’avvio e nel sostegno di rapporti di cooperazione e solidarietà nazionale e internazionale

Ma la Provincia per mantenere viva la sensibilizzazione della società civile, deve saper valorizzare l’esperienza ed il contributo delle numerose associazioni, Comitati, reti che compongono il variegato movimento per la pace nel nostro territorio, per questo proponiamo come azione attiva della nuova Provincia la costituzione della “CASA PER LA PACE”, luogo di incontro e di promozione di una cultura della pace mediante iniziative di carattere culturale, educativo, di informazione ecc.. L’intreccio dell’impegno sociale e di singoli con quello istituzionale può contribuire ad una sempre maggiore partecipazione per la costruzione della pace permanente anche nel nostro territorio provinciale

COOPERAZIONE INTERNAZIONALE E TRASFORMAZIONE SOCIALEvai a indice

La Conferenza di Cancun del WTO ha messo ancora una volta in evidenza, grazie al protagonismo dei paesi del Sud del mondo, un conflitto globale suoi prezzi e le tariffe che riguarda anche i produttori ed i consumatori dei paesi industrializzati. Nell’economia globale, gli squilibri dello sviluppo tra Nord e Sud del mondo coinvolgono direttamente i paesi ricchi, nella forma di internazionalizzazione di crisi regionali e conflitti locali, imponenti fenomeni migratori, terrorismo, dissipazione delle risorse rinnovabili, cambiamenti climatici, drastica riduzione della bio diversità, omologazione delle differenze culturali. La mondializzazione dei mercati ha reso anche possibile ad alcuni paesi emergenti di diventare diretti concorrenti dei paesi industrializzati, sfruttando, tra l’altro, il basso costo del lavoro e un sistema autoritario di relazioni sociali e industriali.

L’Italia è uno dei paesi investiti dal fenomeno della nuova concorrenza internazionale.
Il sistema produttivo italiano, fondato sulle PMI, attraversa infatti da qualche anno una crisi di competitività che non può essere affrontata, come nel passato, contando su fattori contingenti, come la svalutazione della moneta, ma intervenendo su fattori strutturali strategici, come l’innovazione tecnologica, le sinergie di sistema a base territoriale, la qualificazione del lavoro, la qualità dell’offerta, la semplificazione amministrativa, il costo dei servizi finanziari o assicurativi e, non ultimo, il sostegno pubblico all’internazionalizzazione dell'economia locale.

Ma, affinché siano efficaci, le politiche di internazionalizzazione dello sviluppo locale dovranno svolgersi nella cornice della solidarietà internazionale propria della teoria e della prassi della cooperazione allo sviluppo, perché oggi, nel mondo globalizzato, lo sviluppo locale è possibile soltanto stabilendo con i potenziali concorrenti esteri rapporti di partenariato solidale, che valorizzano le complementarità, realizzano politiche di integrazione ed evitano il conflitto competitivo, dal quale tutti rischiano di uscire perdenti, ad esclusivo vantaggio del grande capitale finanziario internazionale.

Deve affermarsi un modello di relazioni internazionali tra collettività locali che saldi insieme la cooperazione allo sviluppo e l'internazionalizzazione dello sviluppo locale. La pura logica dell'internazionalizzazione (competere sul mercato globale per sfruttare al meglio i vantaggi offerti localmente dal minor costo del lavoro, esenzioni fiscali, facilitazioni creditizie, apertura eccezionale dei mercati, sostegno pubblico, ecc.) avvantaggia i soggetti economici forti, che hanno capitali, buon accesso al credito, buone entrature politiche, buone tecnologie, ecc.) ed emargina i settori più deboli e cioè la grande maggioranza delle PMI, che non hanno i mezzi per internazionalizzarsi con le proprie forze. La logica della cooperazione afferma che i soggetti produttivi deboli, sia in Italia che nei paesi partner, devono integrare i loro sforzi piuttosto che competere e devono chiedere alle istituzioni di sostenerli, non in modo assistenziale, ma promuovendo le loro capacità imprenditoriali, essendo disponibili, viceversa, ad assumersi le responsabilità sociali dello sviluppo.

La logica dell'internazionalizzazione privilegia la concertazione tra soggetti privati, riservando alle pubbliche istituzioni un ruolo di servizio, di “sportello”, spesso meramente ornamentale.
La logica della cooperazione privilegia invece il ruolo di coordinamento delle istituzioni pubbliche nei confronti degli attori economici e sociali del territorio con particolare riguardo per le forze del lavoro e le espressioni della società civile, e mette l'accento sulle “politiche” pubbliche di programmazione dello sviluppo del territorio nel suo complesso, anche sul piano internazionale (economia, cultura, promozione sociale, tradizioni: l'identità locale).
Secondo quest'ultima logica, le istituzioni, il “pubblico” non hanno un ruolo secondario e di servizio, non arretrano di fronte al privato e, inevitabilmente, di fronte al mercato, ma vi intervengono per regolare democraticamente l'iniziativa privata, per sostenerla quando è necessario e per promuoverne il ruolo a condizione che ciò abbia una ricaduta sociale nell'interesse della collettività.

Dalla cooperazione decentrata, dalle sue buone pratiche e dalle sue prospettive, la sinistra può trarre forti elementi di riflessione. Il modello di cooperazione, che prospetta una collaborazione tra territori dei paesi partner basata sulla logica della complementarità e del co-sviluppo, assegna alle Amministrazioni del territorio il ruolo decisivo di programmare politiche pubbliche di internazionalizzazione dello sviluppo locale che parlino il linguaggio della solidarietà internazionale, e cioè il linguaggio della equa ridistribuzione globale della ricchezza sociale e dei poteri, i cui punti forti siano innanzitutto un progetto politico di avanzamento e realizzazione della democrazia, nel suo significato universale di governo popolare, sia nel Sud che nel Nord del mondo e quindi l’identificazione della forza propulsiva nei ceti socialmente deboli, cioè il mondo del lavoro e dei lavori del Nord, e le masse degli sfruttati ed oppressi del Sud.

Questo modello di cooperazione degli Enti locali, che coniuga crescita economica ed equità sociale, nuove prospettive per le piccole imprese e rafforzamento dei lavoratori, convenienza economica e trasformazione sociale, indica la possibilità di una ricomposizione sociale delle collettività locali che abbia come centro di gravità il lavoro ed i lavori e la cui rappresentazione politica sia uno spostamento verso sinistra dei ceti medi produttivi piuttosto che il contrario. Tutto ciò ammette come condizione la ricostituzione del soggetto politico capace di restituire alla politica il ruolo di governare l’economia di mercato, non tanto e non soltanto perché ciò sia eticamente auspicabile, ma perché l’insostenibilità del modello di sviluppo capitalistico lo rende storicamente attuale.

LAVOROvai a indice

Siamo alla presenza di un quadro che cambia profilo ma dentro un’economia stagnante: calano ordini e fatturato, aumentano le imprese di micro dimensioni, cresce la Cassa Integrazione Guadagni (CIG) e straordinaria (quella legata a crisi), si moltiplicano le imprese in difficoltà: l’IBM, la Candy, la Star, la Peg, il chimico del cesanese e molte altre aziende.

Per questi lavoratori o, comunque per tutti i lavoratori, la Provincia deve rappresentare un punto fermo nel mercato destrutturato dal liberismo dilagante. La Provincia del lavoro e per il lavoro è il nostro punto di approdo.

Va rilanciata l’autorevolezza di ruolo della Provincia.

Una Provincia attiva sul fronte delle politiche occupazionali e formative, con un ruolo progettuale, come in Francia e Germania fanno proprio gli enti locali.

Per fare ciò, occorre cancellare la legge 30, che attacca le lavoratrici ed i lavoratori ed il ruolo delle Province con l’obiettivo, ad esempio, di sottrarre il collocamento alla mano pubblica. Il collocamento, in questa nuova dimensione, da luogo della tutela del diritto al lavoro diventa “solo” il luogo, tecnico e falsamente neutro, dell’incontro tra domanda ed offerta. Se, fino ad ieri, la precarietà, in questo luogo, era un’eccezione, ora diventa la norma.

La Provincia di Monza e Brianza deve rilanciare la propria capacità di reggere la concorrenza con gli operatori privati, nell’intermediazione della manodopera. Non si tratta di assumere una posizione di difesa dell’esistente. Sarebbe perdente, vista la quota marginale del pubblico (poco più del 20% dell’offerta). Si tratta invece, nel contesto dato, di produrre un’avanzata e di incrementare la presenza del soggetto pubblico, in qualsiasi forma essa si manifesti.

Va costruito sul territorio un “sistema integrato” delle politiche del lavoro, della formazione, dell’istruzione. Importante ruolo va riconosciuto ai Centri per l’Impiego.

Un grande progetto del lavoro e della formazione per imprimere un carattere nuovo e forte alla Brianza del lavoro che cambia

Va costruito il PIANO DEL LAVORO e della PIENA OCCUPAZIONE, in cui si comprima al massimo la precarizzazione. Lavoro di qualità, occupazione certa e di qualità, che vogliono formazione e salario di qualità.

Ampliare la presenza del pubblico tramite i Centri per l’Impiego: non sia la Provincia un allocatore tra tanti allocatori, ma il regista. Questa gara va vinta in rapporto stretto con i Comuni. Si tratta di una gara che deve essere vinta sulla definizione delle linee educative nella formazione sia sui lavori tradizionali (mobile, legno, artigianato) come sui sistemi innovativi, siano essi quelli presidiati (sistemi multimediali) che quelli sulle eccellenze non coltivate.

L'ECONOMIA DELLA PROVINCIA DI MONZA E BRIANZA
(dati Censimento 2001)vai a indice

Il territorio della nuova Provincia risulta caratterizzato da un sistema produttivo di quasi 63.000 unità locali in cui operano più di 249.000 addetti.

La struttura economica dell'area è contraddistinta da:

  • una consistente presenza del settore industriale;
  • dalla marcata presenza di medie, piccole e micro imprese.

Il sistema industriale del territorio (con 20.123 unità locali, pari al 32% del totale, contro il 21% della provincia di Milano e il 28% della Lombardia) è caratterizzato dal prevalente insediamento di imprese manifatturiere, che incidono sul totale delle attività per il 18,3%, contro il 13,2% della provincia di Milano e il 15,2% della Lombardia.

Nell'ambito manifatturiero i settori trainanti sono riconducibili a quattro aree merceologiche fondamentali:

  • settore del Legno-Arredo,
  • settore Chimico-Plastico,
  • settore Metalmeccanico,
  • settore Tessile.

Seguono il settore alimentare e altri comparti che, tuttavia, raggiungono percentuali minime se confrontati con il totale della produzione manifatturiera. Importante per l'economia della provincia è anche il settore delle costruzioni che, con il 13% delle imprese (8.152 unità locali), riflette una maggiore vocazione dell'area briantea rispetto a quella milanese, dove le imprese edili sono pari al 9,4%.

Oltre al settore industriale (manifatturiero e costruzioni), un ruolo importante nell'area è rivestito dal settore dei servizi, grazie alla presenza di oltre 16 mila unità locali (il 26% del totale, contro il 24% della provincia di Milano e il 25% della Lombardia) nel comparto del commercio, di quasi 15 mila unità locali (pari al 24%, rispetto al 32% della provincia di Milano e al 24% della Lombardia) facenti parte del comparto delle attività immobiliari, di noleggio, informatiche, di ricerca imprenditoriali e professionali, e di oltre 11 mila unità locali (pari al 18%, rispetto al 23% della provincia di Milano e al 22% della Lombardia) per altri servizi.

La distribuzione degli addetti rispecchia la specificità della struttura economica dell'area: il 52,4% è occupato nell'industria e il 19,4% nel comparto del commercio.

Anche la prevalente vocazione manifatturiera trova conferma nel numero di addetti: il 44% in Brianza, contro il 28,5% della provincia di Milano e il 36% della Lombardia.

Le caratteristiche strutturali del sistema imprenditoriale sono sintetizzate dall'elevato numero di piccole e medie imprese:

  • 99,2% di piccole imprese (di cui il 94% sono micro imprese con numero di addetti inferiore a 10);
  • 0,6% di medie imprese con numero di addetti compreso tra 50 e 200;
  • 0,2% di grandi imprese con numero di addetti superiore a 200.

Non mancano, tuttavia, imprese di dimensioni significative e unità produttive di società multinazionali.

La localizzazione delle imprese sul territorio si concentra a Monza e nella parte centro occidentale del territorio e in particolare nei Comuni di Seregno, Cesano Maderno, Lissone e Desio. La parte orientale ospita invece numerose società multinazionali.

Struttura produttiva della Brianza

BENI COMUNI E SERVIZI, SOCIETÀ E PARTECIPAZIONIvai a indice

Si potrebbe sintetizzare nel modo seguente il senso ed il ruolo che dovrebbero, secondo il PRC. svolgere le società di mano pubblica consorziate fra loro: la Brianza, smaltisce i rifiuti che produce; produce l’energia che gli serve (Elettricità e Gas) ; depura le acque che mette negli acquedotti cittadini; muove, connette e trasferisce la mobilità in sinergia con le altre provincie limitrofe. In uno stato generale di globalizzazione dei mercati questo approccio appare velleitario e un pò autartico. Se invece lo si legge sotto il profilo della domanda interna potenziale (800.000 potenziali clienti) la capacità di consorziare l’offerta di questi servizi al complesso degli utenti brianzoli vanno a costituirsi soggetti economici che possono tradurre il locale in globale locale da spendere sul piano globale regionale, nazionale ed europeo. Del resto già oggi le società partecipate forniscono livelli, di qualità, di quantità e di servizi a alto densità di utenze. Dunque la propensione al consorzio, alla multiutility è una necessità per mettere al servizio degli utenti cittadini, delle famiglie e delle imprese brianzoli materie prime a costi contenuti in uno sviluppo sostenibile. La specifica discussione sullo strumento sarà da sviluppare anche con sessioni monotematiche, per altro già avviate; in questa sede dobbiamo stabilire degli orientamenti e degli indirizzi ai quali uniformare la “mission” delle aziende fra loro consorziate. Sicuramente per il PRC. una delle discriminanti è che le società che dovranno gestire questa tipologia di servizi dovranno essere di mano pubblica. Dovremo essere in grado di interloquire con l’Unione in Brianza e nei comuni affinché pezzi di municipalizzate regalate ai privati tornino sotto controllo pubblico e segnale di inversione potrebbe essere l’ipotesi di far rinascere la CENTRALE DEL LATTE DI MONZA.

POLITICHE SOCIALIvai a indice

Le leggi vigenti attribuiscono, anche in applicazione del principio di sussidiarietà verticale, le funzioni di erogazione dei servizi ai comuni, riservando alla provincia limitati casi di gestione diretta dei servizi in materia sociale e assistenziale.

La provincia svolge soprattutto, in qualità di ente intermedio, ruoli di coordinamento, di supporto alla programmazione, di promozione di interventi, di finanziamento di progetti comuni, nonché la realizzazione di opere di rilevante interesse provinciale nel settore sociale.

Il decreto legislativo 328/2000, la legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali, conferma il ruolo delle Province come soggetto fondamentale della programmazione generale e dello sviluppo del territorio.

Per esse vengono individuati compiti precisi: la raccolta delle conoscenze e dei dati sui bisogni e le risorse disponibili dai comuni, l’analisi dell’offerta assistenziale per approfondimenti sui fenomeni sociali più rilevanti in ambito provinciale ed il coordinamento degli interventi dei comuni, la promozione d’intesa coi comuni, di iniziative di formazione degli operatori sociali dei comuni.

La legge quadro citata ha istituito gli ambiti territoriali sociali come strumenti di razionalizzazione dei servizi sul territorio che potrebbero assolvere positivamente la loro funzione. Ma il fondo unico sociale che dovrebbe erogare le risorse finanziarie indispensabile è soggetto a continui tagli da parte del governo. Inoltre la legge istitutiva apre al mercato coinvolgendo i soggetti privati nella gestione e addirittura nella programmazione dei servizi. Occorre inoltre considerare che la Regione Lombardia ha previsto che il 70% delle risorse del fondo nazionale sia attribuito alle famiglie sotto forma di vaucher, in stridente contrasto con l’ipotesi di sistema dei servizi a rete.

Di fronte alle pressanti aperture al mercato, alle spinte verso le privatizzazioni e l’amplificazione del ruolo della famiglia è necessario utilizzare tutti gli spazi offerti dalle leggi operando anche forzature decisive per introdurre significativi elementi di controtendenza.

Pensiamo possibile e necessario valorizzare significativamente la funzione di coordinamento della provincia per rendere omogenei gli interventi sociali su scala ampia, per salvaguardare e potenziare il ruolo nella gestione e nella erogazione dei servizi, rilanciandone la qualità e garantendone l’accesso specie alle fasce più deboli e per fornire una risposta universalistica ai bisogni.

All’interno del quadro normativo dato e sulla base degli obiettivi che ci prefiggiamo la Provincia può dunque svolgere attività di osservatorio dei bisogni di servizi, di monitoraggio e valutazione dell’offerta e della qualità dei servizi, di formazione e informazione e di coordinamento territoriale

Tutte queste attività dovrebbero perseguire l’obiettivo di definire gli standard di qualità dei servizi nei campi delle attività socio-assistenziali, di realizzare attività di formazione degli operatori socio-assistenziali, mettere in atto azioni informative sulle opportunità offerte dal territorio in relazione ai servizi e ai diritti esigibili dagli utenti (si tratta di fornire agli utenti una vera e propria carta dei servizi), dare informazioni puntuali agli utenti interessati sul fatto che sui servizi di assistenza e sulle rette riguardanti persone non autosufficienti e disabili non è possibile esercitare la rivalsa verso i familiari e, infine, attuare rigorosamente i previsti controlli sia per l’autorizzazione al funzionamento, sia sulle attività delle strutture socio-assistenziali onde verificarne gli standard di sicurezza e di comfort .

La Provincia ha ottenuto nuovi spazi di iniziativa nel settore del Volontariato e della cooperazione sociale in virtù del Dlgs 112 art. 132.

Proponiamo che la nascente istituzione si faccia carico di elaborare progetti innovativi di estensione e arricchimento della offerta pubblica, anche valorizzando, ad integrazione della propria offerta, il terzo settore. L’affidamento dei servizi al terzo settore non deve però avvenire tramite gare al massimo ribasso, che producono riduzione dei salari, incremento di lavoro nero e perdita dei servizi.

La nuova Provincia sarà inoltre attiva nel campo dell’Accoglienza ai migranti, definendo percorsi di inclusione che garantiscano ai migranti diritti politici, sociali e civili, nell’ottica dei migranti non come problema, ma come portatori di cultura e diritti politici.

Per un maggiore inserimento sociale noi proponiamo di rendere effettive le possibilità di inserimento attraverso politiche abitative da concertare coi comuni per realizzare l’accesso dei migranti ai piani di edilizia popolare, un progetto di recupero delle aree dimesse con un uso abitativo e sociale, la realizzazione di spazi di prima accoglienza.

Nel territorio della nuova Provincia non ci sarà mai spazio per CPT.

Anzi la Provincia sarà parte attiva per riconoscere la possibilità di accesso ai servizi socio sanitari ai migranti senza discriminazione tra regolari e non (anche senza permesso di soggiorno), per istituire consulte che possano intervenire sulle politiche sociali, per la nascita di un osservatorio democratico antidiscriminazioni, con delle articolazioni nei comuni e per la realizzazione di programmi di formazione per facilitare l’accesso al lavoro dei migranti.

La Provincia affronterà nell’ambito delle proprie competenze il problema dell’abitazione. A fronte della crescita della tensione abitativa, l’offerta pubblica di abitazioni in edilizia sociale in affitto è rimasta irrisoria.

Sono necessari maggiori investimenti in edilizia popolare. Riteniamo che i quartieri popolari e l’insieme dell’emergenza casa non possano essere considerati unicamente un problema di ordine pubblico. L’occupazione di case è il sintomo di una politica profondamente sbagliata e anti-popolare.

Nell’immediato invece di una politica repressiva è necessario attivare un tavolo tra Istituzioni, Sindacati, Aler, per costruire delle soluzioni per affrontare l’emergenza casa.

SALUTE E SANITA’vai a indice

L'impegno prioritario è la difesa ed il rilancio della sanità pubblica, non solo sotto il profilo dell'attività di governo, indirizzo e controllo, ma anche sotto il profilo delle forme di gestione ed erogazione dei servizi.
In quest'ottica occorre valorizzare il principio costituzionale del riconoscimento e della tutela della salute come diritto universale da garantire a tutti, anche agli indigenti, con il conseguente impegno ad un progressivo abbassamento dei costi sanitari a carico dei cittadini.

Dal punto di vista amministrativo, occorre promuovere un maggior decentramento possibile dei servizi socio sanitari, rilanciando il ruolo dei servizi territoriali, dei distretti, e delle ASL, che non possono essere ridotte alla funzione di enti pagatori, e che devono invece ritrovare un rapporto con gli enti locali (Comuni) e con i bisogni reali di prevenzione, diagnosi e cura delle persone, espressi dalla comunità.

A tal riguardo, occorre valorizzare il ruolo strategico del servizio di prevenzione (con il supporto di adeguati finanziamenti), fiore all'occhiello della riforma sanitaria del 1978, e oggi sempre più sacrificato dalle leggi del mercato e del profitto imposte dalla controriforma di Formigoni.

Non solo: la tutela universale del bene salute significa anche garanzia di cure (gratuite o a costi accessibili) anche per le tante migliaia di persone affette da malattie croniche e da patologie invalidanti: occorre garantire la effettiva applicazione di quanto disposto dal decreto legislativo 130 del 2000, onde consentire a tutti gli ultra sessantacinquenni e ai portatori di handicap gravi di poter accedere alle residenze sanitarie assistenziali o alle altre strutture residenziali protette (nonché agli altri servizi diurni o domiciliari) o gratuitamente o secondo rette o contributi proporzionati alle capacità economiche del singolo assistito.

Con questo indirizzo andranno ridisegnate le zone ospedaliere, potenziati i servizi di pronto soccorso e prevenzione. Compatibilmente con l’esistente l’impegno del Prc è quello che gli enti di gestione siano di controllo pubblico e gestiti in stretto raccordo con i comuni e la provincia.

LA SCUOLAvai a indice

Alcuni dati sul sistema scolastico della Brianza:

Gli istituti secondari superioridel territorio della nuova provincia sono 76, che comprendono:

  • 11 istituti professionali;
  • 37 istituti tecnici;
  • 18 licei;
  • 10 istituti magistrali/artistici;

cui sono iscritti complessivamente circa 29.000 studenti

Nel territorio sono presenti inoltre:

  • 28 centri di formazione professionale;
  • 2 facoltà universitarie (Medicina - Università degli Studi di Milano-Bicocca presso l'Ospedale San Gerardo di Monza e Filosofia - Università Vita e Salute San Raffaele presso Palazzo Borromeo di Cesano Maderno

Nel percorso dei saperi, si inserisce la scuola a tutti i livelli. Il recupero dell’autonomia scolastica da un lato e l’autonomia della Provincia MB. sono un'occasione per fornire quel quadro di iniziative che indirizzano educazione, conoscenza e apprendimento volti alla crescita qualitativa e personale delle future generazioni sia che decidano consapevolmente di svolgere attività manuali, sia che si dedichino alle arti, alla ricerca e alla cultura. L’affossamento della controriforma Moratti ci stimola in questo senso e sia Retescuole di Genitori ed Insegnanti sia la Recos studentesca possono fornire idee ed energie.

La legge di iniziativa popolare presentata dal movimento genitori/Insegnanti è diventata il nostro riferimento per far funzionare meglio e più efficacemente il sistema scolastico della Brianza.

La scuola è stata travolta in questi anni di governo di centro destra da una legge di Riforma spregiudicata e violenta:

  • nelle scuole elementari è stato smantellato il Tempo Pieno (richiesto dal 90% delle famiglie del milanese) e nelle scuole medie il Tempo Prolungato; ridotto il tempo scuola obbligatorio a 27 ore settimanali;
  • eliminate le compresenze; azzerato il numero delle/degli insegnanti facilitatori per l’inserimento degli alunni/e migranti a fronte di un loro considerevole aumento; ridotte le ore delle/degli insegnanti di sostegno alle alunne e agli alunni diversamente abili;
  • immessi in ruolo 3000 insegnanti di religione cattolica (scelti dalla curia e pagati dallo Stato);
  • non più finanziati progetti e dotazioni di docenti per alunne e alunni in situazione di disagio;
  • taglio ai Fondi per l'Autonomia (bilancio delle scuole statali) dal 40 al 52%;
  • nessun investimento nelle nuove tecnologie;
  • nessuna assunzione ma anzi riduzione numerica delle/degli specialisti di lingua inglese nella scuola primaria (le famose “tre I”...);
  • abbassato l’obbligo scolastico a 14 anni, cancellati gli istituti tecnici;
  • attivati due percorsi separati di scuola superiore senza pari dignità (licei e formazione professionale);
  • dimenticata la formazione delle e degli adulti.

Da subito la scuola ha saputo reagire a questa imposizione normativa, dimostrando capacità di resistenza, spesso oltre ogni previsione. Questo settore di società costituito da genitori, insegnanti, studenti, si è reso visibile e ha portato con forza alla discussione nel Paese il tema della incompatibilità tra i diritti all’istruzione dei bambini/e dei ragazzi/e e una scuola gestita dalle leggi del mercato, dell’azienda e/o della precarietà.

Anche nella nostra Provincia il movimento delle scuole, soprattutto delle elementari, ha dimostrato una grossa partecipazione dal “basso”, una volontà di voler esercitare un controllo sulle azioni dei centri di potere, rendendo evidente il fallimento delle politiche impositive e classiste espresse dal governo.

Ma non solo. Il movimento delle scuole dichiara un’altra cosa: siamo in un periodo di grossa crisi del capitalismo, momento storico in cui le pratiche liberiste pretendono di permeare spezzoni interi di collettivo... ebbene, se vogliamo cambiare il mondo, dobbiamo per prima cosa convincerci che la trasformazione della società deve passare attraverso la valorizzazione del sistema di istruzione: la scuola è il cardine su sui costruire una alternativa di società.

L’istruzione è un bene comune come l’acqua, l’aria, l’ambiente e come tale deve essere garantito e protetto. Come Partito della Rifondazione, da sempre e da subito schierato a favore dell’abrogazione delle leggi Moratti, dobbiamo dare voce e supportare queste esperienze di partecipazione diretta e attiva del popolo della scuola.

Per abrogare le leggi Moratti è necessario però continuare a contrastarne l’applicazione. Con forza Rifondazione deve, nelle diverse articolazioni territoriali opporsi all’attuazione della riforma Moratti e innescare l’avvio di un vero processo di cambiamento della Scuola. I principali impegni che dovremo affrontare anche nella futura Provincia saranno:

  • contrastare la dispersione scolastica con una politica scolastica che tenga i/le giovani dentro le scuole attraverso percorsi di accoglienza e integrazione e non li butti invece fuori, come accade adesso;
  • concentrarsi esclusivamente sulla promozione di corsi di formazione professionale post – diploma e convogliare fondi ed energie oggi utilizzati per la prima formazione, verso la realizzazione di progetti che permettano ai giovani di restare a scuola fino a diciotto anni e non di andare a lavorare precocemente;
  • promuovere l’attivazione di studi e la realizzazione di sperimentazioni che inneschino un processo di cambiamento nella Scuola che abbia tra i suoi obiettivi il benessere degli studenti, delle famiglie e di tutti gli operatori della scuola;
  • sostenere le famiglie e gli/le studenti economicamente per quanto riguarda le spese di carattere scolastico, nelle scelte dell’ordine di scuola dopo la terza media e durante tutto il percorso scolastico , attraverso l’istituzione di una sorta di consultori scolastici.

La battaglia che stiamo conducendo si fonda su una convinzione: il diritto all’educazione è premessa per l’esercizio di tutti i diritti. Parlare di pace, di giustizia, di solidarietà, di difesa dell’ambiente e via dicendo non avrà senso se le nuove generazioni non avranno più gli strumenti per comprendere l’importanza di questi valori: e solo una scuola pubblica, laica, pluralista può essere veicolo di questi valori. Una scuola in cui non esistono gerarchie tra insegnanti, né tra le discipline, né tra gli alunni e le alunne. Una scuola come luogo della cooperazione e non della competizione, che vuol dire l’esatto contrario della scuola azienda.

La scuola è un servizio alla persona, intesa nella sua globalità. Il futuro è un progetto di vita che non può e non deve essere funzionale solo al lavoro.

SICUREZZAvai a indice

Per noi il concetto di sicurezza non rappresenta solo la lotta alla microcriminalità, o non solo quella. Significa inoltre affrontare e risolvere i fattori di disagio sociale. dal neoliberismo. È sulla premessa della comprensione ed eliminazione delle prevalenti cause che generano illegalità, pur nella consapevolezza che il liberismo è la causa prima, vive la diversità con la politica della destra, orientata esclusivamente alla repressione, strumento da sempre utilizzato per l'esercizio arbitrario del controllo sociale.

In questo contesto e nell'ambito della nuova disciplina sul decentramento va anzitutto evitato, contrariamente a quanto vorrebbe invece la destra, di considerare la Polizia Provinciale come un nuovo ed ulteriore strumento di controllo e di repressione e va, invece, concepita, nel rispetto delle sue prerogative, e per la sua stretto legame col territorio, come risorsa per la tutela dell'ambiente, della sicurezza del lavoro e della strada.

In concreto i punti che seguono rappresentano un efficace strumento di prevenzione e riduzione della criminalità:

  • Sviluppo della socialità, attraverso il sostegno e la creazione di centri di aggregazione, salvaguardando quelli esistenti, centri sociali autogestiti ed istituzionali, e mettendo a disposizione anche spazi pubblici. Il più efficace strumento per garantire la sicurezza, del resto, è quello di stimolare la “vita” nei quartieri, nelle periferie e nei centri degradati, per permettere ai cittadini di riappropriarsi del territorio e di fare da presidio, con la loro costante attività e presenza, contro criminalità e degrado.E' utile a tal fine svincolare e valorizzare gli immobili di proprietà degli enti locali per destinarli a centri di aggregazione per anziani, giovani, bambini, associazioni ecc.., utilizzando come risorse anche coloro che potenzialmente sono visti come peso o portatori di disagio.
  • Politica di integrazione e accoglienza dei cittadini stranieri con attività a loro destinate (consulenza legale, assistenza, distribuzione di informazioni specifiche utili, insegnamento della lingua italiana) per farli emergere dal substrato in cui spesso sono costretti e che per disperazione e/o per “disorientamento” li porta sulla via dell'illegalità.
  • Prevedere e favorire le attività serali soprattutto nelle periferie così da stimolare la vita del territorio anche nelle ore serali, predisponendo spazi, fondi e rendendo maggiormente fruibili i mezzi pubblici. A tal proposito sarebbe utile anche consentire a tali mezzi di effettuare fermate libere nelle ore notturne.
  • Nell'ambito di una più ampia politica sulla giustizia, va sviluppato un sostegno alle vittime dei reati, individuando presidi locali che permettano alla vittima non solo di denunciare l'illecito subito, ma anche di trovare assistenza materiale e psicologica, sostegno questo non fornito dai luoghi istituzionali tradizionali, questure, commissariati e stazioni dei Carabinieri.
  • Per arginare la commissione dei piccoli reati per opera di tossicodipendenti, ma, soprattutto, per garantire loro una sopravvivenza dignitosa, istituire presso le ASL, dei centri di monitoraggio ed assistenza che forniscano loro ed alle loro famiglie adeguato sostegno materiale, medico e psicologico per la riduzione del danno, la cura ed il reinserimento.
  • Come già detto, occorre utilizzare la Polizia Locale con finalità preventiva e non solo contro la criminalità, ma anche per garantire la sicurezza nel lavoro, sulla strada e per la tutela dell'ambiente. A tal proposito si osserva che non è ammissibile la fruizione di tale corpo per fini di tutela dell'ordine pubblico (tendenza già manifestata anche con i Vigili del Fuoco) e, neppure, nell'ambito della riforma sul decentramento, è ammissibile l'attribuzione a soggetti privati di funzioni pubbliche proprie della Polizia Locale così come invece è previsto dalla recente legge della Regione Lombardia n. 73/2003 in tema di Polizia Locale e sicurezza urbana.
  • Attuare una politica di recupero e di reinserimento sociale delle prostitute ridotte in schiavitù.
  • Incrementare l'illuminazione nelle strade e nei parchi.

Per sicurezza va inteso anche la lotta alla grande criminalità organizzata che ha fatto della Brianza terra di riciclaggio del denaro sporco. Denaro proveniente da attività illecite nazionali ma anche al livello internazionale.

Dunque è necessario intensificare da un lato gli sforzi per il contrasto al crimine finanziario (si pensi che a Monza ci sono più conti correnti che residenti) ma va anche sviluppata una forte iniziativa di divulgazione in età scolare dell’etica della legalità.

LA CULTURAvai a indice

Garantire il diritto alla cultura, anzi l’accesso stesso alla cultura per tutti i cittadini, è un elemento basilare di civiltà oggi assai più di ieri.

La Provincia, nel campo delle sue competenze in materia, può: promuovere mostre, rassegne, concerti; censire beni; dare contributi ad enti ed associazioni. E’ un’attività abbastanza ampia e diversificata a catalogo, in un’offerta che spazia dalla diffusione di manifestazioni musicali, teatrali, cinematografiche, al recupero ed alla piena valorizzazione del patrimonio storico/artistico/architettonico del territorio.

La cultura dell’integrazione, della cittadinanza, della valorizzazione della ricchezza delle diversità. Naturalmente lavorare per l’intreccio delle culture vuole, per essere credibile, anche l’assunzione dell’obbiettivo del voto e della rappresentanza democratica dei cittadini migranti, i nuovi brianzoli appunto.

Lavorare sulla cultura vuol dire perciò operare sul collante tra soggetti sociali (strati e ceti diversi), la società della conoscenza e delle eccellenze, la società multietnica. E’ un lavoro di qualità quello che ci aspetta. E’ il nostro lavoro.

Particolare attenzione va rivolta ai piccoli, ai bambini cittadini di domani, con spazi, giochi, spettacoli decentrati nei paesi .

Una valorizzazione di ruolo va assegnato alla rete delle ville storiche largamente diffuso sul territorio della Brianza. Un ruolo non solo di rappresentanza istituzionale ma anche di luogo di cultura e di produzione di idee. A tal fine occorre individuare i siti ed i manufatti da recuperare, anche attraverso un’operazione di restauro filologico, da inserire nella pianificazione territoriale. Priorità assoluta sia il recupero della Villa Reale di Monza

Il sistema delle biblioteche è da potenziare con più servizi, una rete di luoghi decentrati di lettura, di dibattito, di mostre, di conferenze e seminari. La biblioteca diffusa è la chiave del policentrismo culturale che insistiamo nel perseguire. E,’ anche nelle biblioteche, che si afferma la città della conoscenza e dell’accesso alla stessa;

Infine, ma non meno importante, dovremo recuperare le radici culturali della Brianza partendo dalle esperienze dei Mestieri e dell’organizzazione dei Contadini ma anche valorizzando la gloriosa esperienza della Resistenza Partigiana per la quale sarà opportuno avere una biblioteca e un MUSEO PROVINCIALE DELLA RESISTENZA. Inoltre già molte città della Brianza si sono dotate di strumenti per diffondere la cultura della Pace; per questo motivo sarà importante costituire a livello provinciale la CASA DELLA PACE.

MOBILITÀ E TRASPORTIvai a indice

I livelli di congestione del traffico e dell’inquinamento dell’aria sono fra i principali problemi del nostro territorio, al quale sono collegati problemi di ambiente, salute e sicurezza.

Le politiche di settore adottate negli ultimi decenni è stata pessima ed inefficace. La politica delle grandi e costose infrastrutture ha dimostrato tutta la propria inadeguatezza. In particolare, la filosofia di incrementare nuove strade per decongestionare le esistenti, ha aggravato la situazione invece di risolverla. Si sono “pianificate” nuove strade, autostrade e tangenziali. A Milano la Gronda Nord e la Gronda Sud, mentre in provincia le autostrade Pedemontana e BRE-BE-MI, la tangenziale est-esterna, la tangenziale ovest - esterna, il sistema di collegamenti con Malpensa ed il nuovo anello tangenziali esterne milanesi.

La pianificazione e la progettazione degli interventi infrastrutturali, oggi, dipendono esclusivamente dalle società che gestiscono le autostrade e le tangenziali e dalle imprese ad esse collegate. La pianificazione e la progettazione sono effettuate in termini di efficienza e di redditività economica in una logica di mercato, subordinando il ruolo ambientale e producendo consumo di suolo. In particolare i progetti delle tangenziali (Est-Sud ed Ovest) e della Pedemontana avrebbero un impatto ambientale e sociale devastante. In Brianza, la sola Pedemontana, se realizzata, attraverserebbe ben quattro Parchi nella attuale provincia di Milano (Parco dell’Adda, Parco del Molgora, Parco della Valle del Lambro e Parco delle Groane, tutte aree di particolare pregio ambientale e/o agricolo. Con questi progetti si ridisegnerà sostanzialmente lo sviluppo futuro del territorio, portando nuove urbanizzazioni e favorendo dinamiche speculative.

Noi proponiamo, al contrario, una mobilità sostenibile e rispettosa dell’ambiente e del territorio. Condividiamo la battaglia dei comitati e dei Sindaci del Vimercatese. Entrambi si battono per ricercare delle soluzioni alternative non autostradali e di minore impatto ambientale, territoriale, sociale ed economico.

È necessario riequilibrare l’attuale sistema modale dei trasporti. L’obiettivo prioritario della programmazione provinciale ed anche regionale, deve essere il riequilibrio dell’attuale situazione di mobilità pesantemente squilibrata a favore del trasporto privato su gomma, di persone e merci. Noi di Rifondazione Comunista riteniamo si debba invertire quest’ultimo dato.

Ribadiamo la necessità di una “cura del ferro”. Sono necessari interventi a favore del rilancio del sistema ferroviario regionale (SFR), del potenziamento dei servizi ferroviari per traffico passeggeri e merci, della riqualificazione, recupero e riutilizzo di linee ferroviarie sottoutilizzate, del potenziamento del trasporto pubblico su ferro, della realizzazione di prolungamenti linee tranviarie e metropolitane.

La Brianza vive una situazione di estrema difficoltà. Ad una carente rete delle infrastrutture e dei servizi di trasporto pubblico (ferrovie, metropolitane ed autolinee) si aggiunge la grave situazione in cui versa la viabilità che è impossibile definire sistema. Prioritaria è la realizzazione degli interventi definiti dal Protocollo del ferro della Brianza, in particolare la riqualificazione delle linee ferroviarie Milano-Monza-Molteno-Oggiono, Milano-Lecco, Milano-Como-Chiasso, la Milano-Asso, il prolungamento delle metropolitane milanesi fino nei comuni della Brianza (a Monza, Vimercate e Trezzo), il rilancio delle tranvie della Brianza (Milano-Desio-Seregno e Milano-Limbiate) e la costruzione del collegamento est-ovest Bergamo-Carnate-Seregno-Saronno-Malpensa.

Per ciò che concerne gli interventi sulla viabilità riteniamo improponibili i progetti della Pedemontana e della nuova tangenziale est esterna di Milano e riteniamo invece che vada fatto un fortissimo investimento sulla sicurezza e sulla manutenzione della viabilità ordinaria esistente, costruendo nuovi tratti di completamento della rete viaria. Quest’ultima dovrà trovare al proprio interno una chiara definizione gerarchica: ad ogni strada il proprio ruolo in una logica di sistema. I servizi di trasporto pubblico locale (autolinee) andranno disegnati in modo da creare un sistema integrato (gomma/ferro-mezzo pubblico/mezzo privato) e intermodale.

In alternativa alla grandi infrastrutture viarie, poiché non tutto può essere trasferito su ferro, e consapevoli della necessità d’integrazione tra i due sistemi (gomma/ ferro), riteniamo si debba procedere a:

definizione di una gerarchia di interventi in base ad una scala di priorità (la stessa definizione deve avvenire anche per il ferro)

  1. adeguamento, riqualificazione e messa in sicurezza della rete stradale esistente (soprattutto quelle più fortemente “critiche”).
  2. Realizzazione di percorsi protetti e preferenziali per il trasporto pubblico sulle principali direttrici.
  3. Prolungamento delle metropolitane, delle tranvie e delle autolinee dalla grande Milano verso la Brianza
  4. Creazioni di centri di interscambio con parcheggi in prossimità di stazioni ferroviarie e fermate metropolitane (con abbattimento dei costi per abbonamenti annuali del servizio e del parcheggio). Si potrebbero, laddove esistono, utilizzare le aree dismesse limitrofe alle stazioni ferroviarie.
  5. Introduzione di biglietti a tariffa unificata sui mezzi urbani ed extraurbani per rendere competitivo il mezzo pubblico.
  6. Realizzazione di piste ciclabili sicure ed incentivare l’utilizzo della bicicletta non solo per il tempo libero, ma per percorsi casa/lavoro.

La presenza di comitati e associazioni sul tema della mobilità e trasporti è fondamentale. Perché oltre a favorire un diverso rapporto tra società e istituzioni, riesce a coinvolgere intere realtà della Brianza e a mettere in campo delle proposte alternative. I servizi di trasporto pubblico locale (autolinee) andranno ridisegnati in modo da creare un sistema integrato (gomma/ferro – mezzo pubblico/mezzo privato) ed intermodale. La Provincia di Monza e Brianza si farà carico di introdurre la gratuità del servizio di Trasporto Pubblico Locale per disabili e pensionati al minimo cancellati da un recente provvedimento della Regione Lombardia governata dal centro destra.

Siamo convinti che con una corretta programmazione e pianificazione del territorio si possa ridurre la domanda di mobilità e promuovere lo sviluppo di alternative di trasporto. Vogliamo costruire un modello alternativo alle destre, anche su questi temi, partendo dal rilancio del Trasporto Pubblico Locale di persone e merci, fornendo così una risposta ai cittadini, agli utenti ed ai lavoratori. Un modello alternativo anche all’attuale società e sistema di sviluppo.

Il perseguimento di questi obiettivi si avverrà anche attraverso le politiche delle società partecipate della Provincia, prima di tutte l’ASAM, conseguenti ai precisi indirizzi che l’istituzione provinciale saprà dare in materia.

In questa direzione vanno le priorità di intervento di breve-medio periodo contenute nel Rapporto sulla mobilità e i trasporti nella Provincia di Monza e Brianza di recente presentazione da parte della Provincia di Milano – Assessorato per l’attuazione della Provincia di Monza e Brianza.

Pur confermando il giudizio negativo sul sistema autostradale pedemontano (individuato tra i progetti di medio-lungo periodo) si ritengono invece condivisibili e necessarie le priorità individuate per il breve-medio periodo:

  1. riattivazione della linea ferroviaria Saronno-Seregno;
  2. riqualificazione linea ferroviaria Monza-Molteno-Oggiono;
  3. linea ferroviaria Milano-Meda;
  4. miglioramento dell’offerta del servizio ferroviario regionale sulla linea Milano-Monza-Seregno;
  5. metrotranvia Milano-Desio-Seregno e linee metropolitane;
  6. trasporto pubblico locale su gomma;
  7. Rho-Monza;
  8. Superstrada Milano-Meda;
  9. tunnel di viale Lombardia in Monza;
  10. interventi diffusi sulla rete stradale
Il perseguimento di questi obiettivisi avverrà anche attraverso le politiche delle società partecipate della Provincia, prima di tutte l’ASAM, conseguenti ai precisi indirizzi che l’istituzione provinciale saprà dare in materia.

BRIANZA IN RETEvai a indice

Uno degli elementi che stanno segnando le fase attuale delle relazioni fra le persone sono il telefono, la televisione e il computer. Le famiglie sia per la telefonia fissa e cellulare, sia per la televisione e sia per il PC. pagano costi notevoli di canoni e di connessioni con in più costi di gestioni dei decoder e del cosiddetto digitale terrestre. Paghi quanto telefoni; paghi quanto vuoi vedere; paghi per ciattare; paghi i canoni relativi.

Per la non eccessiva ampiezza della Provincia e il numero di abitanti la Brianza si presta a poter essere un territorio dove poter iniziare almeno per la telefonia e i PC a pagare solo le connessioni, togliendo gradualmente tutte le antenne della telefonia mobile per far posto alle microcelle che permettono (senza fili) le connessioni wireless per le quali oltre a non pagare più canone telefonico con un semplice cordless casalingo è possibile circolare nel raggio di circa 30 km da casa.

Si possono cogliere da questa proposta, che in alcuni paesi europei si sta già sviluppando, gli elementi di ripulitura dell’ambiente dall’elettrosmog; di risparmio delle famiglie; di maggior democrazia partendo dal fatto che la rete connette, mette insieme, informa e relaziona dunque è intrinsecamente democratica.

I comunisti brianzoli si fanno portatori di una proposta fortemente innovativa e che collocherebbe la Brianza ai primi posti in Europa come Area territoriale tecnologicamente avanzata in materia di comunicazione in tempo reale, di servizi online alle persone, di connessioni e di risparmio.

PIANIFICAZIONE DEL TERRITORIOvai a indice

Il modello di sviluppo fortemente liberista e fondato sulla continua crescita perseguito dal centrodestra ha prodotto un continuo consumo del territorio I Piani lasciano il posto ai Progetti. L’interesse collettivo a quello privato.

Il ruolo delle Province è sempre più marginale

Va invece rilanciato e valorizzato lo strumento del PTCP che per noi continua ad essere di carattere programmatico e capace di innescare pratiche effettive di copianificazione e codecisione dal basso, dei Comuni e delle comunità.

Il PTCP come occasione di riqualificazione territoriale e ambientale.

Il PTCP come processo per la definizione di previsioni infrastrutturali, ambientali, insediative e non come sommatoria di proposte dal contenuto di tipo espansivo e di erosione del suolo.

E’ arrivato il momento di introdurre politiche alternativa, tese al recupero e al risanamento.

Individuiamo, oltre al problema delle infrastrutture e della mobilità (Vedi capitolo precedente), tre priorità di intervento per la futura Provincia di Monza e della Brianza:

Il sistema ambientale: la struttura a rete e policentrica della Brianza va non solo confermata ma anche valorizzata dal punto di vista ambientale. Proponiamo a tal fine un rafforzamento del sistema ambientale, a partire dai Parchi (nelle diverse accezioni o forme istitutive che garantiscono all’area un fragile ma importantissimo equilibrio). Va costruita una forte relazione e connessione tra i diversi parchi, tra i parchi e le aree non costruite. Un progetto di verde complessivo per la Brianza che determina contemporaneamente una ricaduta positiva sulla qualità della vita dei suoi abitanti e la creazione di buoni presupposti per la definizione di una seria e vera politica di difesa del suolo. In quest’ottica va rilanciato un forte impegno della Provincia di Milano nella tutela del sistema idrico provinciale, nella difesa dei Parchi naturali e nel rafforzamento, promozione ed istituzione di parchi fortemente voluti dalle comunità locali (Parco del Molgora, Parco del Grugnotorto, Parco delle Cave, ecc.). E’ indispensabile che i parchi mantengano per i cittadini quell’importante significato iniziale e cioè: ambientale, paesaggistico, naturale, agricolo, sociale.

In questo senso anche i Parchi locali di interesse sovarcomunale (PLIS) devono essere sviluppati e qualificati da parte della Provincia.

Il sistema insediativo: proprio per quanto detto in precedenza, va attivata una politica volta al rafforzamento dell’identità storica e sociale della Brianza. La Provincia si dovrà attivare affinché vengano garantiti un utilizzo del suolo attento alle specificità territoriali e l’arresto del consumo di suolo, ormai eccessivo. Ciò significa agire sul piano della pianificazione e dalla localizzazione delle funzioni utili al superamento delle dicotomie territoriali e della parcellizzazione degli spazi e dei tempi di vita delle persone (rapporto casa/lavoro, casa/studio, casa/tempo libero, casa/servizi, ecc.). La provincia si impegna ad affrontare i problemi relativi allo stato di difficoltà del sistema economico produttivo e del settore commerciale della piccola distribuzione. Ciò significa un intervento diretto affinché non si aggiungano ulteriori fattori che possono aggravare la situazione (es. localizzazione senza limiti ed indifferenziata della grande distribuzione come nel caso dello Shopping Center nei comuni di Muggiò, Lissone e Desio).

Il sistema dei servizi: la Provincia di Monza e della Brianza dovrà promuovere la valorizzazione ed il rafforzamento delle esperienze dei Comuni, delle Aziende e degli enti pubblici preposti alla gestione dei servizi pubblici (dall’acqua ai rifiuti, dalle farmacie ai servizi alla persona).

POLITICHE AMBIENTALIvai a indice

La definizione di “sviluppo sostenibile” è ormai sottoposta a una critica forte da molti studiosi e settori di movimento. Per il modo in cui è assunta da molte organizzazioni e istituzioni, essa si presta ad un uso distorto rispetto alle ragioni per le quali nacque. I due termini (sviluppo e sostenibilità) risultano spesso contradditori. Nel momento in cui si tenta di affidare al mercato e alle imprese l’ambientalizzazione dell’economia, occorre un cambio di fase. Il punto è riconnettere l’economia alla società e all’ambiente, che ha propri cicli vitali (spesso compromessi) e da governare in modo da salvaguardarne l’equilibrio. La riconnessione delle scelte alla promozione sociale e agli equilibri ambientali, è il tema che può essere reso con definizioni come il “futuro sostenibile” o “economia socialmente e ambientalmente connotata”.

Bisogna poi contestare il dogma delle liberalizzazioni in quanto, concretamente, contrastano con l’esigenza di risparmiare risorse ambientali; così come va contrastata la mercificazione dei beni ambientali stessi, in quanto sono indispensabili alla vita e non sostituibili.

Acqua, energia, biodiversità e territorio sono beni comuni e a questi si deve garantire l’accesso per tutti, come garanzia per le generazioni future ed il mantenimento della loro riproducibilità come cicli. Pensiamo ad indicatori di qualità ambientali diversi da quelli economici. Sarebbe opportuno connettere la mission della Multiutility alle politiche ambientali per la Brianza.

L’acqua è un bene comune e un diritto umano. L’acqua è un bene indispensabile e primario. Per questo carattere centrale negli equilibri territoriali e di diritto inalienabile alla vita noi ci battiamo contro l’aziendalizzazione e la mercificazione dell’acqua e la sua gestione per S.p.A. Le recenti evoluzioni del quadro legislativo, anche grazie ai movimenti, riaprono la strada a una gestione diretta ad affidamento come funzione di sovranità sui propri territori e di garanzia di un diritto. Da questo punto di vista, giudichiamo estremamente positivo l’approvazione (Mercoledì 6 luglio) da parte della Provincia di Milano, il Piano d’Ambito dell’ATO della Provincia di Milano. Nel Piano è stata anche inserita la nascita dell’ATO della Brianza che, a partire dal 2009 si staccherebbe da quello di Milano. L’approvazione del Piano d’Ambito è un risultato positivo, soprattutto per le ricadute che essa avrà sulla qualità del servizio offerto ai cittadini. Tale risultato è stato possibile anche grazie al contributo del nostro gruppo in Provincia che ha consentito, cosa non scontata, che la programmazione, la gestione e l’erogazione del servizio idrico saranno completamente affidati al soggetto pubblico, garantendo così il pieno interesse della collettività. L’operazione sancita con l’approvazione del Piano d’Ambito consente l’investimento di ben 900 milioni di Euro Da qui al 2009 sarà opportuno per i Comuni della Brianza ripensare alla scelta, da noi giudicata sbagliata, di uscire da questo ATO così virtuoso. La scelta di staccarsi dall’ATO di Milano escluderebbe infatti la Brianza dai benefici prodotti dall’economia di scala che questa operazione sarà in grado si sviluppare. Non solo, questo distacco suddividerebbe oltremodo una gestione già fin troppo spezzettata: i confini amministrativi non corrispondono all’ambito ottimale per la gestione di un bene tanto prezioso quale l’acqua. Rifondazione Comunista si impegnerà in tutte le sedi istituzionali affinché venga riconsiderata la posizioni delle amministrazioni locali sull’ATO brianzolo per una migliore e virtuosa gestione del bene acqua che, ribadiamo, dovrà continuare a rimanere di proprietà pubblica.

Per ciò che concerne la politica di gestione dei rifiuti, occorre invertire l’attuale politica imperniata sullo smaltimento attraverso la realizzazione di discariche e inceneritori. Consideriamo inefficace e dannosa per la salute e per l’ambiente la soluzione impiantistica “a valle”. Siamo contrari alla logica dei termovalorizzatori che sono concettualmente e concretamente l’opposto di ciò che è necessario: massimizzano i rifiuti e bruciano anziché riciclare merci ad alto contenuto energetico (carta, legno, ecc.) sprecando in realtà energia. Inoltre le ceneri prodotte richiedono discariche speciali. L’incenerimento con recupero energetico finisce con il compromettere l’esito della raccolta differenziata finalizzata al riciclo di materia. Carta e plastica finiscono negli inceneritori sotto forma di CDR (combustibile da rifiuti). Non devono essere previsti nuovi termovalorizzatori, discariche (come quella di Inzago) ed impianti di produzione CDR perché con una reale politica alternativa dei rifiuti gli attuali impianti di smaltimento risultano sufficienti per rispondere al fabbisogno della nostra Provincia.

Lo smaltimento deve essere considerato come attività residuale, dopo aver messo in atto la riduzione della produzione dei rifiuti, la raccolta differenziata e il riciclo.

Sono necessarie quindi soluzioni alternative “a monte”. Intervenire a monte significa programmare democraticamente, coinvolgendo gli operatori economici e i cittadini. In questi anni è invece mancata una seria programmazione.

E’ necessario rafforzare la raccolta separata dell’umido anche a Milano e potenziare la raccolta differenziata e il riciclaggio.

La Provincia deve avviare e sostenere la realizzazione degli impianti di compostaggio per la produzione di compost di qualità.

IL TURISMOvai a indice

IL TURISMO A MONZA E IN BRIANZA:
TRA VOCAZIONE NATURALE E RUOLO ISTITUZIONALE

La nuova legge regionale in materia di turismo valorizza e promuove i sistemi turistici locali: in questo quadro Monza e la Brianza possono svolgere un ruolo rinnovato e propulsivo che pone questo comparto non più a latere di altre attività, ma lo eleva a reale ipotesi di sviluppo economico e occupazionale.

Nella neonata Provincia convive un patrimonio storico-testimoniale di primaria importanza, una rete dei parchi, strutture ricettive, e spazi di eccellenza per lo sport e l’aggregazione di vario tipo.

Vocazione naturale e ruolo conferito permettono alla Brianza di poter iniziare a costruire un suo sistema turistico locale, con Monza come polo: la città capoluogo ha infatti competenze specifiche al tavolo regionale per le politiche turistiche.

Dopo essere stati a lungo tempo esportatori di turismo, i brianzoli per la prima volta sono quindi chiamati ad affrontare l’ “incoming”. Ne è un esempio la forte mobilità riscontrata per questioni legate alla sanità, allo studio, al lavoro.

Questa naturale vocazione, pertanto, non va intesa come mera gestione del tempo libero, il quale tuttavia andrà comunque valorizzato dal punto di vista sociale, per evitare che qualcuno non vi possa accedere.

Le prime pietre sono state poste negli ultimi mesi a livello istituzionale: nell’ambito provinciale i principali attori identificati sono infatti la Provincia, i Comuni e la Camera di Commercio.

Il Comune di Monza si è fatto promotore di una prima sinergia tra gli Assessori dei 50 Comuni della Brianza competenti in materia di turismo, per poi coinvolgere gli attori sociali presenti sul territorio brianteo. La Provincia di Milano ha organizzato un Laboratorio sui sistemi turistici della nuova Provincia di Monza e Brianza.

Lavorare per individuare e creare un sistema dell’offerta turistica significa privilegiare dei progetti e dei percorsi specifici, a partire da alcuni filoni-cardine. Ciò non vuol dire limitarsi a propagandare una certa zona, ma considerare nel dettaglio il ruolo della comunità ospitante, conoscere ed analizzare le risorse, partendo dal presupposto che la geografia turistica deve orientarsi su un’idea d’insieme dei percorsi da attivare con la massima apertura rispetto al concetto di mobilità delle persone e quindi di ospitalità.

Uno degli obiettivi da perseguire, infatti, è ad esempio quello di incentivare il turismo ferroviario: anche in questo caso un fatto concreto su cui basarsi per il futuro avviene a Monza, con l’apertura – presso la stazione – di uno spazio che mette in relazione l’Urban Center, il luogo della comunicazione, con la rete ferroviaria.

IL TURISMO CHE GIÀ C’È

L’analisi già condotta a livello locale ci ha permesso di individuare una serie di filoni turistici esistenti:

  1. il turismo economico, legato al mondo del lavoro, fiorente da sempre in un territorio costellato di imprese come quello di Monza e Brianza;
  2. il turismo ecologico, in tutta l’area della Valle del Lambro, una rete ecologica riconosciuta a livello regionale;
  3. quello sportivo, non solo legato all’Autodromo, ma anche ai nuovi spazi sorti per rispondere ad una domanda forte che arriva dai giovani;
  4. quello sociale e quello culturale, che rendono onore al patrimonio storico-testimoniale, di cui è in corso il censimento; non ci sono solo il Duomo e la Villa Reale di Monza, i percorsi vanno ampliati a nuovi spazi, quali la rete delle Ville di delizia, per dar vita ad un sistema culturale integrato e messo finalmente a completa disposizione del turismo;
  5. infine c’è anche il turismo eno-gastronomico, legato ai prodotti locali ancora poco conosciuti, seppur di elevata qualità.

Tutti questi filoni si intrecciano con l’idea generale di un turismo che sia sostenibile: ambiente e società sono elementi fortemente collegati, che permettono di pianificare uno sviluppo che non comprometta il futuro del territorio. Uno sviluppo sinomimo di progresso per tutti e non per determinate categorie economiche.

Altri indispensabili elementi trasversali per un processo formativo del turismo brianteo sono gli aspetti dell’interculturalità, della pace, del dialogo con i giovani.

La Brianza a tal scopo può contare su una serie di luoghi di eccellenza. Il recupero di aree dismesse può inoltre restituire alle Città della neonata Provincia nuovi spazi, anche a taglio turistico: un esempio per tutti è l’area dell’ex macello di Monza, dove sorgerà un Ostello della gioventù.

IL TURISMO CHE VERRÀ

I sistemi turistici locali sono basati sulla strutturazione di reti territoriali e comunicative tra le diverse anime del turismo presenti sul territorio, allo scopo di mettere a fattore comune le varie risorse, nell’ipotesi che il risultato dell’unione virtuosa delle parti sia superiore alla loro somma.

A Monza e in Brianza ci sono esperienze realizzate negli ultimi anni che – oltre ad avere lasciato segni visibili – fungono da fondamento per tracciare il percorso da qui al 2009, quando si insedieranno gli organi di governo della nuova Provincia.

Ci si riferisce in particolare alle iniziative legate al recupero delle tradizioni locali che trovano confronto e si contaminano con quelle legate alle diverse culture e alla musica popolare, e quelle legate alla promozione di eventi di qualità, ma anche aperti e con ingresso libero o a prezzi popolari per la cittadinanza.

Ci sono alcuni eventi paradigmatici di come tra i Comuni della Brianza si siano potute innescare delle sinergie prima ancora che ci fosse la Provincia. Ad esempio il Polo del Jazz, oppure l’ospitalità espressa in occasione del Campionato mondiale delle Bande da parata, spettacolo con decine di scuole e altre strutture ricettive occasionali attivate ad hoc per l’evento, dove hanno trovato alloggio migliaia di giovani provenienti da tutto il mondo.

Tale genere di “incursioni” su nuove ipotesi di turismo deve essere attuato con questo modus operandi: Monza è infatti il “palcoscenico privilegiato” – per nome e per ruolo, ma non unico – da cui parte lo sviluppo delle politiche turistiche; poi il percorso si costruisce con tutto il patrimonio e la ricchezza dei 50 Comuni della Brianza.

Ci sono alcuni punti fermi su cui lavorare per costruire il nuovo sistema turistico locale.

  • Il rapporto con Milano, seppur ridefinito, resta una porta fondamentale verso tutta l’Europa. Non bisogna arroccarsi sulle proprie posizioni, ma ci si deve aprire e dialogare con le altre istituzioni, a partire dalla Provincia e dal Comune di Milano, che garantiscono anche un costante turismo di prossimità. Autonomia non deve significare chiusura.
  • Per diventare un territorio di grandi eventi – in parte già lo siamo – deve essere assolutamente naturale estendersi ai territori limitrofi, ragionando in una dimensione almeno regionale (basti pensare alla creazione di una rete per la ricettività)
  • La Brianza su scala turistica non è uguale a quella geografica e politica (i territori del Lecchese, del Trezzese e del Comasco fanno parte della nostra stessa area): esistono quindi diverse Brianze, tutte da promuovere.
  • Il patrimonio storico e quello naturale, altrettanto di valore, sono risorse da mettere in relazione e anche orizzonti da ampliare: per creare reali ipotesi di sviluppo turistico lo slogan giusto è “da Villa a Ville, e da Parco a Parchi”.
  • Per ottenere un riconoscimento di carattere regionale, il lavoro da compiere sul turismo deve avere una dimensione progettuale/programmatica, e non limitarsi alla gestione degli eventi e del tempo libero.

Oltre ad essere un’opportunità di scambi e stimoli a livello culturale, Il marketing del turismo è per la Brianza un’occasione unica di sviluppo economico e commerciale, ed anche motivo di dialogo con molti attori sociali: i giovani, le associazioni, i rappresentanti del mondo del lavoro (sindacati, imprenditori), le imprese sociali/private, il mondo dello sport, i comitati.

In questo modo:

  • L’Autodromo potrà avere un ruolo alternativo, diventando una struttura polivalente: ad esempio sarà possibile organizzare la prima gara internazionale di auto ad energia alternativa;
  • la Lombardia, territorio complesso dal punto di vista del turismo, di cui è una grandissima esportatrice – ed in questo senso la Brianza spicca – avrà un elemento in più su cui contare per essere anche una grande importatrice di turismo.

La messa in rete delle esperienze è fondamentale: la Brianza ha le carte in regola per creare un nuovo sistema turistico locale, con Monza come fulcro.

Se la progettualità sarà di alto livello, a giovarne saranno anche e soprattutto i cittadini del territorio, che potranno contare, ad esempio, su infrastrutture e collegamenti migliori. Inoltre una rinnovata capacità di sviluppo economico sarà in grado di creare nuove opportunità occupazionali.

Condizione fondamentale è che le istituzioni e gli attori sociali ed economici credano e propongano Monza e Brianza in questa veste che esalti una vocazione turistica fino ad ora rimasta sopita.

Le risorse turistichevai a indice

Attraverso un'attenta rilevazione delle risorse turistiche e degli eventi, è stato possibile produrre il quadro dell'ampia offerta turistica.

Sono state infatti censite:

  • 380 risorse turistiche (dimore storiche, luoghi religiosi, risorse ambientali…)
  • 70 itinerari naturalistici e culturali
  • 450 eventi ricorrenti
Risorse turistiche della Brianza

I Flussi turisticivai a indice

Grazie ad una stima statistica (dati APT Milano 2003), è stato possibile valutare le dimensioni della domanda turistica nel territorio: gli arrivi stimati sono stati oltre 320.000 mentre le presenze hanno superato la quota di 600.000.

Gli alberghi di categoria medio-alta (4-3 stelle) hanno raccolto insieme la quasi totalità dei pernottamenti (94%), mentre la permanenza media è risultata inferiore rispetto a quella calcolata per l'intera provincia e si attesta intorno a 1,9 giorni.

Attraverso la ricerca “Indagine sui clienti degli esercizi alberghieri” condotta dall'Osservatorio sul Turismo a Milano, promosso dalla CCIAA nel corso del 2003, è stato possibile conoscere anche le caratteristiche dei turisti che hanno pernottato presso le strutture ricettive della Brianza.

I principali dati emersi indicano che il mercato turistico brianzolo è composto per lo più da una clientela d'affari (92,5%) italiana (69%). Quasi la metà degli ospiti (46.3%) era al suo primo soggiorno nella località dove sono state effettuate le interviste. La natura d'affari del turista si riflette anche nei comportamenti di consumo: infatti più della metà soggiorna da solo (59,7%) ed il 32,8% con colleghi e l'albergo è stato scelto nel 41,8% dei casi direttamente dall'azienda. Infine, gli intervistati chiamati a dare un voto (sulla base di una scala da 1 a 10) alle opportunità di shopping ed all'offerta ristorativa della località ospitante, mediamente hanno assegnato rispettivamente il voto 9,1 e 8,5 La tabella che segue mostra il profilo degli intervistati all'interno delle strutture ricettive brianzole.

L'offerta ricettivavai a indice

Il quadro dell'offerta ricettiva in Brianza (2004) si caratterizza per la presenza di 47 strutture alberghiere, per una capacità complessiva di circa 3.400 posti letto.

Il livello di queste strutture è da considerarsi buono dato che il 71.1% sono alberghi di 3 e 4 stelle. A questi dati va aggiunta un'offerta complementare piuttosto limitata rappresentata da un campeggio e da alcune strutture, per una capacità complessiva di 213 posti letto. Infine, considerando il contesto provinciale (Milano esclusa), va detto che le strutture ricettive della Brianza rappresentano il 23% del totale dell'offerta.

Per quanto riguarda i trend dell'offerta registrata nel corso degli ultimi 10 anni si è assistito ad un processo di qualificazione del sistema alberghiero. In primo luogo c'è stata la contrazione delle strutture a 1 stella accompagnata da un significativo aumento degli alberghi a 3 stelle e a 4 stelle. Se si confrontano i dati della Brianza con quelli provinciali si nota che i tassi di crescita degli esercizi e dei posti letto sono stati pressoché simili. Rispetto al 1999 è aumentato anche il numero di residence in Brianza, che sono passati da 1 a 3.

LO SPORTvai a indice

Da sempre questo segmento della vita di decine di migliaia di persone (in Brianza una su tre pratica o è coinvolta nel circuito sportivo brianzolo) è stato lasciato esclusivamente nelle mani delle società sportive, a quelle volontaristiche (AVIS, ADMO, ARCI UISP, CSI ed altre) che erano governate dall’alto degli EPS o dalle Federazioni di categoria, oppure da singoli che spesso coincidevano o con l’animatore dell’Oratorio, oppure il singolo assessore allo Sport che si costruiva la sua piccola base di consenso. Questi rilievi vengono mossi non per nascondere l’impegno ai vari livelli nel dare comunque strutture e luoghi per l’attività sportiva, ma per sottolineare come questo sia avvenuto in totale assenza di un SISTEMA BRIANZA DELLO SPORT. In questo modo lo sport è stato non solo veicolo di consenso politico, ma anche un vero affare per i privati e i centri sportivi convenzionati con i vari comuni.

Le politiche di continuo taglio alle infrastrutture sportive pubbliche legate alla scuola; un offerta formativa degli istituti di ogni ordine e grado che hanno praticamente cancellato le ore di attività sportiva; queste ed altre scelte sbagliate alla lunga hanno estraneizzato lo sport nella scuola trasferendo la domanda esistente di attività sportiva verso soggetti privati, semipubblici e clientele di natura varia. Questi ultimi, non paghi di avere a disposizione strutture pubbliche a costi irrisori hanno continuato a chiedere risorse facendo le fortune di questa o quella amministrazione secondo il volume di finanziamenti che venivano indirizzati allo sport, cioè alle associazioni. In questo ginepraio sarà opportuno non solo fare un inventario del patrimonio pubblico della Provincia, ma anche chi ne fa uso, a quali condizioni tenendo conto che per il PRC. lo sport è una attività che deve in primo luogo vedere i ragazzi protagonisti nelle scuole, nelle quali scoprirsi e dalle quali partire per esperienze verso l’agonismo. In questo segmento le strutture pubbliche e private devono essere messe in grado di competere ma anche di integrarsi attraverso investimenti mirati e controlli costanti.

Gli investimenti futuri nello sport devono partire da un progetto che, a partire dall’edilizia scolastica, più l’impiantistica pubblica, più quella privata, mette a sistema l’esistente e ne indirizza gli sforzi economici per dare la possibilità a tutti quanti di cimentarsi nello sport dagli elevati contenuti di prestazione, in quello agonistico, in quello amatoriale di livello ed in quello amatoriale salutistico. La futura Provincia, anche bypassando tutte le strutture sportive intermedie, deve studiare nuovi e coraggiosi percorsi, mettere in campo magari esperienze positive di altre province, di diretto supporto alle società sportive, senza ad esse sostituirsi nell’organizzazione della moderna domanda di sport ed in quella antica e curricolare, ma offrendo servizi atti a sostenerla ed allargarla. In un’epoca di cementificazione più o meno selvaggia ma certamente possente, particolare attenzione e cura deve essere riservata a tutti quegli sport cosiddetti non stadia, ovvero attività che non necessitano di strutture fisse ed invasive.

Partito della Rifondazione Comunista - Sinistra Europea
Monza, 1 gennaio 2007
Via Borgazzi 9, 20050 Monza
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