Seminario enti locali – PRC federazione di Milano – 3 marzo 2012

Il nuovo tributo comunale: l'IMU

Dall'ICI all'IMU critiche e proposte.

ICI - IMU

Il cosiddetto decreto “Salva Italia”, che pure è stato convertito in legge da dicembre scorso, ha introdotto alcune novità per gli Enti locali. Fra queste, l’introduzione dell’IMU, presentata come nuovo elemento della capacità impositiva dei Comuni e non come erede della vecchia ICI. Sia il Pd sia il PdL tendono a difendere i propri interventi sull’ICI. Il Pd, come ultimo atto del governo Prodi, aveva collegato l’esenzione dall’ICI della prima casa al reddito della famiglia; il secondo, il PdL, come primo atto del consiglio dei ministri di Napoli adottò, su proposta di Berlusconi, l’abolizione dell’ICI sulla prima casa per diverse categorie catastali diffuse nel nostro Paese.

Personalmente, non fui convinto né della prima né della seconda soluzione in merito all’ICI sulla prima casa. Se la casa rientra nel concetto di patrimonio e se l’ICI è in nuce un’imposta patrimoniale, il collegamento al reddito mi è sempre sembrato una forzatura, senza voler per forza tirare in ballo il tema dell’evasione fiscale. Di fronte, invece, ad un catasto arretrato, l’esenzione basata solo sulla categoria catastale mi è sembrata un’altrettanta forzatura. Lo ricordo in ogni occasione e, quindi, lo ricordo anche oggi: l’edizione milanese de la Repubblica pubblicò qualche giorno dopo le foto di alcuni appartamenti milanesi in viale Majno, o via dei Cappuccini, o via Vitruvio ed anche altrove, appartamenti esenti dall’ICI perché classificati A/2, mentre sia per le vie sia per la consistenza si tratta di appartamenti di lusso. (esempio: casa Moratti di viale Majno, 18 locali e 6 bagni – all’atto dell’abolizione ICI classificata A/2, fonte la Repubblica).

Continuo ad essere convinto che i comuni debbano essere i gestori del catasto, sia per l’individuazione delle zone censuarie, sia per l’aggiornamento delle classificazioni e delle rendite. Pur essendoci le normative, questa riforma non è stata attuata in tutti i comuni ed abbiamo, in Italia, una situazione a macchia di leopardo.

Fra ICI vecchia maniera ed IMU ci sono delle analogie, ma non sono la stessa cosa. Per non tediare i compagni e le compagne non affronto questo aspetto, ma mi preme sottolineare che il governo Monti anticipa l’applicazione dell’IMU, che è nella sostanza quella inventata da Calderoli nell’ambito del federalismo fiscale. Tutto ciò nonostante il disconoscimento di paternità che la Lega Nord tenta di fare, disperatamente, in questi giorni per ovvi motivi elettorali.

Nella visione leghista l’IMU dovrebbe essere l’unica imposta comunale, che comprende tutte le tasse sulla casa (parole di Calderoli!), ma noi sappiamo che non è così, perché alcuni tributi ricorrono sulla casa solo una - due volte nella vita di una famiglia. Penso agli atti di compravendita e della conseguente registrazione o alla successione, al di là della vicenda riduzione della base imponibile, eliminazione, ripristino ecc.

In materia di “Tarsu” o della “Ttariffa” (le due versioni hanno una base imponibile diversa), sempre il decreto Salva Italia introduce una nuova modalità di calcolo da utilizzare a partire dal 2013 e su cui sarà opportuno discutere quanto prima. In ogni caso, la Lega Nord ha inventato l’IMU ed oggi non sa che pesci prendere.

Velocemente sull’IMU ed alcune proposte in merito.

Oggi, come è congegnato il tributo, viene colpito il possesso del bene, e non la proprietà. Si tratta della conseguente applicazione di una vasta giurisprudenza, che si è creata con l’ICI, e di cui il governo Monti ha tenuto conto, così come troveremo il riflesso di alcuni regolamenti comunali, che hanno costituito una base di modifica nel tempo del tributo originale. L’usufrutto, per esempio, è un titolo di possesso. Basta prendere il codice civile in merito alle altre forme di possesso e capire che quello è il soggetto fiscale.

Sto tralasciando volutamente gli altri soggetti fiscali (banche, agricoltori, etc.) e focalizzo l’attenzione sulla casa, proprio perché nella nostra realtà è prevalente come soggetto fiscale.

La definizione di prima casa nella legge è: la casa dove si ha il domicilio e dove si abita abitualmente. Ad essa vanno assommate le pertinenze, come cantina, autorimessa, solaio, ma solo una per tipo. Sostanzialmente, se posseggo due autorimesse in osservanza della vecchia legge Tognoli, una sola è la pertinenza dell’abitazione, l’altra è un‘unità a disposizione, e quindi è un altro soggetto fiscale.

In questi giorni sento parlare di due aliquote fiscali. In realtà, esiste una sola aliquota, quella dello 0,76%, che può essere variata in aumento od in diminuzione di 0,3 punti percentuali. Sulla prima casa, comprese le pertinenze, questa aliquota viene ridotta a 0,4% e può essere diminuita od aumentata dello 0,2%. A favore della prima casa, il calcolo prevede delle detrazioni di 200 euro e, per il 2012 e 2013, un incremento delle detrazioni di 50 euro per ogni figlio convivente fino a 26 anni. I comuni possono aumentare anche le detrazioni, escluse quelle per i figli conviventi, ma il combinato disposto della diminuzione dell’aliquota fiscale e delle detrazioni di imposta impediscono di intervenire sull’aliquota delle seconde case ed assimilabili, vanificando il minimo (o massimo?) di progressività che i Comuni possono mettere in campo. [il meccanismo è semplice perché se un comune diminuisce dello 0,2 punti percentuali la base dell’aliquota ed aumenta le detrazioni, non può modificare in aumento o differenziare l’aliquota massima].

Esistono alcune obiezioni, che cercherò di sviluppare.

La casa è sicuramente un diritto inalienabile, che è diventato un bene perché la sinistra ha storicamente perso una sua grande battaglia. Se ci ricordiamo, per affermare il diritto alla casa, i partiti di sinistra riuscirono negli anni ad ottenere la prima legge sull’equo canone. Ma la reazione delle associazioni della proprietà, ivi compresa quelle della piccola proprietà, fu quella di far sparire dal mercato l’affittanza, costringendo i nuclei familiari a dover comprare la casa di domicilio abituale.

Io credo che occorra una profonda riflessione, anche autocritica se necessario, su questo argomento. Ma occorre anche poter essere capaci di avanzare proposte diverse dall’attuale appiattimento. Io sono convinto da anni che occorre definire un minimo abitativo vitale, che NON può essere fiscalizzato in quanto rappresenta quel diritto alla casa che la sinistra rivendica da anni immemorabili. A mio parere va utilizzato il meccanismo delle leggi sanitarie per cui una casa dovrebbe essere costruita per un vano a testa per proprio abitante più cucina e bagno ed al massimo aumentata di due locali complessivamente. Se proiettiamo questa mia convinzione sulle tipologie correnti di appartamenti e di famiglie, vedremmo come la maggior parte diverrebbe a tributo zero (che non è la sola e semplice esenzione).

Si sta parlando da mesi, per es., dell’esenzione ICI – IMU dei beni della chiesa non adibiti al culto. Ma ci siamo posti il problema di far dichiarare esenti i beni delle Aler (Azienda Lombarda per l'Edilizia Residenziale)? Per anni gli enti di gestione hanno giustificato l’assenza di interventi manutentivi in quanto le risorse erano impegnate per pagare l’ICI. Nella mia breve esperienza di assessore firmai un accordo con Aler Milano, per cui non sarebbe stato soggetto fiscale ed i quattrini sarebbero stati utilizzati per interventi di manutenzione. Aler Milano pagò i tributi, perché manutenzioni non ce ne furono.

Altro aspetto negativo è l’obbligo a versare allo Stato il 50% di quanto si incassa per gli immobili a disposizione (cioè le seconde case ed altro). Bisogna ricordare che all’inizio dell’ICI i Comuni dovevano versare quanto incassato al 4 per mille allo Stato. Ci fu una prova di forza fino a quanto lo Stato addivenne ad un accordo e i comuni non furono più esattori per conto dello stato. Oggi, Pisapia sindaco di Milano ha posto il problema, dicendo che occorre un incontro con Monti e che il comune di Milano sta pensando di non versare quel 50%.

Siamo di fronte ad un declassamento del ruolo dei comuni, che tornano ad essere esattori conto terzi. Come per il patto di stabilità solo una iniziativa di massa potrà forse essere efficace.

Io credo che la nostra azione nei comuni deve essere questa:

  1. Tendere a salvaguardare la prima casa per tutti gli aspetti che sono propri della nostra cultura politica; b) Utilizzare le altre proprietà per incrementare le entrate dei comuni;
  2. Elaborare una nostra piattaforma generale sul tema della fiscalizzazione della casa, partendo dal minimo vitale abitativo su cui mi sono soffermato prima;
  3. Far crescere intorno a questa piattaforma il consenso più vasto possibile.

Occorre ricordare che l’attuale legge sugli affitti prevede il contratto concordato, per cui le proprietà si impegnano a mettere sul mercato dell’affitto gli appartamenti sfitti in cambio di fisco più leggero. Laddove esistono questi accordi, essi vanno salvaguardati anche per quanto attiene l’IMU.

Alcuni hanno esaltato il fatto che le deliberazioni sull’IMU vanno sottoposte al ministero competente. Si è parlato di novità: in realtà tutti i regolamenti fiscali e le relative deliberazioni sono sottoposte a questo giudizio di compatibilità da parte del ministero da decenni.

Se i comuni riusciranno, tutti, a gestire il catasto ed a concorrere ad un’azione popolare, gli stessi comuni dovranno in modo esplicito richiedere che sia loro riassegnato il diritto di regolamento che questa legge IMU ha, di fatto, cancellato. Io credo, insomma, che – alla fine – abbiamo un terreno fertile di lavoro amministrativo e politico che ci aspetta.

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Luigi Greco
Milano, 3 marzo 2012