L'assassinio di Marco Biagi e l'attacco alla CGIL

Reagire

Riappare l'Italia della provocazione e dei misteri

Quello che sta avvenendo è letteralmente inaudito. Mai nella storia della Repubblica, il segretario della più grande forza democratica del paese, la Cgil, e l'organizzazione con lui, erano stati avvicinati al terrorismo. Oggi si va oltre.

Dopo le vergognose dichiarazioni di ministri e sottosegretari, a cui solo l'azione legale intrapresa dal sindacato può rispondere. Dopo gli accostamenti tra conflitto sociale, mobilitazione democratica e terrorismo, che caratterizzano periodicamente i commenti politici di questo e quell'esponente della maggioranza di governo, dalle mobilitazioni di Genova dell'anno scorso fino al 23 marzo. Dopo le continue, squallide provocazioni che la stampa della famiglia e dei famigli di Berlusconi ha riservato alla Cgil e al suo segretario, ora compaiono in varie versioni le lettere inedite del prof. Marco Biagi.

Chi le ha fatte uscire, e perché proprio ora? Perché sono apparse in versioni diverse, omettendo o ampliando i riferimenti al segretario della Cgil? Come è possibile che tutto questo avvenga? Che giochi torbidi ci sono dietro e assieme?

Di nuovo riappare l'Italia della provocazione e dei misteri, tra i quali resta naturalmente quello dell'assenza di adeguata protezione per il povero professor Marco Biagi. E d'altra parte che si sa di questi serial killer delle attuali Brigate rosse, che compaiono dopo lunghi periodi di "sonno" con i loro assassini di persone scelte sicuramente anche perché indifese? Killer che poi scompaiono senza lasciare traccia, pronti probabilmente a farsi vivi di nuovo al momento opportuno.

La minaccia terrorista è stata una costante della storia democratica del nostro paese. Lo statuto dei diritti dei lavoratori, di cui oggi si vuole mettere in discussione l'articolo principale, fu varato poche settimane dopo la strage di piazza Fontana. Ma oggi questo terrorismo agisce in un clima marcio e inquietante che lo rende più grave e pericoloso. Mai, mai, mai nella storia democratica del nostro paese si era cercato così spudoratamente di colpire la Cgil e il suo segretario generale e con essi le lotte dei lavoratori. Mai era venuto così drammaticamente meno il principio della comune esclusione, del comune rigetto del terrorismo rispetto al confronto politico e sociale. E' vero, le parole sono pietre e le accuse, nemmeno tanto velate, a Cofferati e alla Cgil di dare spazio al terrorismo, sono infamie che inquinano profondamente la nostra democrazia. Né basta ora la pur opportuna precisazione del vicepresidente del Consiglio. Questa avviene in una marea di dichiarazioni sbracate e offensive che non possono più essere tollerate.

Occorre reagire, con una eccezionale mobilitazione democratica. Sul piano politico per rifiutare tutta la campagna indegna di queste settimane. E sul piano anche istituzionale, perché non è accettabile che alla fine di tutti questi torbidi resti solo l'infamia e non si venga mai a sapere la verità. Il movimento operaio e democratico deve reagire contro la strumentalizzazione del terrorismo, che, ancora una volta, si conferma comunque come il principale nemico di tutte le lotte democratiche. Bisogna reagire e naturalmente non arretrare di un millimetro dalle lotte intraprese nella difesa dei diritti del lavoro e della democrazia.

Giorgio Cremaschi
Roma, 30 giugno 2002
da "Liberazione"