Crociata contro lo straniero: Nei comuni la Casa delle libertà prepara la conta
tra ronde padane e telecamere ad ogni angolo

Dàgli all'immigrato è il grido di battaglia

L'irresponsabile campagna elettorale di leghisti e berluscones

Il "Vademecum" del perfetto candidato del Polo

Sta scritto nella tavola delle leggi, che per ogni buon candidato di destra è oggi il “vademecum” in carta azzurra patinata che Berlusconi ha fatto distribuire per le amministrative. Là dove si parla di sorrisi a tutta bocca e mani asciutte, mentine e pacche sulle spalle. La sicurezza, parlate agli elettori della sicurezza. Promettete più sicurezza. Con la sicurezza si vince. Pazienza se altrove è detto che la campagna elettorale deve essere impostata sulla «simpatia», sulla «serenità», sul «look» del candidato. Quando serve un po’ di terrore aiuta allo scopo. Così i mille candidati in giro per l’Italia per conto del Cavaliere hanno ubbidito. E dalle bocche atteggiate al sorriso hanno la sciato scorrere paura e angoscia. Del resto quel cattivo allievo di Umberto Bossi l’aveva detto e ripetuto a Berlusconi: prima delle amministrative bisogna approvare la nuova legge sull’immigrazione. Lui l’ha fatta e lui l’ha firmata, insieme a Fini, per dare il segnale all’elettore leghista. Non c’è l’ha fatta, ma nessuno gli ha contestato l’utilità propagandista del provvedimento. Meno immigrati uguale città più sicure, il sillogismo bossiano è oggi la regola di tutta la coalizione di centrodestra. Un asso da calare all’ultima mano della partita elettorale. Ed ecco Parma, dove Elvio Ubaldi, sindaco uscente e candidato berlusconiano che pure vuole definirsi «moderato» al punto da aver escluso An dalla coalizione, rivendica con orgoglio il boicottaggio del fondo di garanzia promosso dalla provincia per offrire ai migranti la possibilità di prendere in affitto una casa vera. Perché? «Ma perché i parmigiani - ha spiegato Ubaldi - preferiscono non dare appartamenti da destinare a cittadini extracomunitari». E tanto basta, il comune si adegua, senza troppa difficoltà. Gli immigrati si arrangino.

Il candidato di Monza, Roberto Radice, ha scritto il suo «contratto con i cittadini». La Lega ha imposto una clausola: se vinciamo noi, non ci sarà mai un centro di cultura islamica

C’è anche Monza, dove il candidato forzista Roberto Radice ha voluto prendere sul serio l’esempio del Cavaliere nazionale, e si è messo a preparare anche lui un contratto con gli elettori. Valido e vigente, s’intende, solo sul territorio comunale. Ci ha messo dentro anche una clausola voluta dalla Lega. L’unica per la quale valesse veramente la pena battersi, secondo i rappresentanti del Carroccio. Così se Radice dovesse vincere e passare all’esecuzione del suo programma elettorale, Monza non avrà mai un centro di cultura islamica. E’ un punto, dice la Lega, «politicamente rilevante e fondamentale anche dal punto di vista della sicurezza che i cittadini invocano». Eccolo che ritorna quel parallelo immigrazione - sicurezza, quel «punto di vista» che non apre. ma chiude gli occhi, si affida agli umori, presenta un sorriso, minaccia un’invasione. E siccome Monza per i deliri leghisti è «una città simbolo e culla della civiltà cristiana» (per via della famosa monaca?) c’è anche la postilla al contratto, la nota scritta in piccolo dove sempre si nasconde il veleno dell’affare. Così i monzesi, se vorranno comprare Radice, porteranno a casa anche tanti «sportelli comunali» dove, dal giorno dopo le elezioni, sarà possibile denunciare «abusivi. clandestini e irregolari». Una comoda delazione aiuta a vivere. Pazienza se il vicino molesto non ha la pelle scura, per lui c’è sempre il vecchio taglio delle gomme, ma tutto il resto si potrà fare con l’aiuto e la collaborazione degli impiegati comunali.

L'"esercito del male"

Campione della strategia sorriso e terrore è naturalmente lui, il presidente del consiglio. Non a caso, con al fianco il ministro dell’interno, dopo aver lanciato una operazione in grande stile contro spacciatori, ladruncoli e prostitute di periferia, ha detto: «Abbiamo interposto un esercito del bene tra i cittadini e l’esercito del male». Pochi dubbi sulla composizione di questa satanica falange, giunta a proposito sul finire della campagna elettorale: «Rimpatrieremo 350 clandestini, di cui 250 albanesi e 100 maghrebini». L’«esercito del bene», per sua fortuna, può contare su alcuni solidi alleati. Come Datamedia e Panorama, che tempisti anche loro licenziano un sondaggio: i cittadini italiani hanno paura, mettono il tema della sicurezza al primo posto, acquisterebbero volentieri una pistola (e il ministro delle Difesa ha già detto che molto volentieri gliela lascerebbe acquistare). Ma, perché non si pensi male, ecco altri dati: tra la fine del 2001 e i primi tre mesi del 2002, cioè da quando è al governo Berlusconi, sono diminuiti omicidi, furti e borseggi. Non resta che aumentare i voti.

Le "ronde padane"

Così, mentre le città dove la destra cerca la riconferma, da Gorizia e Lecce, si riempiono di telecamere peggio del grande fratello, a Milano - dove non si vota, ma Albertini è sempre in campagna elettorale - si organizzano verdi ronde padane in metropolitana, con giovanotti attenti a proteggere i passeggeri «per i 75 minuti di durata del biglietto». Il sistema piace al leghista Luca Zaia, che pensando a una trovata elettorale - è candidato alla presidenza della provincia di Treviso - non ha trovato di meglio dei «vigilantes del territorio». Lo squadrone che dovrebbe vegliare sulla tranquillità trevigiana risulterebbe così composto: 60 agenti privati, 12 vigili stradali e 16 guardie venatorie (forse non a caso viene da quelle latitudini l’idea di travestire gli immigrati da leprotti). Ma la sicurezza è al tal punto considerata un balsamo elettorale nella Casa delle libertà, che qualche candidato preferisce dimenticarsi dei problemi del suo comune, per spingersi pericolosamente oltre. Dite: cosa ha a che vedere l’effervescente ex socialista, oggi forzista, Pettarin in quel di Gorizia con i no global di Napoli? Eppure la sua campagna elettorale è ormai tutta giocata sulla solidarietà alla polizia napoletana. Siamo sul Carso, ma non c’è comizio dove non si citi il Vesuvio e i terribili «sobillatori delle piazze». Oppure a Genova, con il candidato a sindaco Sergio Castellaneta, leghista, che gira raccogliendo firme al grido «emmo za daeto». Tradotto: «Abbiamo già dato, non vogliamo il raduno in ricordo del G8 un anno dopo, oltre tutto questa volta non arriveranno neanche ì soldi del governo». Il programma di Castellaneta è facile facile: «Serve un sindaco che sia anche il questore della città». Il modello è Gentilini, sindaco di Treviso. Lo sceriffo della Marca che di retate ne vorrebbe una al giorno. Così ha tirato le orecchie al ministro dell’Interno: «Bisogna tornare ai vecchi sistemi, arrestare i giovani delinquenti e metterli in case di rieducazione, estirpare quella parte di mala società rappresentata da nomadi e zingari»..

Andrea Fabozzi
Monza. 24 maggio 2002
da "Avvenimenti"