Dario Fo candidato a sindaco di Milano?
Una risata li seppellirà

Qui dove il mattino ha l'oro in bocca, tra le bandiere azzurre di palazzo Marino e del Pirellone, l'efficienza è regola. Ma una risata potrebbe seppellire tutti quanti. Se non altro perché la Milano del berlusconismo realizzato rimane una città grigia, avara e poco accogliente. Un posto dove, già il venerdì pomeriggio, chi se lo può permettere fa i bagagli in fratta e furia per scappare verso i laghi o la montagna. Il primo assalto del centrosinistra a Palazzo Marino si era concluso con un nulla di fatto. Nel mezzo alcune schermaglie.

Ora il secondo ha la faccia di un premio Nobel come Dario Fo, candidato a sorpresa di una coalizione in cerca di autore. Sul piano dell'immagine la mossa è irresistibile. Anche se forse è ancora troppo presto per parlare di una sfida al sindaco sceriffo Gabriele Albertini.

I milanesi che  hanno letto il Corriere della sera sono rimasti a bocca aperta. Loro, figli di una capitale industriale da anni in odore di rampantismo, sono cresciuti a pane e affari. Non per caso, il centrosinistra aveva avanzato l'ipotesi di candidare Massimo Moratti. Un industriale dal volto umano, ma pur sempre un padrone. Dario Fo non è un un imprenditore, e poi non può piacere certo alle gerarchie cattoliche.

Insomma, l'eventuale scelta sarebbe poco meno che una rivoluzione. Anche perché nell'epoca dell'economia che vince sulla politica, il pur geniale giullare artista non appare sicuramente come un maestro di business administration. I partiti politici non ne sapevano niente, e questo è un brutto vizio. Del resto lo spettacolo ha le sue regole, e a differenza della politica vive sull'effetto sorpresa. Il dubbio però rimane.

E' uno scherzo? Il diretto interessato dice che la sua candidatura è «una boutade che può diventare una cosa seria». Ventilata sulle pagine del quotidiano di via Solferino in risposta a un'idea di Enrico Deaglio sul Diario della settimana, la scelta di Dario Fo fa discutere. «Non ho ancora parlato con le forze politiche della sinistra - ha tuttavia precisato il Nobel - la decisione definitiva arriverà comunque in tempi brevi». Il “giullare” più famoso del mondo ha parlato proprio in quello che potrebbe diventare il suo nuovo teatro.

A palazzo Marino, Fo ha presentato uno spettacolo il cui incasso sarà destinato a finanziare il referendum sull'aria pulita (“Il cantico dei bronchi intasati”, sabato prossimo al Palavobis con, fra gli altri artisti, Ornella Vanoni, Roberto Vecchioni e Paolo Rossi). Intanto l'opposizione milanese si guarda intorno, un po' perplessa.

La candidatura di Dario Fo a sindaco fa discutere la città L'anima di sinistra che fa paura Dal Leoncavallo a Radio popolare, la sinistra alternativa apprezza l'ipotesi del premio Nobel a palazzo Marino. Ma l'area liberal e centrista della Quercia pensa ad altro nostra inviata Milano Milano si ferma ad ascoltare la risata del giullare. Solo per qualche secondo, non di più. Nella terra dove lavorare e produrre è sacro nessuno ha tempo da perdere. La capitale industriale è fredda e piovosa. Anche cattiva.

Qui per conquistare palazzo Marino si devono prendere i voti di chi vuole la tolleranza zero. E se gli studenti protestano per i buoni scuola e si sentono già lavoratori in affitto, ha ragione chi chiama la polizia. Del resto questa è la terra del berlusconismo realizzato, un impero politico ed economico che chiede alla città di essere l'immagine dell'Europa che funziona.

E allora cosa vuole fare quel guitto di Dario Fo? Il centrosinistra ha perso la corsa al sindaco quando Mani pulite sembrava una rivoluzione. Da allora di acqua sotto i Navigli ne è passata davvero tanta, ma se possibile le cose sono andate ancora peggio. La tempesta leghista prima e il Polo poi, hanno spazzato via candidati della società civile e industriali dal volto umano.

Alla fine l'Ulivo aveva deciso di ripartire dai programmi. Ma ecco, a sorpresa, Dario Fo. Un premio Nobel per la letteratura, ed anche un artista impegnato, di sinistra. Al centralino di Radio Popolare arrivano telefonate su telefonate. Sono i cittadini di Milano che non vorrebbero essere governati da Albertini, quelli che si aggrappano ad un sogno per dimenticare il presente.

«E' un personaggio abituato a sorprendere l'uditorio con la sua verve comica - spiega il capogruppo diessino al Comune, Valter Molinaro - lo apprezzo e lo stimo come artista».

Ecco Michele Salvati, professore saggista, deputato Ds: «La candidatura di Fo è bellissima, per l'impatto simbolico e comunicativo della persona. E' un pezzo di storia milanese. Ma - avverte il professore - è un pezzo del lato della sinistra estranea, o molto sinistra, che ha i suoi sostenitori, mentre non dice nulla, o suscita reazioni contrastanti per una parte centrale del centro sinistra. Se si aggiunge un altro candidato, per trovare un simbolo idoneo a rappresentarci tutti, magari va meglio».

A ruota il segretario cittadino della Quercia, Enzo Majorino: «E' utile una candidatura importante che emerge dalla società civile, ma da qui a far diventare Fo il candidato di tutta la coalizione ce ne corre».

Il Ppi lombardo non si dice contrario a priori, anzi - spiega il segretario regionale Giovanni Bianchi - «la disponibilità a candidarsi del premio Nobel non è soltanto un colpo di teatro. Implicitamente e in maniera rumorosa, si prendono le distanze dal modello imposto dal Polo» ma precisa che «questa candidatura non deve restare l'unica».

Da parte sua Bruno Casati, Rifondazione comunista, apprezza la persona ma preferisce ricordare che senza parlare di programmi non si va molto lontano: «Se ancora una volta si rovescia il metodo (prima il candidato poi i contenuti) anche questa candidatura si attesta, pur su un piano diverso, come le precedenti».

Un commento entusiastico arriva invece dal presidente della Lila, Vittorio Agnoletto, che chiede di appoggiare senza riserve una delle personalità più sensibili verso il mondo dell'associazionismo.

Daniele Farina, portavoce del Leonkavallo, osserva che «un piccolo turbine di acqua può muovere la gora morta del fiume. Quest'effetto Fo lo ha raggiunto comunque vada a finire».

Per Edgardo Bonalumi, ex segretario regionale del Pci e oggi rappresentante della Convenzione per l'alternativa, questo «è uno scossone positivo in una Milano che sembrava totalmente addormentata. Prima è arrivato il rifiuto di Moratti, e subito dopo la disponibilità di Dario Fo: questo significa che la città è viva». Alle Stelline, dove il dietro front del presidente dell'Inter era stato accolto con un sospiro di sollievo, si stava lavorando da mesi non su un candidato, ma su un progetto alternativo di governo della città.

Brutto tempo sulla capitale industriale, fra la pioggia e la nebbia Milano aspetta di sapere cosa succederà. La notizia dell'aspirante sindaco Dario Fo ormai è entrata in ogni casa. Il centrodestra ha già iniziato come al solito a sbeffeggiare gli avversari, troppo spesso divisi per cercare di cambiare il destino politico della città da dove è partita la corsa all'oro di Silvio Berlusconi.

I programmi della Milano altra al momento sono solo fantasmi incorporei. E invece dovrebbero diventare la pesante ancora cui agganciare il premio Nobel, nell'impresa di conquistare palazzo Marino. Ma domani è un altro giorno e la corsa è ancora lunga.

C'è tutto il tempo per smontare, tassello dopo tassello, il mosaico del berlusconismo realizzato. Qualcuno ci sta già provando, anche se nel deserto della tolleranza zero seminare non è facile.

La vita continua, sabato gli studenti tornano in piazza. Protestano, lottano, si arrabbiano di fronte al futuro confezionato per loro dalla premiata ditta Formigoni & Albertini. Poche ore dopo, la piazza sarà di chi difende la pace in Kurdistan e chiede la liberazione di Ocalan, rinchiuso nella cella della morte ad Imrali. Aria pulita

Domenica mattina Milano sarà ancora quella del “sindaco-sceriffo” Gabriele Albertini, dove polizia e carabinieri in assetto da guerra ripuliscono la città dagli indesiderati: immigrati, povera gente, persone che protestano per il diritto allo studio. E' un destino amaro, che sembra ineluttabile.

Ma forse con un po' di coraggio potrebbe non essere definitivo. Anche perché Milano non ha poi così tanto da perdere.

Frida Nacinovich
Giornalista di Liberazione
Milano, 17 novembre 2000