Elezioni amministrative del 26 maggio 2002

«Abbiamo intercettato il voto operaio»

Intervista a Oliviero Diliberto

Una campagna elettorale durissima, quella di Diliberto, faticosa, senza soste. Dice di aver macinato più chilometri negli ultimi trenta giorni che negli ultimi tre anni. E la stanchezza gli si vede sul viso, anche se, man mano che analizza i dati che gli porta Sergio Laudati, il compagno che ogni volta riesce a far miracoli e ad anticipare prestigiosi sondaggisti, gli occhi gli brillano dalla contentezza.

E' andata bene, segretario?

E' andata bene. E prima di ogni cosa voglio esprimere il mio ringraziamento sincero a tutte le compagne e a tutti i compagni. L'ho visto con i miei occhi, hanno lavorato in situazioni spesso disperate, senza risorse, in pochi. Ma i risultati sono arrivati e per il nostro partito sono risultati molto importanti. A livello nazionale abbiamo raggiunto il 2,5%, cioè lo 0,8% in più rispetto alle elezioni politiche di un anno fa. E' la prima volta che aumentiamo dalle elezioni europee, cioè dalla nascita del partito. E voglio aggiungere che aumentiamo in termini assoluti, cioè come numero di voti. Siamo l'unico partito - ripeto, l'unico - che cresce. E' un dato importantissimo. Vedi, spesso ci fermiamo alle percentuali e invece bisogna abituarsi a guardare sempre il numero dei voti. Il Pdci ne ha 63.000 contro i 62.000 delle politiche di un anno fa. Tutti gli altri partiti sono scesi ed anche di molto. I Ds aumentano in percentuale, ma passano da 420mila a 411mila. Non parliamo di Forza Italia: da un milione di voti scende a 540mila.

Come giudichi il dato generale del centrosinistra?

Con grande soddisfazione. L'analisi che facemmo prima del voto, cioè di una ripresa favorita dalla rinascita dei movimenti, era giusta e va sottolineato. Il centrosinistra va avanti e si riprende, dopo un periodo di coma, perché c'è stato il movimento giovanile, i ragazzi no global, c'è stato il pacifismo, ci sono stati i girotondi, il Palavobis. E soprattutto c'è stata la grande, straordinaria mobilitazione sociale, prima della sola Cgil, poi di Cgil, Cisl e Uil. All'interno del centrosinistra va bene la sinistra. I Ds aumentano del 2%, Rifondazione dello 0,8%, come noi. Al contrario la Margherita registra un arretramento pesante del 4,4%. In termini percentuali rispetto alla forza complessiva dei partiti, il nostro è quello che va avanti di più: guadagnamo quasi il 50% dei voti percentuali e siamo il primo tra i partiti minori.

Si discusse molto in Direzione sulla scelta se andare o no da soli alle elezioni. Tu eri particolarmente convinto della scelta di andare con nostre liste, con il nostro simbolo. E' una scelta che rifaresti? E che è successo dove si è fatto un accordo con altri partiti?

Certo che la rifarei. La scelta di andare alle elezioni da soli, con il nostro simbolo, in tutte le dieci provincie, era giusta ed è stata premiata. Mentre dove abbiamo sperimentato liste "bicicletta" o "triciclo" non abbiamo ottenuto un buon risultato. E' andata male laddove ci siamo alleati con Di Pietro. L'elettorato non vi si è riconosciuto. Banalmente, ma con una buona dose di verità, va detto che l'elettorato di Di Pietro è sostanzialmente conservatore mentre il nostro è, in tutta evidenza, comunista. Ma non è andata bene neanche laddove ci siamo alleati con i Verdi. Perché evidentemente chi è comunista, chi dà fiducia ai comunisti, vuole votare comunista tout court. Si tratta di culture - la nostra, quella di Di Pietro, quella dei Verdi - difficilmente conciliabili. Naturalmente con eccezioni. Con i Verdi va male a Cuneo e meglio in altri posti. La verità che ci consegna questo voto è che noi avanziamo in maniera significativa laddove ci presentiamo con il nostro simbolo.

Si parla di un voto che a nord premia la sinistra e a sud la destra. Anche noi scontiamo questa differenza?

Assolutamente no, la crescita del Pdci è su tutto il territorio nazionale. Al nord andiamo male a Vercelli e in Liguria, ma in tutte le altre provincie, sette su dieci, aumentiamo. A Como, Varese, Treviso, Vicenza, Ancona, Campobasso, Reggio Calabria (dove c'era una situazione difficilissima dopo la scomparsa di Falcomatà). Ma il dato che vorrei sottolineare, quello a mio avviso politicamente più rilevante, è che sfondiamo nelle zone operaie: in provincia di Torino abbiamo il 5,2%, a Grugliasco raggiungiamo l'11,5%, a Rivalta l'8. E' stato premiato il nostro impegno rispetto alla Fiat - che non si fermerà, i lavoratori possono contarci. Nella provincia di Vicenza raggiungiamo il 3,5 perché nella zona operaia, cioè Schio, abbiamo il 9%. Ad Asti arriviamo al 10,2 per cento. Un risultato che ci riempie di grandissima soddisfazione. A Bisceglie, in Puglia, abbiamo confermato al primo turno il sindaco, un nostro compagno, con un risultato di partito straordinario, il 15,3 per cento, e Bisceglie è un grosso comune di 50mila abitanti. A Gela andremo al ballottaggio con ottime probabilità di vincere e in quel caso il sindaco sarà il nostro compagno Rosario Crocetta. Poi abbiamo eletto ancora altri sindaci in comuni minori. Insomma un risultato davvero incoraggiante. Non voglio fare trionfalismi, non è nella mia natura, e tuttavia devo dire che la soddisfazione, dopo una campagna elettorale micidiale, è grande.

Quanto ha contato il nostro impegno nei movimenti, con la Cgil, per la pace?

Credo che abbia contato la coerenza e la passione con cui abbiamo fatto valere le nostre opinioni. La gente è stufa, e giustamente, di politicismi, di incomprensibili alchimie organizzativiste… Dal congresso in avanti abbiamo portato avanti la nostra linea strategica con grande rigore. Modificando in qualche misura - e questo è stato un bene - il modo di attuare la nostra linea. Ci siamo mossi in modo più dinamico, più vivace. Una linea di maggiore autonomia rispetto all'Ulivo - e segnatamente alla leadership dell'Ulivo - che va non solo confermata ma ulteriormente rinvigorita. Ci ha portato maggiore visibilità - sempre relativa, visto che ci escludono dai media, dai dibattiti televisivi, dai talk show, siano essi di sinistra che di destra. E tuttavia noi non ci lasciamo scoraggiare, andiamo avanti. Cominciamo a raccogliere quello che abbiamo seminato in questi anni difficili. Il risultato elettorale fa fare passi in avanti a noi e agli altri partiti della sinistra. E questo è importante perché noi ci sentiamo parte della sinistra, ma senza essere subalterni a nessuno. Dal congresso ad oggi abbiamo puntato sui contenuti, con grande tenacia, cercando di restituire alla politica la sua nobiltà. Voglio ricordare che siamo stati costantemente al fianco del popolo palestinese, siamo andati in delegazione a Gerusalemme, abbiamo incontrato Arafat a Ramallah, abbiamo conosciuto padre Ibrahim Saltas e tantissime compagne e compagni palestinesi, siamo stati alla Knesset, ospiti del partito comunista israeliano. Un'esperienza straordinaria. E qui, in Italia, abbiamo partecipato a tutte le manifestazioni di piazza per la Palestina, anche facendo scelte coraggiose, come nel caso di Roma, quando i Ds abbandonarono la manifestazione e noi invece decidemmo di restare.

C'è una cosa che dici spesso, segretario, ed è quella che bisogna tornare alla "battaglia delle idee", un terreno che la sinistra ha perso; in alcuni, sciagurati casi, ha addirittura operato una sorta di revisionismo. Ed infatti il Pdci sta riaprendo un percorso culturale interessante. Vuoi fare qualche accenno?

Sì, è un terreno che mi sta molto a cuore, lo considero decisivo. Ultimamente il partito ha tenuto un convegno importante sul tema dell'antifascismo in Italia ed in Europa, con interventi di notevole interesse del professor Tranfaglia e di Carlo Lizzani. E, sempre nel recupero della migliore tradizione comunista italiana, penso al convegno gramsciano tenuto a Ghilarza ed alla scelta di far riaprire, a nostre spese, cosa che per un partito che ha poche risorse come il nostro non è poco, la casa-museo di Gramsci. Poi ci sono stati i compagni di Roma che hanno mandato in scena lo spettacolo teatrale di Storti, che era stato assaltato e impedito dai fascisti. Infine la mostra di Ivo Saglioli, due volte premio mondiale della fotografia, con foto straordinarie, sul campo, che raccontano dalla strage di Chatila fino ai fatti di Jenin. Si sta mettendo in moto un percorso culturale interessante che spero saremo in grado di mantenere ed incrementare.

Per la prima volta, hai detto, abbiamo intercettato il voto operaio. A questo proposito, qual è la tua opinione sulla proposta che Cofferati ha avanzato a Cisl e Uil di un nuovo sciopero generale?

Sono rispettosissimo dell'autonomia del sindacato, ma non nascondo la sintonia piena con la battaglia che la Cgil, prima da sola, poi unitariamente, sta conducendo per i diritti dei lavoratori, che per noi comunisti sono fondamentali, sono il presupposto di uno Stato democratico, le basi di una maggiore libertà di tutti e di ciascuno. Cofferati fa bene a proporre lo sciopero generale. La posta in gioco è altissima. Il governo è in difficoltà e la partita si può vincere. I sindacati decideranno in piena autonomia. Io auspico che lo sciopero generale si faccia.

Il 20 giugno sciopereranno i magistrati italiani, malgrado gli appelli di Ciampi, malgrado l'attacco quotidiano, ai limiti dell'insulto, cui vengono sottoposti dalla destra. La tua opinione?

L'Associazione nazionale magistrati ha dimostrato molto coraggio decidendo di andare all'astensione delle udienze il 20 giugno. Lo sciopero dei magistrati, e cioè di uno dei poteri dello Stato, è un passaggio di grande violenza istituzionale. E tuttavia - voglio dirlo con grande chiarezza e con qualche competenza essendo stato ministro della Giustizia - a mali estremi, estremi rimedi. Di fronte al governo dell'illegalità, i magistrati che rappresentano la legalità difendono non se stessi: difendendo la loro indipendenza difendono il principio di uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge. La loro astensione è giusta e sacrosanta.

Queste amministrative cambiano qualcosa per l'Ulivo?

L'Ulivo ha dimostrato ancora una volta che vince se c'è una grande unità, un'unità di tutti. Quindi anche di Di Pietro, che è ormai a tutti gli effetti all'interno dell'alleanza, e incalzando Rifondazione. Ma questa unità deve prevedere la pari dignità di tutte le forze. Nell'Ulivo molte cose non vanno ed occorre registrarle meglio. Non si può più verificare che ci sia un partito, la Margherita, che si presenta con il nome del leader di tutto l'Ulivo sotto il suo simbolo. Il capo di una parte non può essere il capo del tutto.

Quindi i problemi che hai denunciato quando ti sei dimesso dal coordinamento nazionale dell'Ulivo restano ancora aperti?

Sono tutti aperti. Non è che un buon risultato possa di per sé risolverli. Niente affatto.

Tornerai a partecipare alle riunioni dell'Ulivo?

Ci tornerò quando verranno affrontati e risolti i problemi che ho posto. Fino ad ora sono stati sistematicamente elusi.

Manuela Palermi
Roma, 28 maggio 2002
da "Partito dei Comunisti Italiani"